La bambina più vecchia del mondo, è una nuova offesa a Dio e alla sua legge

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 (Tommaso Scandroglio) È la bambina più vecchia del mondo. Ha 27 anni e non è una giovane donna, bensì una bambina, anzi una neonata. Non è un ozioso indovinello, bensì una realtà. Stiamo parlando di Molly, nata nell’ottobre del 2020, ma concepita nel 1992 e poi rimasta in un congelatore per quasi 30 anni. Un record.

Al National Embryo Donation Center, una organizzazione senza scopo di lucro che scongela gli embrioni abbandonati e li dona a coppie che poi decidono di “adottarli”, si rivolgono Tina e Ben Gibson, coppia residente nel Tennessee (USA), i quali non riuscivano ad avere figli. Molly viene così scongelata e impiantata nell’utero di Tina. Ma la vicenda, tra il bizzarro e l’horror, non finisce qui. Infatti la coppia statunitense già nel 2017 aveva fatto scongelare un embrione vecchio di 25 anni. E non un embrione qualsiasi, bensì la sorella gemella di Molly di nome Emma. Infatti una coppia anonima nel 1992 aveva lasciato nel congelatore ben quattro embrioni, di cui due sono venuti alla luce e gli altri, così pare, rimangono ancora in azoto liquido. I cortocircuiti in questa storia non si contano. Ad esempio Tina ha 29 anni: una madre adottiva più vecchia della figlia di un solo anno e mezzo. Quando nel 2017 nacque Emma, Tina dichiarò alla Cnn: «Vi rendete conto che io e questo embrione avremmo potuto essere le migliori amiche?». Infatti quando Emma fu concepita, al pari di Molly, la signora Tina aveva solo un anno e mezzo. Ma i paradossi non finiscono qui. Molly è coetanea della sorella Emma, ma fisiologicamente sarà più giovane di 3 anni. Due gemelle di età (fisiologica) differente. Molly guardando la sorella potrà vedere come sarà lei stessa tra tre anni. Il senso di vertigine che potrebbe prendere il lettore è sintomo di essere portatore sano di buon senso. Curioso poi il nome scelto: Molly che per assonanza ricorda Dolly, la prima pecora clonata. Un’analogia fonetica di cui, certamente, non si sono accorti i coniugi Gibson, ma che rimane comunque suggestiva e simbolica: la manipolazione procreativa sugli animali da tempo si è trasferita sull’uomo. La persona non si genera più, ma può essere anche prodotta. Se è un prodotto questo può rimanere stoccato per anni nei magazzini. Inoltre la coppia di gemelle che hanno i medesimi genitori biologici e la medesima gestante – ulteriore schizofrenia delle pratiche in provetta – verranno cresciute insieme. Ciò potrebbe essere un bene, ma questo particolare non dissipa una certa fastidiosa sensazione: Emma e Molly sembrano una coppia di comò che non possono venire venduti scompagnati.

La reificazione del nascituro voluta per soddisfare i desideri delle coppie viola le leggi di natura e non solo quelle che riguardano la procreazione, ma anche quelle che riguardano la genitorialità e i rapporti tra fratelli, addirittura infrangono alcune leggi che presiedono alle tempistiche che regolano la fertilità e alla distanza temporale tra l’età dei parenti. Infatti, relativamente al primo caso, tra il concepimento e la nascita non intercorrono più nove mesi circa, ma possono passare anche anni, decenni. Sul secondo aspetto, ci troviamo di fronte a “figli” quasi coetanei dei loro “genitori” (e, in futuro, più vecchi di costoro) e gemelli con “età” differente. I limiti temporali vengono travalicati, anzi stravolti. L’armonia che lega rapporto d’amore tra i coniugi, concepimento, gestazione, filiazione, genitorialità e rapporto tra fratelli viene frantumata, dissolta, frammentata in tutte le componenti di cui è composta e che dovrebbero essere tra loro unite. La vicenda della povera Molly è quindi amaramente paradigmatica del fenomeno della disintegrazione delle leggi di natura volute da Dio.


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