L’aborto e il treno della solidarietà che non passa

(di Alfredo De Matteo) Mai come nell’attuale periodo storico la solidarietà verso le fasce di popolazione più colpite dalla povertà e dalla fame rappresenta un valore irrinunciabile per la società civile. In questo ultimi decenni sono sorte numerose associazioni che lavorano a pieno ritmo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle precarie condizioni di vita in cui versano in tutto il mondo milioni di persone, nonché allo scopo di raccogliere fondi per gli altrettanto numerosi progetti tesi a migliorarle: spot televisivi e radiofonici, manifesti pubblicitari, gare di solidarietà. I grandi colossi finanziari non si lasciano sfuggire l’occasione di affiancare il loro marchio ad una delle tante iniziative benefiche così come i personaggi pubblici si prestano a farle da testimonial.

Ultimamente, la nota associazione benefica Save the Children ha lanciato la campagna “Every one” per fermare le morti assurde dei bambini nel mondo e “raggiungere con interventi di salute e nutrizione milioni di bambini e donne nei paesi poveri”. Un palloncino rosso recante la scritta “Save me” rappresenta il simbolo scelto per l’iniziativa di solidarietà. Impressionante la contabilità dei morti a causa della malnutrizione attraverso cui Save the Children mira a scuotere le coscienze: nel corso dei novanta minuti di una partita di calcio muoiono nel mondo 1.080 bambini; 720 durante il tragitto in macchina di un’ora per andare al lavoro; 2.160 in tre ore trascorse al computer; 240 in venti muniti di attesa per prendere un autobus; un bimbo ogni cinque secondi.

Nulla da eccepire circa l’opportunità di una tale campagna di sensibilizzazione che quantomeno produce l’effetto di ricordare all’uomo moderno il limite di una visione utilitarista dell’esistenza. Fin qui, dunque, tutto bene.

Suscita però molte perplessità e giustificati moti di sdegno l’esclusione selettiva dalla carità posta in essere dalle istituzioni e dalle associazioni benefiche più in vista di parti della popolazione non meno numerose e bisognose di tutela e protezione: ci riferiamo, soprattutto, ai bambini non nati che periscono giornalmente ed in enormi quantità non già per cause naturali più o meno risolvibili o per l’indifferenza (o presunta tale) di coloro i quali vivono nell’opulenza e nel benessere, bensì per la volontà omicida di governi ed istituzioni, di sedicenti filantropi  cultori della solidarietà a senso unico.

Chi ha a cuore le sorti di questi nostri fratelli torturati, fatti a pezzi e gettati nei rifiuti perché “difettosi” o semplicemente non voluti non può non assistere con disappunto alle provocazioni di una civiltà lucidamente impazzita che con una mano incita la popolazione a non stare a guardare, a “scansionare” la propria coscienza civile, mentre con l’altra si scaglia senza pietà proprio contro il più debole ed indifeso.

Tutto ciò ha un senso? Evidentemente, tale cortocircuito logico è il risultato della deriva morale ed intellettuale in cui è sprofondata l’umanità dimentica di Dio e delle Sue leggi, dunque incapace di discernere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso. Il naturale anelito interiore dell’uomo verso la Giustizia, il Bene e la Verità lo spinge a superare il proprio egoismo ma in assenza di Dio e di autentici riferimenti etici e morali l’uomo si perde e procede verso il nulla, il paradosso, il non-senso, proprio laddove l’establishment politico e culturale desidera che egli approdi.

Ma esiste un popolo che non si è arreso e vuole alzare la voce in difesa dei bambini non nati e delle loro madri: il popolo della vita, quello vero.   

La Marcia Nazionale per la Vita, ormai un appuntamento fisso per la capitale, rappresenta una imperdibile occasione per manifestare pubblicamente la propria contrarietà a leggi omicide che attentano alla vita innocente e per denunciare il genocidio che giornalmente si consuma sotto i nostri occhi nel silenzio e nell’indifferenza generale. Solo in Italia, grazie alla legge 194/1978, ogni anno 115.00 bambini periscono assassinati tra atroci tormenti negli ospedali italiani: 315 ogni giorno, 13 ogni ora. Nel mondo, 38 bambini in trenta secondi, il tempo trascorso a leggere quest’articolo … (Alfredo De Matteo)

Donazione Corrispondenza romana