Italiani furbastri e Germania lungimirante?

(di Alessandra Nucci su Riscossa Cristiana del 06-07-2012) I luoghi comuni che rimbalzano sui computer degli investitori internazionali dipingono l’Italia, come gli altri paesi riassunti nell’acronimo offensivo “PIIGS”, come un paese inaffidabile che ha vissuto al di là dei propri mezzi. Al confronto la Germania viene dipinta come l’unica saggia e affidabile risparmiatrice, giustificata nel rifiutarsi di garantire in solido i debiti degli altri.

Prima che questa narrazione finisca per far diventare vero un disastro economico nient’affatto scontato, allo stesso modo con cui il panico che scatena la corsa a ritirare i risparmi dalle banche fa inverare un dissesto altrimenti evitabile, ho raccolto le notizie degli ultimi mesi che non ce la fanno a stare sulle prime pagine dei giornali.

Non è un elenco esaustivo, ci sarebbe ancora altro da dire, ovviamente in un senso e nell’altro. Ma siccome non manca certo chi dice male dell’Italia mentre esalta la Germania, qui mi limiterò a elencare – alla rinfusa – solo i dati che alla Germania conviene vengano occultati. Perché? Per continuare ad attirare a sé, gratis, o quasi, il risparmio da tutto il mondo.

Utile soprattutto a ricostruire la ….sobria… ex-DDR, la Germania Est, patria di Angela Merkel, che prima della caduta del muro di Berlino era un’alta funzionaria del regime comunista di Honecker.

1) La Germania da 16 anni non include nel proprio debito pubblico le passività del Kreditanstalt fur Wiederaufbau (KfW), in tutto assimilabile alla nostra Cassa depositi e prestiti. Si tratta di 428 miliardi di euro, utilizzati per mutui a enti locali e piccole e medie imprese, interamente garantiti dalla Repubblica federale. Le obbligazioni della KfW sono uguali ai bund, ma a differenza dei bund magicamente non entrano nel conto del debito, in barba al Trattato di Maastricht. Se conteggiati, il debito pubblico tedesco salirebbe dall’80,7% del PIL al 97,4% già adesso.

2) Lo spread ci costringe in ogni momento a considerare parametro positivo i tassi dei bund tedeschi. Ma a quanto pare questi sono bassi grazie a un artificio. Il Trattato di Maastricht vieta alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto di titoli del debito pubblico sul mercato primario. E’ una delle cose che sta strozzando la Grecia. Ma la Germania cosa fa? Si concentra sulla parola “primario” e al momento di un’emissione mette solo una parte dei suoi titoli sul mercato primario. Facendo così un’offerta bassa, non è costretta a inseguire i compratori alzando i tassi di interesse. La parte di titoli che non è comprata semplicemente li mette da parte. Poi la Finanzagentur lo colloca discretamente sul mercato secondario, e qui la Bundesbank lo può acquistare senza tradire Maastricht.

3) Malignità degli invidiosi? Allora leggiamo un giornale tedesco: Handelsblatt. Il 23 settembre scorso, diceva che la Germania sta nascondendo 5 mila miliardi di debiti. Il debito ufficiale della Germania per il 2011 era di 2.000 miliardi, ma secondo Handelsblatt nel calcolo non è inclusa la maggior parte delle spese previste per le pensioni, la sanità e l’aiuto alle persone non autosufficienti. Considerando tutto, il debito tedesco raggiungerebbe i 7.000 miliardi di euro. La Germania sarebbe dunque indebitata per il 185 per cento del suo prodotto interno lordo, e non per l’85 per cento come dichiarato ufficialmente. Per fare un confronto, il debito greco dovrebbe raggiungere quest’anno il 186 per cento del pil, mentre quello italiano arriverà al 120 per cento.

