POLONIA: nelle ultime elezioni politiche si dissolve il partito post-comunista

Le manovre tentate dal leader del partito progressista polacco Unione Democratica di Sinistra, Grzegorz Bernard Napieralski, per indebolire il partito Diritto e Giustizia di Jarosław Aleksander Kaczyński (cfr. “Corrispondenza romana”, n. 1208 del 24 settembre 2011), proponendo una alleanza con l’altro gruppo proveniente come quest’ultimo dalla galassia di Solidarnosc, Piattaforma Civica, sono sostanzialmente fallite stando ai risultati delle scorse elezioni politiche del 9 ottobre.
Il partito conservatore cattolico del fratello gemello di Lech Aleksander Kaczyński (1949–2010), infatti, ha subito solo una lieve flessione, del 2%, raggiungendo il 30,03% e conquistando 157 seggi nella Camera dei deputati (rispetto al 32,11% ed ai 166 seggi delle elezioni del 2007).

L’Unione di Napieralski, invece, che raccoglie ex e post comunisti, oltre a socialisti di varia tendenza, e che solo nel 2001 governava con una maggioranza schiacciante (il 41% dei voti, il 2% in più di quelli conquistati in quest’ultima tornata elettorale da Piattaforma Civica) è calata di quasi cinque punti percentuali, acquisendo l’8,19% dei consensi (contro il 13,15% del 2007), e soli 26 seggi alla Camera (contro i 53 deputati uscenti).

Insomma, il partito post-comunista polacco è divenuto il più piccolo gruppo politico nazionale, non più in grado di influire sulla vita del Paese e, per poco, non entrava neppure in Parlamento. Che la Polonia non abbia più una sinistra che si richiami alla ideologia assassina del XX secolo è tutto merito della politica di straordinaria sensibilizzazione storica ai crimini dell’ex regime portata avanti durante i sei anni della presidenza di Lech Kaczynski.

Il governo di centro-destra in carica durante la presidenza del compianto politico cattolico, infatti, si è speso per far emergere i nomi delle ex spie, degli informatori (anche nella Chiesa) ed ex persecutori comunisti, facendo saltare fior di carriere negli impieghi pubblici. Nulla di paragonabile all’impatto nullo che in Italia ebbe il dossier Mitrokhin. (G. B.)

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