PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: violenze contro la minoranza copta in Egitto

Contrariamente a quanto sembrava promettere inizialmente, la “rivoluzione dei gelsomini” che sta cambiando il volto dell’Egitto, tradizionalmente il Paese più importante per misurare lo stato della società civile mediorientale, ha fatto registrare negli ultimi giorni episodi di violenza preoccupanti verso la minoranza cristiana copta, peraltro già vessata da decenni di sopraffazioni. Dapprima è stata presa di mira la chiesa di San Mina e San Giorgio nei pressi di Soul, sulla sponda destra del Nilo, a sud della capitale Il Cairo.


Qui, una folla composta da circa 4.000 musulmani, al grido di “Allahu akbar” (Dio è grande) ha fatto esplodere all’interno della chiesa delle bombole a gas che hanno distrutto completamente croci e cupole del luogo di culto, devastando l’edificio.

Non sono chiare le cause dell’assalto improvviso, forse legato a una relazione sentimentale (non tollerata) fra un cristiano e una musulmana. Vigili del fuoco e truppe dell’esercito, che erano arrivati sul posto per ripristinare l’ordine, sono stati allontanati dalla folla inferocita e così la chiesa è stata data completamente alle fiamme.

Durante l’assalto, la folla ha fatto irruzione anche nelle case vicine dei copti, intimando loro di lasciare il villaggio. Centinaia di famiglie hanno quindi lasciato le loro case, nella paura. Qualche giorno dopo, un migliaio di cristiani che protestavano alla periferia de Il Cairo per chiedere giustizia sui fatti di Soul e la ricostruzione della chiesa incendiata, sono stati brutalmente assaliti da una folla urlante di musulmani salafiti (uno dei gruppi radicali che promuove l’applicazione della sharia, la legge coranica, in tutto il Paese): il bilancio è stato di 14 morti e circa 140 feriti. Secondo alcuni testimoni anche in questo caso l’esercito non sarebbe intervenuto, schierandosi quindi di fatto dalla parte degli aggressori.
   
I due episodi sono accaduti peraltro in concomitanza del referendum per la riforma della Costituzione egiziana, varata nel 1951. Il risultato della consultazione che chiamava l’elettorato a scegliere tra una proposta di riforma “leggera” e una decisa riscrittura del testo (soprattutto nella parte in cui stabilisce che la sharia rappresenta la fonte principale del diritto egiziano) ha visto l’affermazione della prima opzione, approvata dal 77% dei votanti. La sharia resterà quindi a fondamento della legge nazionale e l’Egitto continuerà ad essere uno Stato islamico.

I copti hanno denunciato – inutilmente – diversi casi di brogli, oltre ad evidenti discriminazioni di natura amministrativa: ad Abu Hennes, ad esempio, zona a stragrande maggioranza cristiana, vi erano solo 3 seggi per 20.000 votanti. Entro l’estate si terranno le elezioni per il nuovo parlamento e quelle per il Presidente della Repubblica.

In questa situazione di totale confusione, gli unici partiti pronti alla campagna elettorale sarebbero, secondo molti osservatori, il Partito Democratico Nazionale (l’ex partito di Hosni Mubarak) e i Fratelli Musulmani. Proprio nei giorni scorsi, la comunità copta degli Stati Uniti, allarmata dai fatti d’Egitto, ha inviato una lettera ufficiale al Segretario di Stato Hilary Clinton per richiamare l’attenzione sul «rischio» che corre l’Occidente e sulla seria «minaccia» costituita da un’eventuale ascesa al potere dei Fratelli Musulmani, fautori di un’islamizzazione radicale dell’area.

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