“L’integralismo musulmano non ha niente da invidiare all’integralismo dei cattolici”

Pierre GalandCosì il belga Pierre Galand, presidente della Federazione Umanista Europea (Atea), in un suo laicissimo articolo.
Galand propone un’apertura insospettata verso le religioni. Ma attenzione a quello che dice.
Innanzitutto vuole allontanare il più possibile il sospetto che laicità sia sinonimo di “islamofobia”. Secondo lui, infatti, i media tendono ingiustamente a presentare un quadro dell’Islam a tinte fosche, che rischia di essere “
un danno non solamente per le relazioni e gli scambi […] ma anche per coloro che, con tenacia, combattono per far avanzare la democrazia e lo sviluppo in questi paesi”. Una tenacia, diremo noi, che si vede soprattutto in Arabia Saudita, dove proposte democratiche e aperte sono all’ordine del giorno.

Ma non solo. Galand, con coerenza, avverte del pericolo integralismo in ambito cristiano:Concentrarsi sull’integralismo musulmano, sottovalutando l’influenza evangelica, vettore del creazionismo, o l’Opus Dei, braccio secolare del Vaticano, sarebbe un grave errore […] L’integralismo musulmano non ha niente da invidiare all’integralismo dei cattolici dell’Opus Dei, dell’Ordine di Malta, dei Legionari di Cristo, né di certi evangelici protestanti”.
Invece, è bene che l’Europa riprenda il progetto di un bacino economico euro-mediterraneo che coinvolga i popoli musulmani.
Come spesso accade, il commercio e il profitto scaldano il cuore laico e liberale.

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3 maggio 2013

LA LAICITÀ SAREBBE ISLAMOFOBA?

Gli autori delle opere che cercano di spiegare l’islam si sforzano spesso di fare riferimento all’islam dei lumi o all’apporto delle civiltà arabo-musulmane al patrimonio scientifico e culturale mondiale, col rischio di fornire una sorta di giustificazione alla situazione prevalente nel mondo arabo-musulmano di oggi.

Nei nostri paesi si coltivano diverse idee equivoche e confuse in questo campo. Ci si può recare, ancora oggi, in qualsiasi paese della sponda sud del Mediterraneo ed essere accolti con cortesia, incontrare persone con un elevato livello culturale, un’intelligente consapevolezza sugli avvenimenti di questo mondo, una visione del futuro, delle competenze, uno spirito critico… È quindi un peccato che, attraverso i media, le immagini e i fatti che ci sono trasmessi si nutrano di un registro sfavorevole a questi popoli. È un danno non solamente per le relazioni e gli scambi che noi abbiamo interesse a intrattenere tra le due sponde, ma anche per coloro che, con tenacia, combattono per far avanzare la democrazia e lo sviluppo in questi paesi.

Rispettare la fede
Impegno comune a far progredire la democrazia e la difesa dei diritti umani

È indispensabile che l’Europa sia in grado di ricostruire un progetto euro-mediterraneo, progetto abbandonato molto in fretta dopo gli accordi di Barcellona nel 1995, per limitarsi ai soli accordi di libero scambio economico. Questi accordi firmati tra l’Unione Europea e i paesi che si affacciano sul Mediterraneo prevedevano esplicitamente un impegno comune a far progredire la democrazia e la difesa dei diritti umani fondamentali.
È un’urgenza e la sola maniera per combattere l’intensificarsi del razzismo e della xenofobia negli uni e negli altri, cioè nello sguardo reciproco tra gli abitanti delle due sponde del Mediterraneo. È anche il solo modo per frenare la recrudescenza degli integralismi religiosi e politici che animano una parte del mondo arabo, del mondo occidentale e di Israele.

