MA DOVE VA (O CON CHI STA) “L’AVVENIRE” ? – di Paolo Deotto

di Paolo Deotto su (http://www.riscossacristiana.it)

avvenire

 

La Storia degli interventi cattolici nella politica italiana non è precisamente delle più onorevoli. Siamo pur sempre il Paese in cui si approvò una legge sull’aborto con la firma di Presidente e ministri democristiani, siamo il Paese in cui i democristiani fremettero di passione per aprire a sinistra il Governo. Siamo il Paese della legge 40 scelta come “male minore”, forse scordandosi che si dovrebbe scegliere per il bene. Del resto, chi non legge la Storia solo sui fumetti, ricorda i rapporti tutt’altro che chiari fra De Gasperi e Togliatti, e ricorda i rapporti tutt’altro che idilliaci fra lo stesso De Gasperi e Pio XII:

Insomma, sembrerebbe che i cattolici si siano sempre preoccupati di molte cose, salvo che di difendere i valori cattolici. Un momento, però: parliamo di “cattolici”.  Non siamo certo noi abilitati a dare patenti di cattolicesimo, però qualche dubbio legittimo viene, leggendo certe cose a dir poco singolari.

Il fatto che attualmente l’Italia sia un vergognoso bordello non è precisamente una grande scoperta. Ma è ciò che fa oggi su  “Avvenire” Marco Tarquinio, che parla di “evidenza del disastro istituzionale incombente e possibile”.  Fin qui, niente da dire. Possiamo anche scrivere che l’acqua è bagnata e che il sole sorge a Est. Non faremo grosse scoperte, ma almeno diremo cose indiscutibili.

Scontro tra istituzioni, Presidente del Consiglio che accusa l’ufficio del PM del Tribunale di Milano.  Ma il nostro Tarquinio ha la soluzione pronta: “Il male minore, a questo punto, è che tutto si consumi presto e senza forzature. È il momento che tutto sia posto, nei modi propri, nelle mani dei supremi garanti della legalità costituzionale.”

Francamente la frase è un tantino sibillina, né possiamo nascondere un leggero attacco di orticaria derivante da questa bolsa retorica della “legalità costituzionale”, frase che non ha il minimo significato, tanto più in un Paese che ha una costituzione vecchia e muffita. Ma proprio perché è indiscutibile che il momento è assai grave, che in un Paese un po’ più vivacetto dell’Italia saremmo già alla guerra civile, proprio per queste ragioni ci aspetteremmo che un giornalista che si presume cattolico, scrivendo su un giornale che si presume cattolico, sapesse andare un po’ più in là delle quattro formulette conformiste.

Cercando di interpretare le altre sibilline frasi, possiamo pensare che la richiesta di una “consumazione” veloce e senza forzature”, voglia dire che si processi alla svelta Berlusconi, “senza forzature”, cioè senza condanne a priori già emesse con il giochetto della diffamazione preventiva.

Ma dove Marco Tarquinio fa un pessimo servizio, se non altro, al buon senso, è laddove dice che “È il momento che tutto sia posto, nei modi propri, nelle mani dei supremi garanti della legalità costituzionale.”

La frase è molto bella, ma ha la chiarezza di una notte di luna nuova. Chi sarebbero questi “supremi garanti”? I magistrati? A parte che non lo sono istituzionalmente, perché Tarquinio vuol far finta di credere che i nostri magistrati siano seri, imparziali, affidabili?

Perché non ci si riesce a togliere di dosso questa retorica servile?

Ma se invece i “supremi garanti” sono poi uno solo, cioè il “supremo garante”, cioè il Giorgio Napolitano, cosa vuol dire? Fare un governuccio “del presidente” (Scalfaro docet)?

Perché  non scrollarsi di dosso un’atra bolsa ipocrisia, cioè che Napolitano possa garantire alcunché? Da quando un vecchio comunista può lavorare per la libertà e la democrazia? Ci ricordiamo o no del Napolitano che condanna a morte Eluana Englaro?

E allora Marco Tarquinio, nella sua ansia di essere conformista fino in fondo, tanto da aggrapparsi a frase insulse come la “legalità costituzionale” e del tutto dimentico del fatto che il popolo sovrano ha eletto questo Governo, perde un’ottima occasione di stare zitto.

Già, perché Avvenire è un quotidiano cattolico. Deve per questo sostenere Berlusconi? Non fia mai tal vergogna! Però dovrebbe almeno porsi il problema, mentre con entusiasmo si allinea con la minoranza urlacchiante, di ciò che accadrebbe con un bel governo o di sinistra (rabberciata chissà come) o di “grandi intese”, o di una di quelle mille formule che si inventano quando si vuol scippare gli elettori della loro sovranità.

Metta in conto “Avvenire” il fatto che questo governo ha finora frenato tutta quella serie di normative chiaramente anticristiane, sostenute da una sinistra che scimmiotta lo sfascio morale dell’Europa massonica. Dico che “scimmiotta” e non che è complice, perché francamente pensare che un Bersani, o una Bindi, o un D’Alema possano assurgere al ruolo di complici è far loro troppo onore. Ma comunque i danni li fanno anche scimmiottando.

Ad Avvenire è del tutto indifferente che l’attacco alla famiglia, al diritto naturale, verrebbe subito scatenato da una sinistra frustrata da anni di batoste elettorali? All’Avvenire è indifferente il rischio di una bella normativa che crei il “matrimonio” tra invertiti, che dia magari agli stessi la possibilità di adottare? Ad Avvenire è indifferente una legittimazione dell’eutanasia, un totale disordine nella bioetica?

In altri termini, gli amici di Avvenire si sono resi conto che si vuol eliminare Berlusconi, tra le altre cose, anche per poter finalmente portare l’Italia negli abissi schifosi in cui sono già scesi tanti altri Paesi europei? E questo, si badi bene, indipendentemente dal fatto che Berlusconi sia, o meno, un inveterato “viveur”.

Se tutte queste cosine sono indifferenti per gli amici di Avvenire, allora anche loro proclamino il feticcio della legalità costituzionale, e facciano finta di credere che questa magistratura è affidabile e che pure il Napolitano è affidabile.

Prenderemo atto che Avvenire è un giornale come tanti altri, che si sciacqua la bocca con le parole che dicono tutti,  che partecipa al linciaggio di Berlusconi, ben sapendo che se Berlusconi resterà in sella, quelli che gli hanno sparato contro non subiranno conseguenze, mentre se Berlusconi cadrà, potranno vantare una verginità politica coi nuovi padroni.

Auguri

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