Matrimoni gay? La Corte Costituzionale dice sì

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Franco GalloCome nel gioco della pinnacola, prendi anche le carte che non ti servono. Così il presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, presenta due riforme completamente slegate fra di loro. Innanzitutto bisogna cambiare la legge elettorale, perché in odore di incostituzionalità. E va bene.
Ma lo stesso odore va eliminato anche per i matrimonio gay. “
La Corte ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione”. Spianata in questo modo la strada verso un’interpretazione giuridica positiva sul matrimonio omosessuale. Come a dire: se il Governo volesse procedere, non troverebbe ostacoli costituzionali. E questo contemporaneamente al voto del Senato francese a favore delle coppie gay.
Già che c’è, Gallo inserisce una stoccata anche sull’attribuzione “paterna” dei cognomi. Sono inconstituzionali anche questi? Forse, perché potrebbero stonare in una coppia non tradizionale, dove è difficile scegliere chi è il padre o la madre. “
L’attuale disciplina che prevede l’attribuzione ai figli del solo cognome paterno è il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia,” afferma Gallo.

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12 aprile 2013
Gallo: “Via il ‘porcellum’, si’ alle coppie gay”

(AGI) – Roma, 12 apr. – La modifica della vigente legge elettorale e il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Il presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, nella relazione letta alla presenza delle piu’ alte cariche dello Stato, rivolge l’ennesima sollecitazione al legislatore cui chiede di intervenire su due temi delicati. La legge elettorale, avverte Gallo, deve essere cambiata perche’ “il sistema attuale del ‘porcellum’ e’ veramente, per certi aspetti, come sul premio di maggioranza, sospetto di incostituzionalita’”. Quanto ai diritti delle coppie gay, il presidente della Consulta spiega che “la Corte ha escluso l’illegittimita’ costituzionale delle norme che limitano l’applicazione dell’istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione”.

E tra i tanti inviti al legislatore rimasti inascoltati c’e’ anche quello che riguarda il cognome paterno: “L’attuale disciplina che prevede l’attribuzione ai figli del solo cognome paterno – spiega Gallo – e’ il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia”. Dunque, serve “introdurre una normativa che abbia una maggiore considerazione del principio costituzionale di uguaglianza tra uomo e donna.
Il presidente della Consulta, poi, respinge al mittente le accuse di “politicizzazione della Corte”, difendendo la “funzione di garanzia” dei giudici costituzionali “che ha la sua fonte di legittimazione non gia’ nel principio di maggioranza o nel consenso dell’opinione pubblica, ma nell’esigenza di salvaguardare i diritti fondamentali e, piu’ in generale, la legalita’ costituzionale dai possibili eccessi del potere politico e degli altri poteri”.


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Secondo Gallo, “quando si decide avendo come esclusivo riferimento i diritti e i principi della Costituzione, si seguono evidentemente logiche diverse da quelle proprie della decisione politica e si prescinde dai motivi di opportunita’ che sono alla base dell’agire politico. E’ fisiologico che i giudici costituzionali possano talora assumere decisioni politicamente inattuali o impopolari”. La discrezionalita’ interpretativa della Corte, ricorda Gallo, “non si risolve mai in una scelta di opportunita’ politica, ma e’ sempre il prodotto di un bilanciamento con altri principi costituzionali”.

Fonte: Agi.it


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