Obama contro la Chiesa: niente contratti a chi non assume gay

ObamaLa persecuzione religiosa, promossa dall’Amministrazione Obama, continua. Ora pare che il Presidente degli Stati Uniti stia preparando una legge, per la quale non verranno sottoscritti contratti federali con tutte quelle agenzie, enti o ditte, che si rifiutino di assumere persone dichiaratamente omosessuali.

Non solo: anche la guerra sulla copertura sanitaria obbligatoria, compresa l’erogazione di servizi contraccettivi ed abortivi, prosegue. La Corte Suprema, per la verità, era già stata chiara: i datori di lavoro non sono obbligati a finanziare servizi e prodotti moralmente discutibili. Una decisione, che aveva messo fine ad una lunga controversia con la Chiesa Cattolica. Ma le cui conseguenze non riguardavano evidentemente solo le due imprese familiari ricorrenti, né l’intero tessuto imprenditoriale americano, bensì gli stessi concetti di libertà religiosa e di coscienza. Una situazione, che gli ambienti laicisti più spinti non potevano tollerare. Così rieccoli sferrare un nuovo attacco.

Quando sembrava che alla questione si fosse posta la parola fine, si è scatenata in realtà una pesante campagna diffamatoria contro la sentenza e contro la Chiesa, accusate di fare discriminazioni. Immediata e ferma la risposta della Conferenza Episcopale statunitense, che ha smentito tale interpretazione. In un intervento congiunto, i Vescovi di San Francisco, mons. Salvatore Cordileone, di Baltimora, mons. William Lori, di Miami, mons. Thomas Wenski e di Buffalo, mons. Richard Malone, hanno respinto le critiche al mittente, definendole un «affronto ai diritti umani fondamentali ed all’importanza del ruolo della religione nella società». Un tentativo, insomma, di chiudere i fedeli nelle sagrestie, imponendo secolarizzazione e relativismo all’intero tessuto civile: questa sì sarebbe un’autentica «forma di discriminazione e di autoritarismo». I prelati hanno ribadito il diritto per la Chiesa di esprimere ed esercitare pubblicamente le proprie convinzioni morali e religiose, dando così il proprio contributo al bene comune: «L’azione delle lobby a sostegno di leggi coercitive, che violano la libertà, o atta a silenziare il dibattito in corso sulla morale sessuale, non aiuterà a promuovere la giustizia sui luoghi di lavoro».

Insomma, la battaglia per i diritti religiosi in Usa continua. E sembra anzi farsi sempre più feroce.

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