Perù: ‘no’ compatto, bocciato progetto di legge pro-aborto

Commissione«Adelante, Pedro, con juicio» («Avanti, Pietro, con giudizio»): con queste parole il Cancelliere Ferrer, nel capitolo XII dei Promessi Sposi, si rivolge al suo cocchiere, mentre la carrozza passa attraverso una folla di dimostranti. In genere tale detto, divenuto proverbiale, esorta a procedere, ad andare avanti, ad insistere, sia pure con attenzione e grande prudenza.

Lo stesso invito può esser rivolto oggi al mondo pro-life. Ch’è giusto tenga conto di tutto, ma senza per questo venir mai meno al proprio primo dovere, quello della testimonianza, quello della denuncia a favore della vita e senza compromessi. Perché quando ci si mette la faccia, quando ci si mette in gioco in prima persona e si scende in campo, nell’agone, si vince.

L’ennesima riprova giunge dal Perù, dove la Commissione di Giustizia ha respinto con 4 voti a favore, un astenuto ed un solo contrario un progetto di legge, che avrebbe depenalizzato l’aborto in caso di stupro. Da tener presente come in questo Paese sia Presidente Ollanta Humala, un esponente di Gana Perù, formazione che si ispira al socialismo di Hugo Chávez, Evo Morales e Fidel Castro. Si tratta di un’alleanza politica, che al proprio interno vede anche il Partito Comunista ed il Partito Socialista Rivoluzionario, quindi non ipercattolici tradizionalisti… Ma al secondo posto c’è una lista considerata di Destra, Fuerza 2011, che afferma di ispirarsi al conservatorismo. Pur non avendo conquistato il potere ed avendo 37 seggi sui 130 totali e contro i 47 del presidente Homala, non si è fatta assolutamente scoraggiare, né tanto meno si è dimostrata disposta a subire, tacere o – tanto peggio – a tentar la strada del compromesso. Così prima ha scongiurato il rischio delle “nozze gay” in Perù. Ed ora ha evitato che si ampliasse la facoltà di ricorso all’aborto nel Paese. I parlamentari di Fuerza 2011 Juan Díaz Dios, Octavio Salazar, Julio Rosas ed il centrista Mariano Portugal hanno isolato e vanificato la proposta di Verónika Mendoza, espressione della Sinistra spinta di Gana Perù. Proposta, che non giungerà quindi in Aula. Questo è il segno di cosa si possa ottenere quando si resti fermi, decisi e compatti sui Valori. Una lezione per tutti, soprattutto per l’Occidente.

E’ evidente come in questo caso ci si sia trovati di fronte a deputati decisi a rispondere prima di tutto alla propria coscienza, senza subire le pressioni dei media o il “politicamente corretto” e senza nemmeno dar retta agli strilli ed agli strepitii, provenienti contemporaneamente dall’esterno, da un manipolo di femministe arrabbiate filo-abortiste ritrovatesi nel centralissimo viale Abancay – opportunamente tenute a bada dalla Polizia -, fuori dal Palazzo Legislativo ove si stava assumendo tale importante decisione. Fuori dalla porta son rimaste loro e fuori dalla porta è rimasto anche un progetto di legge, che avrebbe fatto pagare al figlio con la sua morte le conseguenze della violenza patita, aggiungendo tragedia a dramma.

In Perù, pertanto, l’aborto resta un crimine in qualsiasi circostanza, tranne – unica eccezione consentita – quando sia in pericolo la vita della madre. «Adelante, Pedro, con juicio».

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