Prosegue l’indottrinamento mediatico col reality dei “trans”

louisa et rosannaI media asserviti all’ideologia Lgbtq, sempre più, sempre peggio, veri e propri strumenti di riprogrammazione delle coscienze nelle mani delle solite lobby. Che non si smentiscono mai. La strategia è chiara ed è sempre la stessa: usare le avanguardie della decadenza morale, per introdurre anche in Europa prassi lontane anni-luce dal comune sentire e dall’immaginario collettivo. Da questo punto di vista, i Paesi Bassi sono stati individuati come il “cavallo di Troia”, con cui tentare l’omologazione dei cervelli all’ammasso.

Per questo l’emittente televisiva olandese Tlc, specializzata in reality, da oltre un anno ha deciso di proporre ogni settimana le vicende di «Luisa e Rosanna», dal titolo dell’incredibile serie omonima. Serie, in cui Luisa, 29 anni, zingara con la passione per il mondo della tv e dello spettacolo, si scopre, in realtà, essere il nome acquisito da Lowieke (o Loïc, più confidenzialmente) dopo diverse operazioni chirurgiche per il cambio di sesso. Contro tale scelta, ovviamente, si erano schierati la sua famiglia e tutta la sua comunità nomade d’origine: al punto da spingerlo a lasciare casa, pur di non ascoltare i continui richiami al buon senso. Oggi egli ostenta una parvenza di esuberante, esplosiva, ma artefatta ed innaturale “femminilità”. Rosanna Jannsen, 31 anni, di Venlo, “gioca” invece a fare l’uomo nell’improbabile coppia: si presenta come “giovanotto” tutto sport, motocross e calcio, pur però mantenendo le proprie specifiche caratteristiche muliebri. Nonostante le iniziali ritrosie, la sua famiglia d’origine ha accettato la convivenza con Luisa, nel consumato filone del più bieco ed ipocrita «l’importante è che ci sia l’amore», slogan trito e ritrito, tipico dell’odierno obnubilamento valoriale, che spinge all’oblio dell’anima a costoro evidentemente poco importa.

E’, dunque, in fin dei conti, la storia di due trans, raccontata – come recita il sito della televisione – in modo «comico» (sinonimo qui di superficialità e banalizzazione parodistica), nella certezza che – si legge – «il letto» possa rappresentare la soluzione giusta per tutti i litigi. Decisi più che mai, dopo 14 anni di convivenza, non solo a “sposarsi”, bensì anche ad aggiungere aberrazione ad aberrazione (e, dal punto di vista delle anime, peccato a peccato), i due “partner” hanno deciso di “regalarsi” un bambino in provetta, naturalmente tramite fecondazione artificiale e con tanto di utero in affitto. Ecco un ottimo motivo, anzi un motivo in più, per spegnare la televisione… (fonte: Osservatorio Gender)

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