L’integralismo musulmano non ha niente da invidiare all’integralismo dei cattolici dell’Opus Dei, dell’Ordine di Malta, dei Legionari di Cristo, né di certi evangelici protestanti, e non di meno a quello di una parte della chiesa ortodossa e dei suoi pope conservatori. Tra i religiosi e i credenti delle diverse correnti monoteiste esiste un numero considerevole di persone che, pur rivendicando la loro fede e la loro appartenenza religiosa, sono convinte della necessità di rispettare le convinzioni religiose o filosofiche dei loro vicini o dei loro concittadini. Noi, laici, che difendiamo il diritto di questi credenti a professare la loro fede in tutta libertà e il nostro diritto all’ateismo o all’agnosticismo, dobbiamo riflettere più attivamente su come condividere insieme una visione serena della separazione tra Chiese e Stato. Tra le numerose proposte laiche nessuna è contro la fede e le credenze di altri cittadini: che si tratti di garantire il processo della ricerca sulle cellule embrionali, di assicurare una maggiore uguaglianza di genere, di garantire ad ogni umano più disponibilità e responsabilità di scelta relativa alla gestione del proprio corpo, delle sue scelte di vita e di fine vita… Queste proposte sono sempre oggetto di ampio dibattito democratico aperto a tutte le opinioni. Non è nello spirito di nessun laico che si rispetti far votare leggi liberticide che obblighino qualcuno ad agire contro la propria coscienza. In nome della libertà individuale noi neghiamo a chiunque il diritto di ergersi a maestro assoluto e dettare il nostro comportamento in nome di una verità rivelata. Coloro che accettano di sottomettervisi sono evidentemente liberi di farlo, purché rispettino i diritti universali di tutti gli umani; non sono abilitati a imporre le loro scelte e le loro convinzioni a tutta la comunità.

Nessuna crociata laica
Interesse comune di difendere lo spazio per una cittadinanza non settaria

È per assicurare questa convivenza di pensiero e di scelte plurali che lo Stato dovrà essere imparziale. Esso garantisce la libertà di pensiero e dibattito all’interno dello spazio democratico e fa rispettare le leggi approvate da assemblee elette nel rispetto delle convenzioni internazionali come la Dichiarazione universale dei diritti umani e le convenzioni relative al diritto internazionale e umanitario. Si, c’è un’urgenza, perché la tentazione è grande, tra certe alte gerarchie religiose e adepti di diverse sette, per esempio Scientology, di utilizzare i sentimenti religiosi per investirli in campo politico. Concentrarsi sull’integralismo musulmano, sottovalutando l’influenza evangelica, vettore del creazionismo, o l’Opus Dei, braccio secolare del Vaticano, sarebbe un grave errore. Peggio, rispondere all’offerta di queste correnti religiose reazionarie per combattere l’islam radicale, in nome dei valori occidentali, sarebbe aprire la porta a populismi rischiosi.

La risposta può essere tutto tranne una crociata laica antireligiosa. Viviamo in un’Europa sempre più secolarizzata e numerosi credenti hanno preso le distanze dalle gerarchie, dai dogmi e dai testi sacri. Gestiscono la loro fede con intelligenza e hanno uno sguardo distante da chi vorrebbe imporre loro un comportamento. Sono, anch’essi, spiriti liberi in costante ricerca. È nel corso di questo cammino che noi dovremmo poterli incontrare per scambiare con loro delle idee sui valori condivisi e sull’interesse comune di difendere lo spazio per una cittadinanza non settaria, idonea a negoziare il progresso della nostra società, nel senso della convivenza pacifica e del progresso dell’umanità.

Due esigenze a questo fine. La prima, smettere di assimilare tutti i credenti a degli integralisti, perché numerosi tra loro vivono la loro fede pacatamente. La seconda, essere noi stessi, in quanto laici portatori di una straordinaria storia di progresso delle idee, capaci di difendere e di promuovere, nella tolleranza, una laicità catalizzatrice di diritti umani e democrazia.

Lottiamo fermamente, in Europa, affinché l’educazione e l’insegnamento ridiventino un considerevole supporto della laicità. Difendiamo la scuola pubblica come il luogo per eccellenza per l’apprendistato della cittadinanza, dei valori del civismo e del rispetto dell’altro nelle sue differenze. In quanto genitori e nonni impegniamoci con gli insegnanti per una riforma dell’insegnamento dove i nostri ragazzi si arricchiscano e facciano esperienza di spirito critico e libero esame.

Pierre Galand, presidente della Federazione Umanista Europea

Tratto dalla rivista “Espace de libertés”.
Traduzione in italiano a cura di Antonietta Dessolis.

Fonte: Italia Laica

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