L’invasione islamica dell’Europa prosegue: ecco il “Qatar-Francia”

QatarLa strategia è sempre più evidente, le trame si districano ed il disegno diventa chiaro: l’invasione islamica non poggia solo sulle armi del terrorismo, sul sangue versato dai martiri cristiani, sui territori strappati con crudele violenza agli Stati nazionali. Esiste un’altra offensiva, ben più silente e sottile, ch’è economica, politica e culturale ad un tempo: più “soft”, benché non meno temibile, è la forma più adatta per esser accettata, anzi quasi ricercata da un’Europa dimentica dei propri Valori, delle proprie radici e totalmente secolarizzata.

Così, se Oriana Fallaci – in buona compagnia… – parlava di “Eurabia”, oggi è possibile declinare ancor meglio il termine e parlare di “Francafrica” o, meglio ancora, di quell’ibrido informe denominato “Qatar-Francia”. Ormai l’allarme giunge da più parti: già nel 2012 un nome insospettabile come quello di Jean-Luc Mélenchon, socialista, nonché fondatore del Partito della Sinistra di orientamento neo-giacobino ed ecologista, denunciò apertamente la «colonizzazione economica», attuata dal Qatar col suo fondo d’investimento soprattutto nei territori diseredati delle periferie francesi.

Ora un libro di imminente uscita esprime in modo esplicito giudizi ancora più pesanti e svela trame ancora più inquietanti: si tratta di “Una Francia influenzata – Quando il Qatar fa del nostro Paese il proprio terreno di gioco”, scritto da Vanessa Ratignier assieme a Pierre Péan sulla scorta dei documentari realizzati sullo stessa tema per France 5. Secondo gli autori, la Francia sarebbe sostanzialmente divenuta una vera e propria riserva di caccia per l’emirato, la cui famiglia reggente al-Thani piazzerebbe e muoverebbe le proprie pedine politiche, diplomatiche, economiche, immobiliari ed industriali: «Il Qatar – si legge – può essere orgoglioso d’esser ormai presente nel nostro Paese nei settori industriale, mediatico, sportivo, immobiliare ed alberghiero di lusso,… Si è auto-invitato in tutti i salotti possibili del mercato, acquisendo posizioni di assoluta influenza ovunque».

Durissimo anche il parere espresso dall’editore nella presentazione: «Le nostre élites, brandendo l’arte della lingua biforcuta – scrive – amalgamano da anni l’interesse generale con i giochi personali, tanto da indurre talvolta a chiedersi fin dove giunga tale commistione. Una situazione, che segna l’avvento d’un Qatar-Francia, dimentico dei nostri valori ed erede delle tare del piccolo emirato». Una situazione divenuta ancora più pesante durante il quinquennato Sarkozy, che avrebbe «fatto di tutto per soddisfare le aspettative» del Paese mediorientale. Qualche esempio: «Il Qatar desidera sfuggire alle tasse? Il Presidente polverizza la convenzione fiscale firmata tra i due Paesi e lo esenta dalla tassazione sulle plusvalenze immobiliari, privando così del relativo gettito fiscale un budget nazionale più che mai in pessime condizioni». L’ex-Capo dello Stato avrebbe contribuito a rendere l’emirato una potenza incontrastabile del Medio Oriente, mentre i dirigenti del Qatar avrebbero dettato la politica estera francese nella regione. Inoltre, circolano, insistenti, strani e scomodi sospetti, fastidiose voci di corruzione, che giungono in alto, molto in alto, sino all’Eliseo.

Fantapolitica? Di certo v’è l’incredibile influenza esercitata dal Qatar sulla Francia non solo negli ambiti prettamente economici e politici, bensì ormai anche in quelli sociale e culturale: «Solo nel 2010, ben 66 personalità francesi sono state decorate dall’emirato», specifica il libro. E così inviti, premi, ricevimenti chic e feste ai migliori tavoli di Parigi,… «il Qatar non è avaro». Il sospetto è che tanta generosità non sia proprio gratis, né a costo zero. Secondo indiscrezioni raccolte a Beirut nell’aprile 2013 da Pierre Péan e riportate dal settimanale Marianne, il Paese mediorientale si sarebbe addirittura fatto carico del gossip, pagando il divorzio di Sarkozy da Cecilia nell’ottobre del 2007.