La soglia critica oltre la quale il debito ostacola la crescita è il 90 per cento del pil. Dal 2005, ovvero da quando è alla guida della Germania, Angela Merkel “ha creato più debito di tutti i cancellieri degli ultimi quarant’anni messi insieme”, sottolinea il capo economista del quotidiano. “Questi 7.000 miliardi di euro rappresentano un assegno a vuoto firmato dai tedeschi, che verrà pagato dai nostri figli e nipoti”.

4) Recentemente a sfatare i luoghi comuni indispensabili per mantenere intatta la credibilità di Berlino ci ha pensato Bloomberg, che ha spiegato il meccanismo con cui le banche tedesche hanno avuto un beneficio immediato dal salvataggio della Grecia.

http://www.bloomberg.com/news/2012-05-23/merkel-should-know-her-country-has-been-bailed-out-too.html

Infatti alla fine dei conti, del totale di €340 miliardi di prestiti ufficiali inviati alla Grecia, solo all’incirca 15 miliardi sono arrivati direttamente dalla Germania. Il resto viene dalla Bce, dall’Ue e dal FMI, cioè da tutti noi.

http://www.corrispondenzaromana.it/berlino-e-debitrice-con-i-paesi-ue/

Anzi, secondo l’Ufficio Studi di Federcasse-Bcc “La Grecia è stata salvata (in proporzione) molto più dall’Italia, che aveva un’esposizione verso la Grecia più bassa, che dalla Germania e dalla Francia”

http://michelearnese.it/2012/es/

5) La Germania ha fatto ingentissimi prestiti alla Grecia: sapete perché? In parte sarà stato per generoso spirito fraterno, non lo si mette in dubbio, ma in altra parte li ha fatti sicuramente anche per poter piazzare la sua produzione di attrezzature militari in eccesso. Il Paese ellenico, che acquista materiale bellico perché ha in essere un perenne contenzioso con la Turchia, non aveva abbastanza soldi per questi acquisti, per cui la Germania glieli ha prestati. Poi però quando la Grecia è entrata in crisi e ha chiesto credito, cos’ha fatto la Germania? Ha detto ok ma solo a patto che confermi l’acquisto di due sottomarini tedeschi. La spesa? Oltre un miliardo di euro. La Francia ha fatto uguale: una parte degli “aiuti” la Grecia li deve spendere per sei grosse fregate e 15 elicotteri francesi. L’unica a non chiedere nulla in cambio è stata l’Italia, che pure aveva un contratto per l’acquisto di una serie di aerei.

http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703636404575352991108208712.html

6) Le banche tedesche sono molto più indebitate di quelle italiane, le quali, salvo in piccola parte l’Unicredit, si sono tenute alla larga dagli investimenti azzardati. Questo dovrebbe essere il nostro punto di forza. Invece macché. Grazie all’autorità bancaria di Basilea, la European Banking Authority (presieduta peraltro da un italiano, Andrea Enria), le banche italiane vengono strangolate e con esse ogni possibilità di uscire dalla crisi, mentre quelle tedesche e francesi vengono salvate. Come? Imponendo a tutte le banche di iscrivere a bilancio le obbligazioni non al valore a cui verranno rimborsate, cioè al valore nominale, che è quello reale, ma al valore di mercato.

Il quale valore, com’è noto, era stato affossato dalla speculazione, a cui dette il via la Deutsche Bank che scaricò platealmente oltre 7 miliardi di nostri titoli in un sol giorno l’estate scorsa. Quindi i Bot e i Btp risultano valere molto poco mentre i titoli tedeschi e francesi, premiati dalla stessa speculazione, risultano valere più del valore a cui verranno effettivamente rimborsati. Ciò consente alle banche di Germania e Francia di vantare riserve ALTE, nascondendo i loro titoli tossici, diluiti nel mare dei loro titoli di grande valore, mentre le banche italiane risultano avere riserve più basse.

