Lo strappo di Friburgo ed il silenzio di Roma

(di Mauro Faverzani) Nella prima parte della sua opera Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira al cap. VI, analizzando la strategia rivoluzionaria, evidenzia come «i movimenti più veloci» non siano inutili: «L’esplosione di questi estremismi – scrive – alza una bandiera, crea un punto di attrazione fisso che affascina per il suo stesso radicalismo i moderati, e verso cui questi cominciano lentamente ad incamminarsi». Così, «il fallimento degli estremisti è soltanto apparente».

V’è il rischio che quanto descritto ben si attagli a quel che è capitato nelle scorse ore nell’Arcidiocesi di Friburgo con la diffusione di un documento dell’Ufficio per la Pastorale Familiare per la riammissione ai Sacramenti dei cattolici divorziati e risposati, nonché per un loro coinvolgimento negli organismi ecclesiali, documento rilanciato prima dal giornale tedesco “Der Spiegel”, poi ovviamente dai media di tutto il mondo, che lo hanno presentato come uno “strappo” o una “rivoluzione”.

In tale documento si suggeriscono percorsi di «accompagnamento spirituale» per divorziati e risposati, senza escludere una forma di “riconciliazione” con la Chiesa, la possibilità di tornare a ricevere la S.Comunione e addirittura l’eventualità di celebrare un “piccolo rito in chiesa”, che in qualche modo legittimi e “benedica” le seconde nozze. Una «porta aperta a chi abbia alle spalle un matrimonio fallito, ricominciato un’altra vita sentimentale» e voglia «restar parte della comunità dei fedeli», come dichiarato alla stampa dal decano della Cattedrale di Friburgo, Andreas Möhrle.

Dimenticando come il Catechismo della Chiesa Cattolica dica un’altra cosa, definendo il divorzio «una grave offesa alla legge naturale» e precisando come «il coniuge risposato» si trovi «in una condizione di adulterio pubblico e permanente» (n. 2384). Padre Federico Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana, ha specificato non trattarsi di una «fuga in avanti», né di «espressione dell’autorità diocesana». Tuttavia, è pur vero che la notizia non ha finora provocato alcuna presa di distanza seria e decisa da parte di chi di dovere. Né formalmente da parte del Vescovo, Mons. Robert Zöllisch, che è dimissionario per raggiunti limiti di età, ma che è anche Presidente uscente della Conferenza Episcopale Tedesca, pure non pronunciatasi, benché della questione si sia occupata nell’ultima assemblea plenaria.

Né dal Vaticano. Né tanto meno da Pietro: non si è sentita al momento in modo chiaro la voce del Magistero. Col rischio che, nell’immaginario collettivo, finisca per prevalere il pericoloso principio del “silenzio/assenso” con un possibile effetto-domino dalle imprevedibili conseguenze. Roma locuta, causa finita. Ma se Roma non parla, tutto pare ammesso. Anzi, di questo tema e con queste premesse dovrebbe occuparsi in una prossima seduta, forse ai primi di dicembre, il Consiglio dei Cardinali, l’organismo voluto dal Pontefice, per aiutarlo nel governo e nella riforma della Chiesa. E poi ancora la prossima assemblea generale del Sinodo, su esplicita richiesta di Papa Francesco.

Ciò ch’è stato definito da Padre Lombardi un modo per incoraggiare la «partecipazione responsabile dell’episcopato delle diverse parti del mondo» per «orientamenti pastorali comuni». Che decisioni, su punti così importanti e delicati quale la pastorale familiare, vengano affidate ad un Sinodo, a riunioni di Vescovi o a Collegi, benché – come visto ‒ tutto in merito sia già scritto ed in modo molto chiaro, è un fatto nuovo, cui guardare con un certo timore, poiché rafforza l’idea che ormai prevalga l’ottica “parlamentaristica” su quella gerarchica, più propria della Chiesa Cattolica nella Tradizione.

Ed il fatto poi che, come specifica tutt’altro che a caso Padre Lombardi, questo sia «il modo in cui il Papa intende portare avanti la riflessione ed il cammino della comunità della Chiesa» rappresenta più che altro un monito, un avvertimento verso eventuali voci dissenzienti o dubbiose. Anche perché la “bandiera” alzata dall’Ufficio per la Pastorale Familiare non è frutto dell’intemperanza di un singolo balzano, ma s’innesta in una precisa temperie ecclesiale. Già l’anno scorso 120 sacerdoti della stessa Arcidiocesi firmarono un documento, in cui espressero dissenso circa la disciplina vigente in tema di Comunione ai divorziati risposati. Lo stesso episcopato tedesco in passato ne richiese la riammissione ai Sacramenti, ma tutto fu bloccato dal severo diniego opposto da Benedetto XVI. Ora questo nuovo tentativo. Scrisse ancora il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel cap. VI della prima parte di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione: «I Cattolici che professano la Dottrina della Chiesa, ma sono dominati dallo spirito rivoluzionario» sono «mille volte più pericolosi dei nemici dichiarati» in quanto «combattono la Città Santa dentro le Sue stesse mura». Che sia anche questo il caso? (Mauro Faverzani)

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