NUOVA ETICA: politiche di “genere” in Sardegna

È all’esame del Consiglio regionale della Sardegna una proposta di legge (n. 129) recante «Norme per la promozione delle pari opportunità e delle politiche di genere» che mira ad attuare il diritto alle pari opportunità fra donne e uomini, a riconoscere il principio della “cittadinanza di genere” in tutte le politiche regionali e a valorizzare le differenze di genere (“Notiziario OGL”, 7/2010).


Già altre Regioni hanno approvato leggi regionali finalizzate a valorizzare la “dimensione di genere” quale principio ispiratore di tutte le politiche regionali. Si tratta della legge del Piemonte n. 8 del 2009, della legge della Liguria n. 26 del 2008, recanti «Integrazione delle politiche di pari opportunità di genere» (per una sintesi ved. “Notiziario OGL”, 3/2009, p. 18 e s.), della legge della Puglia n. 7 del 2007, recante «Norme per le politiche di genere e i servizi di conciliazione vita-lavoro in Puglia» e della legge della Toscana 2 aprile 2009, n. 16 (per una sintesi ved. “Notiziario OGL”, 4/2009, p. 17 e s.).

Preliminarmente, sembra opportuno evidenziare l’ambiguità del termine “genere”. Sebbene, infatti, l’espressione “politiche di genere” venga sempre più spesso utilizzata in ambito giuridico per indicare le politiche dirette ad attuare la parità dei sessi e la non discriminazione tra uomini e donne, il termine viene, non di rado, correlato alle situazioni di omosessualità, considerate quasi un “terzo genere” oltre al genere maschile e femminile. In tale contesto la differenza sessuale viene configurata come una mera costruzione culturale legata ai mutamenti storici, geografici, culturali, ambientali, personali e collettivi. Le differenze tra l’uomo e la donna «non corrisponderebbero, dunque – al di là delle ovvie differenze morfologiche – ad una natura “data”, ma sarebbero mere costruzioni culturali, “plasmate” sui ruoli e gli stereotipi che in ogni società si attribuiscono ai sessi (“ruoli socialmente costruiti”)».

La Regione promuoverà e sosterrà azioni positive volte a favorire l’integrazione del principio di “cittadinanza di genere” nelle politiche della Regione e in particolare nelle politiche formative, del lavoro e dell’occupazione, nelle politiche economiche e nella politica sanitaria. Inoltre promuoverà azioni positive per la diffusione della cultura di genere nelle scuole di ogni ordine e grado.

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