PERSECUZIONI ANTICRISTIANE: la diaspora dei cristiani in Bosnia

La condizione dei cristiani a Sarajevo è sempre più quella di una minoranza, come racconta il cardinale Vinko Puljic, dal 1990 arcivescovo della capitale della Bosnia-Erzegovina, allo storico Roberto Morozzo della Rocca, in un denso libro-intervista pubblicato dalle Paoline e dai prossimi giorni in libreria (Cristiani a Sarajevo, pp. 152, € 13,00): «Prima della guerra i cattolici a Sarajevo erano 60.000, adesso sono 13.000: c’è stata una sorta di pulizia etnico-religiosa. E l’islamizzazione scoraggia i cattolici, che tendono ad andarsene». Una situazione estesa a tutta la Bosnia-Erzegovina, dove si contavano 860.000 cattolici prima della guerra scoppiata nel 92: ora sono scesi a quota 420.000, passando dal 17 al 9% della popolazione. «Migrano in Germania e negli Stati Uniti» riferisce lo storico (“Avvenire”, 13 aprile 2010).

«Storica e simbolica vetrina di multietnicità, multiculturalismo e multiconfessionalismo», così la definisce lo studioso. Oggi Sarajevo non si può definire una «città pluralista marcata dalla più larga tolleranza», visto che quasi il 90% degli abitanti sono musulmani e restano soltanto «piccole comunità di cattolici, ortodossi ed ebrei. Altri sono atei» riferisce l’arcivescovo, che è anche presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina, denunciando: «Ai visitatori stranieri, alla comunità internazionale si dice “siamo aperti alla convivenza”. Ma si vede poi che non c’è spazio per la convivenza, specialmente per quanto riguarda il lavoro, l’amministrazione, l’informazione. È tutto in una sola mano».

Ma chi sono i musulmani in Bosnia-Erzegovina? «Non sono arabi, ma slavi islamizzati», spiega il cardinale. «Con l’ultima guerra si è creata la loro identità in senso nazionale. Ma anche tanti musulmani radicali provenienti dai Paesi arabi portavano denaro, aiuti e insieme costumi e ideologie. È nato così un radicalismo».

In questo scenario le difficoltà pratiche si moltiplicano per i cattolici: a parte il fatto che le domande per aprire una chiesa possono attendere un decennio prima di avere una risposta, e gli episodi di aggressioni al clero e vandalismi nelle chiese, in ambito sociale l’esistenza è resa abitualmente problematica da «lavoro negato; assistenza sanitaria pure, di fatto, negata; risorse economiche pubbliche, assistenza sociale, giustizia e sicurezza solo per la parte islamica della popolazione», osserva ancora Morozzo della Rocca.

Intanto l’arcivescovo di Sarajevo incoraggia i cattolici: «Voglio incoraggiare il mio popolo a non essere inerte: create con la vostra fede! Bisogna influenzare di più la sfera pubblica con la fede. Non solo in Bosnia Erzegovina, anche in Europa».

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