Monti come De Gasperi?

(di Danilo Quinto) Mentre a Rimini, durante il Meeting dell’Amicizia di Comunione e Liberazione, veniva esaltata l’azione del Governo – con il Presidente del Consiglio ed il Ministro dello Sviluppo Economico che si sono detti sicuri che si intravvede la fine della crisi (peccato che se ne siano accorti solo loro!) – a Trento si svolgeva il convegno intitolato De Gasperi, l’Italia, l’Europa. La storia che guarda al futuro.

Il Presidente della Provincia, Lorenzo Dellai, insieme a Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio e en passant Ministro della Cooperazione, Raffaele Bonanni, leader della CISL e Andrea Olivero, presidente delle ACLI, hanno spiegato l’attualità del pensiero e dell’azione politica di De Gasperi, con l’obiettivo di fondare un centro della politica, una “cosa bianca”, come viene chiamata, una riedizione dell’ex Democrazia Cristiana: il processo delineato avrà sicuramente una tappa importante nella convention dell’UDC di Casini, prevista a settembre.

Anzi, l’iniziativa sembra proprio cadere a fagiolo in vista di quest’appuntamento, perché la posizione attuale del leader dell’UDC, politicamente un po’ deboluccia – alle elezioni vado da solo, poi vedo come vanno e, se mi va, mi aggrego a Bersani e Vendola – aveva bisogno di un sostegno di un certo rilievo, che copra anche le sue aperture nei confronti delle unioni omosessuali, espresse proprio in vista della futura alleanza. Non c’è dubbio che Riccardi, Bonanni e Olivero rappresentino entità di non poco conto, anche, se non soprattutto, dal punto di vista elettorale.

Qual è, quindi, l’aspirazione di questo disegno? L’intervento introduttivo di Andrea Riccardi è stato chiaro. Partendo da una premessa – «Il Governo Monti ha mostrato il valore della coalizione» – Riccardi ha affermato che occorre articolare i soggetti politici, per uscire dal bipolarismo e creare un nuovo soggetto politico che sia la sintesi del meglio della nostra storia. «L’obiettivo – ha detto il Ministro della Cooperazione – è quello di creare un rapporto vitale tra laici e cattolici, tenendo presente l’Europa come sfondo di ogni nostra azione». Nell’azione del Governo, Riccardi trova «un’eco degasperiana, un linguaggio politico nuovo, concreto, cosale, che mette al primo posto l’interesse nazionale e ci dà speranze per la costruzione di una nuova politica».

Il dado è tratto, quindi. E’ Monti il nuovo De Gasperi. Proprio come De Gasperi, sarà lui a difendere l’Italia dalle intrusioni dell’Europa dei mercanti e dei mercati sulla sovranità nazionale. Attorno a Monti – che ha bisogno di uno strumento politico, che attualmente non ha – è prevedibile che si aggreghi tutto quello che ha rappresentato Todi. Uno, due e tre. A Mosca, nel luglio scorso, il Presidente del Consiglio aveva citato proprio De Gasperi: «Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni», aveva detto.

Le nuove generazioni dovrebbero essergli grate e possono stare tranquille: c’è chi sta pensando a loro e sono in buone mani. Il loro futuro sarà garantito da chi opera ponendo al centro del suo agire la persona umana, intesa nella sua integrità, proprio come dice la dottrina sociale della Chiesa Cattolica. Non si opereranno più scelte in base a un “nuovo ordine mondiale”, alle esigenze del sistema bancario, alla difesa anti-storica di una moneta unica che è stata imposta, al richiamo ad un’“economia reale” che non si capisce cosa sia e cosa voglia dire, al contenimento di costi che vale per i poveri, senza intaccare i grandi patrimoni, allo spending rewiev che taglia i servizi essenziali. Non ci sarà più una politica che se ne lava le mani e che non esiste più. Ci sarà una società più giusta, più umana. Tornerà anche la voglia di fare figli. L’unico problema sarà verificare se, nel frattempo, resteremo vivi. (Danilo Quinto)

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