E’ un falso clamoroso, perché giunti a scadenza i titoli vengono rimborsati al valore nominale. Ma non basta: siccome la stessa autorità di Basilea impone alle banche di tenere ferme delle riserve molto alte, ciò significa che le banche italiane, le cui riserve risultano così deprezzate, sono costrette a cercare molti più capitali delle banche francesi e tedesche. E’ anche così che si rinforza l’impressione che l’Italia sia in difficoltà rispetto a Germania e Francia.

E poi: chi sottoscriverà i titoli italiani, se le banche che li comprano sono così penalizzate?

7) Vogliamo parlare della disoccupazione? Da più di un anno e mezzo i tedeschi ironizzano sull’arte ellenica di truccare i conti. In settembre però a seguito di una interrogazione al governo del gruppo parlamentare Bündnis 90/Die Grünen, si è scoperto che una norma approvata dall’esecutivo tedesco permette di imbellettare i dati sulla disoccupazione teutonica: chi ha almeno 58 anni e ha percepito per almeno 12 mesi il sussidio Hartz IV senza aver ottenuto alcuna offerta di lavoro non viene incluso nella categoria dei disoccupati. Si tratta di più di 100.000 persone che da circa tre anni e mezzo non appaiono nei numeri ufficiali sulla disoccupazione tedesca, bensì in quelli della “sotto–occupazione”. Senza questi trucchi, il tasso di inattività dei lavoratori più anziani (tra i 55 e i 64 anni) salirebbe dall’8% al 9,7% (in settembre 2011 la disoccupazione italiana era all’8,3%, quindi più bassa della media dell’euro-zona (10,2%) e perfino degli Stati Uniti (9,1%).

8) Noi lavoriamo forse meno dei tedeschi? Non è vero neppure questo. Anche prima che Monti la aumentasse, la nostra età pensionabile – eliminate le pensioni di anzianità – era più alta di quella francese e pari a quella tedesca. A fronte di una pensione mediamente più bassa, e contributi più alti. In media, inoltre, secondo un rapporto della banca francese Natixis

Link all’articolo

del 2011 si rileva che un tedesco lavorava 1.390 ore l’anno, un francese ne lavorava 1554 e un italiano ben 1773.

Leggo sui bollettini “di guerra” che girano che il costo del lavoro italiano è aumentato negli ultimi anni, mentre quello tedesco è rimasto inalterato. Ma questo è l’aumento! Le paghe degli italiani, ha rilevato l’Osce poche settimane fa, sono fra le più basse d’Europa: siamo al 26° posto su 34 paesi. Che poi il costo del lavoro pesi molto sui prezzi finali è dovuto al peso fiscale, non certo ai lussi della classe lavoratrice.

9) All’ingresso in UE la Germania andava bene e noi male? Beh, noi i conti in ordine non li avevamo, ed è stato scritto che l’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi fece un escamotage per farci entrare nel “paradiso” UE: nascose il debito delle FFSS sotto una voce esterna al conteggio presentato. Ed è ormai notorio che pure la sventurata Grecia fece delle scorrettezze contabili, aiutata nientemeno che dalla Goldman Sachs.

Però è ora di notare che all’epoca neanche la Germania era un gioiello di perfezione economica. Perché? Per il semplice fatto che dieci anni prima aveva, per motivi di fratellanza teutonica, inglobato l’ex-DDR, la Germania Est, che aveva l’economia a pezzi. Per volontà dell’allora Cancelliere Helmut Kohl, fu regalato ai tedeschi dell’Est la parità istantanea con il Deutschmark e ogni singolo cittadino ricevette a titolo di benvenuto una piccola somma detta “Begrüßungsgeld”. Si calcola che a metà di questo decennio, il peso economico dell’integrazione nell’economia della Germania Ovest di tutta l’economia e la previdenza sociale dell’ex-Germania comunista sarà costato ai tedeschi l’equivalente del loro PIL. E’ per questo sforzo che gli stipendi dei lavoratori tedeschi non sono aumentati (ma erano già superiori ai nostri) e i cittadini sono tuttora gravati da una tassa apposita.

infatti nel 2003 fu la Germania, insieme alla Francia, a sforare il tetto del 3% di disavanzo stabilito da Maastricht, mentre fu l’Italia, magnanima, con Tremonti, a impedire che per questo fossero multate. Pensavamo evidentemente che nel caso contrario ci avrebbero restituito il favore, ma è proprio questo ragionamento all’italiana che essi respingono – quando gli fa comodo.