Ciò che conta qui non è però capire quali interessi personali possano aver mosso l’inquilino dell’Eliseo. Ciò che è grave è che la politica estera, l’amministrazione interna, il sistema economico e la vita culturale di Francia – ovvero i gangli vitali del Paese – si trovino nelle mani di una potenza straniera, islamica nel caso specifico.

Perché proprio la Francia? Lo ha spiegato lo scorso anno in un’intervista pubblicata dallo storico quotidiano della sinistra d’Oltralpe, Libération, e recentemente ripresa dall’agenzia AtlasInfo,Haoues Seniguer, ricercatore presso il gruppo di studio sul Mediterraneo e sul Medio Oriente, nonché docente presso l’istituto di studi politici di Lione. Secondo lui, con la politica dei piccoli, ma inesorabili passi, il Qatar starebbe attuando un vero e proprio piano di “conquista”, iniziato in Francia, essendo questo il Paese europeo «col maggior numero di musulmani».

L’emirato ha puntato tutto sulla temibile ideologia dei Fratelli Musulmani, espressione di una forte appartenenza identitaria: impone il velo alle donne, la barba agli uomini, assiduità nel culto ed una corresponsabilizzazione economica a sostegno di una crescente visibilità dell’islam nello spazio pubblico. Caratterizzati da un acceso proselitismo, benché in forma “patinata” – ovvero soft e non ostentato -, i Fratelli Musulmani militano in favore dell’integrazione islamica in tutti i ceti sociali della repubblica, strappando così ruoli di crescente importanza in un Occidente, ritenuto secolarizzato e moralmente corrotto. Secondo Seniguer, «il Qatar crede di poter divenire il nuovo epicentro della rinascita musulmana mondiale, al posto dell’Arabia Saudita». L’obiettivo è quello d’accrescere il suo prestigio al di fuori delle sole sfere diplomatiche ed economiche tradizionali, ove è già più o meno ben posizionato, esercitando una sorta di «magistero morale sulle comunità musulmane mondiali». Magistero, che in concreto si traduce nella concessione ai propri seguaci di «beni di salvezza» per l’anima sulla Terra e nell’aldilà, nonché in un sostegno materiale ai musulmani in Francia.

Ciò che più preoccupa sono i legami con l’UOIF-Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia: legami strettissimi, prima di tutto sul piano ideologico e poi anche sul piano economico. La direzione dell’UOIF è affidata a membri franco-tunisini molti vicini al movimento islamico Ennadha, pienamente sostenuto dal Qatar, anche finanziariamente: «E’ provato che membri dell’UOIF si recano nel Golfo, per raccogliere fondi – ha spiegato Seniguer – Il denaro transita sotto forma o di liquidità o di investimenti in opere o progetti, strettamente corrispondenti alla visione islamica dell’emirato. I soldi vengono da mecenati del Qatar, orbitanti attorno alla cerchia dirigente di un regime di tipo neopatrimoniale ed oligarchico».

L’UOIF organizza un Raduno annuale degli islamici di Francia. Due anni fa invitò come relatori sei stranieri, cui tuttavia le forze dell’ordine vietarono il soggiorno, in quanto convinti assertori della morte agli infedeli (nello specifico, ai Cristiani), delle pene corporali (o hudud) previste dalla sharia, nonché della conquista dell’Europa e della supremazia islamica. Ma anche lo scorso aprile, alla 31ma edizione della kermesse svoltasi a Bourget, comparvero tra i libri proposti sulle bancarelle testi giuridici musulmani inneggianti allo «sterminio dei politeisti» e all’uso spinto delle armi militari «per essere in grado di assicurare la supremazia di Allah sulla Terra». Volumi, in cui si definisce giusto discriminare legalmente i Cristiani od uccidere quanti abbandonino l’islam e si convertano ad altre fedi. Scritti, in cui si ritiene un dovere estendere l’islam nel mondo intero e violentare le donne, anche sposate, rendendole schiave, se “bottino di guerra”.

I legami tra i Fratelli Musulmani, l’UOIF ed il Qatar non possono che lasciare inquieti, stante la grande influenza ormai esercitata dall’emirato in ogni settore della vita civile, economica e politica francese. Ma soprattutto preoccupa la riconfermata, ottusa cecità di chi, Oltralpe e più in generale in Occidente, non si accorge che, lasciando fare, sta aiutando a scavare la fossa della civiltà da cui proveniamo, in cui ci troviamo ed in cui vorremmo anche continuare a vivere…

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