PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: violenze in Indonesia

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Nel corso della “settimana dell’armonia interreligiosa”, che si è tenuta in Indonesia dal 6 al 12 febbraio, migliaia di musulmani hanno assaltato tre chiese, un orfanotrofio e un centro sanitario gestiti dai cristiani.


L’attacco, avvenuto a Temanggung, Giava Centrale, è stato scatenato dalla condanna a cinque anni di carcere, pena ritenuta troppo mite, di un giovane cristiano accusato di proselitismo e blasfemia. Agenti in tenuta antisommossa hanno tentato di fermare la folla che ha anche dato alle fiamme un’auto della polizia. I gruppi musulmani inferociti chiedevano addirittura la condanna a morte di Antonius Bawengan, un cristiano di 58 anni nativo di Manado (Sulawesi Nord), colpevole di aver distribuito qualche volantino.

In alcune ore è successo di tutto: per prima è stata attaccata la chiesa cattolica di san Pietro e Paolo, il cui parroco, padre Salshana, un missionario della Sacra Famiglia, è stato picchiato mentre cercava di proteggere il tabernacolo e l’Eucaristia. La folla ha poi attaccato una chiesa pentecostale e ha distrutto un orfanotrofio cattolico e un centro sanitario delle Suore della Provvidenza. Per le strade tutti urlavano le stesse parole, rivolte al condannato per blasfemia: «uccidetelo, uccidetelo». Non potendo linciarlo si sono rivolti contro la polizia e gli edifici religiosi. La Costituzione indonesiana garantisce (in teoria) la libertà di fede, ma le violenze contro le minoranze, tra cui quella cristiana, aumentano di anno in anno.

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