In altre parole la Germania, che dovrebbe essere il faro dell’europeismo transnazionale, si sta dimostrando ancora una volta assai nazionalista, come lo è sempre stata senza infingimenti anche la Francia. (Chi può dare “lezioni” in questo campo – visto che ci teniamo – siamo noi: che ogni volta che un italiano fa carriera in campo europeo, l’Italia viene ….. svenduta!)

Da notare infine che ancora nel 2009 la Germania era fra i Paesi ammoniti dall’UE per eccesso di deficit.

10) La Germania inflessibile e sprezzante dimentica l’ultima volta che ha avuto bisogno lei di un salvataggio dai creditori del mondo. Fu nel 1953 quando gli USA, il Canada, la Gran Bretagna , la Francia, la Grecia, e altri firmatari dell’accordo di Londra sui debiti di guerra, concessero al Cancelliere Konrad Adenauer una remissione di parte del debito tedesco e una moratoria di cinque anni sugli interessi. Fu duro per gli inglesi, che non se la passavano bene e dovettero bussare alla porta di Washington per avere dei prestiti, e anche i greci dovettero rinunciare a degli indennizzi di guerra. Ma prevalse il senso civico sul ricordo dell’origine morale del debito. V. A.Evans Pritchard sul Daily Telegraph del 13 febbraio:

http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9077586/Germanys-Carthaginian-terms-for-Greece.html

 

11) E poi: la tanto decantata superiorità della Germania in che risiede?   Non ce l’ha nell’informatica e nelle telecomunicazioni; non in fonti  energetiche proprie; non nella finanza perché le sue banche hanno fame di  capitali da soddisfare urgentemente e paura di tutte le schifezze più o meno  evidenti nei loro portafogli; i suoi länder hanno buchi di bilancio come  alcune regioni italiane; è forte nell’industria automobilistica ma l’auto è  un prodotto maturo. E non risulta vero neanche che l’Italia stia perdendo quote di mercato rispetto alla Germania. Scrive Marco Fortis sul Messaggero del 3 luglio, p. 1 [“Perché cambia il ruolo italiano”]  “In realtà, su circa 25 miliardi di euro di prodotti della meccanica in cui la Germania è realmente nostra diretta concorrente, l’export italiano è cresciuto più di quello tedesco dal 1999 al 2011.”

E, allora, su che si basa la forza dei bund?  Contiamo quanti prodotti maturi hanno i tedeschi e quanti gli italiani.  (cfr P. Bonazza, Lo stato di salute economica della Germania è da dimostrare (c) Italia Oggi 15 febbraio 2012) E andiamo a vedere quante aziende italiane  sono state avidamente acquistate da compratori esteri: è un tragico elenco  che non finisce più.

 

12) L’Italia, insomma, non andava male. Anzi, andava meglio degli altri. A questo link:

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/12/14/FINANZA-C-e-un-grafico-che-inchioda-la-Germania/228765/

si trova un grafico che dimostra l’andamento negli ultimi sei anni dei debiti sovrani. Di cosa è composto il nostro piccolo aumento annuale? Tutti interessi sul debito già esistente. Invece quello che sta facendo aumentare il debito della Germania è fatto per più della metà di sostegno al settore finanziario.

Se lasciata stare l’Italia avrebbe anche ridimensionato questo unico dato negativo a suo carico: il debito. Perché il trend dimostra che gli altri ci stavano raggiungendo al galoppo. L’ anno prossimo gli Stati Uniti saranno a un rapporto debito/PIL del 100%, e sono dimensioni MOLTO più grandi delle nostre. Il Giappone ha un rapporto al 200%, ma non preoccupa perché l’economia sottostante è sana e il debito è in mano ai giapponesi. Era così anche per noi, l’economia reale prima dell’arrivo del governo Goldman – pardon, Monti – era sana, e il nostro debito era in mano alle banche e ai privati italiani, la nostra ricchezza era intatta perché consisteva nei risparmi dei cittadini, i quali da assennati avevano investito nel mattone. Già: il mattone: esattamente la prima cosa che Monti ha preso di mira.

13) Ma la “pistola fumante” che dimostra un’intenzionalità dietro a tante mosse aggressive nei confronti dell’Italia e degli altri Paesi “periferici” dell’Unione europea è il piano di dismissioni approntato da un esperto della Deutsche Bank nell’ottobre scorso. Dismissioni dei beni dei “PIIGS”. Era l’epoca del panico da spread, che portò al fulmineo insediamento a Palazzo Chigi di un governo non eletto. Sembra già un secolo fa. Si legge sul sito del Fatto Quotidiano:

Link:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/19/la-deutsche-bank-e-il-piano-di-dismissioni-per-i-governi-ue/267410

14) E adesso, dopo averci massacrati (a partire dall’attacco “umanitario” alla Libia che ha travolto le nostre imprese e riaperto i fiumi di immigrazione che si erano fermati) vogliono papparsi anche le proprietà immobiliari, magari anche “i gioielli di famiglia”, ovvero le grosse aziende strategiche. Già sono riusciti, dopo anni di pressioni da parte degli americani, a far scorporare la Snam dall’Eni. In modo tale da scalarla ovviamente. E dopo sarà il turno di Finmeccanica, Impregilo, Fincantieri…. Sono in rosso dite? Certo, sarebbe una soddisfazione troppo beffarda constatare che dopo la cessione tutte le magagne sindacali e i costi burocratici si sciogliessero come neve al sole…

15) L’Italia, becca e bastonata, è inutile che si dia da fare. Viene lo stesso raccontata sui giornali di tutto il mondo come beneficiaria di salvataggi! Noi mandiamo miliardi alla Grecia e alla Spagna, ma i media dicono che saremo noi a incassarli. L’ultimo esempio è l’articolo di apertura del 20 giugno scorso del Daily Telegraph, che appaia l’Italia alla Spagna come Paesi entrambi salvati dall’Unione Europea,

http://www.telegraph.co.uk/finance/financialcrisis/9342727/Debt-crisis-EU-leaders-set-to-announce-750bn-Spain-and-Italy-bailout-deal.html

mentre in realtà l’Italia non solo non ha ricevuto niente, ma ha partecipato per quasi il 20% al salvataggio della Spagna, spendendo miliardi… Che saranno restituiti a un tasso del 3%, mentre noi li stiamo prendendo in prestito a un tasso che va dal 4% ….in su.

Articoli come questi aggiungono all’immagine di un’Italia in difficoltà, a cui è meglio non affidare i propri risparmi se non contro un tasso di interesse altissimo.

16) Ed eccoci alle ultime puntate: le manovre attorno a Unicredit:

La Bafin, la Consob tedesca, con incredibile arroganza cerca in tutti i modi di ostacolare l’italiana Unicredit:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-02/deutsche-gioca-prestiti-081023.shtml?uuid=Abpn67lF

e

http://www.sceltalibera.org/unicredit-deutschland-uber-alles/

Questo va letto insieme all’editoriale del Corriere della sera che avverte delle manovre di Deutsche Bank per scalare Unicredit:

http://www.corriere.it/editoriali/12_giugno_28/il-paese-e-ricco-di-buone-occasioni-massimo-mucchetti_3184a39c-c0de-11e1-a4a5-279d925cad5b.shtml

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