In Mississipi una legge pro-life potrebbe cambiare la storia dell’aborto

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(di Alberto Mucci su “l’occidentale” 6/11/2011) Chicago. I pro life americani sono tornati alla ribalta. In Mississippi, stato del profondo sud americano, l’otto novembre la Corte dello stato voterà su un emendamento che ha il potenziale di concedere una vittoria senza precedenti agli attivisti anti-aborto del Mississippi, come a quelli del resto degli Stati Uniti.

Una campagna costante, sostenuta dai leader più conservatori americani ma che conta una vasto sostegno dal basso, chiamata “Yes on 26”, ha come scopo di cambiare la definizione legale di “persona” per includervi il feto. Le implicazioni sono sostanziali: oltre, come scrive giustamente il New York Times, a uno dei tentativi pro life più aggressivi dell’ultimo decennio, si assisterebbe per la prima volta a un intrusione del diritto penale in campo medico.

Infatti, se il feto diventasse una “persona”, i tentativi di aborto, l’utilizzo della pillola del giorno dopo e quello di alcuni contraccettivi sarebbero considerati legalmente alla stregua di un caso di omicidio. La tattica è così aggressiva da aver creato tensioni all’interno dello stesso movimento pro-life, di cui una parte sostiene l’uso dell’aborto in casi estremi.

Anche tra i repubblicani più moderati si avverte una sorta di disagio nei confronti dell’emendamento: Chris Christie, attuale governatore del New Jersey e per brevissimo periodo potenziale candidato repubblicano alla presidenza, sostiene apertamente il repubblicano Phil Bryant alle prossime elezioni in Mississippi, ma di fronte alla questione dell’emendamento 26 ha mantenuto il più assoluto silenzio stampa.


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Gli attivisti del movimento “Yes to 26” non sono nuovi sul panorama americano. Già nel 2010 il gruppo, noto allora come “Yes on 62”, fece notizia nello stato del Colorado dove riuscì a raccogliere un numero sufficiente di firme perché fosse indetto un referendum sulla questione. Il Colorado però ha bocciato la proposta, ma quest’anno lo stesso movimento ci sta riprovando in Mississippi, dove molto probabilmente la fortissima tradizionedi conservatorismo sociale renderà il compito più facile per gli attivisti pro-life.

A dimostrazione di ciò basta vedere che “la petizione di ‘Yes on 26’ ha ottenuto molte più firme di quelle richieste dall’ufficio elettorale dove sono depositate. Perché si possa votare sulla questione sono necessarie tra le 89 mila e le 285 mila, gli attivisti ne hanno raccolte 385 mila” racconta all’Occidentale Michelle Alexandre, docente di legge all’Università del Mississippi.

Il referendum sull’emendamento si terrà lo stesso giorno delle elezioni in Mississippi che decideranno, tra le altre posizioni, quella del nuovo governatore. Entrambi i candidati, il democratico e il repubblicano, diversamente dalle posizioni standard dei rispettivi partiti sulla questione hanno espresso un parere favorevole sul nuovo emendamento. “Ciò che è importante è quello che succederà dopo– continua Michele Alexandre –.


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Non è una questione relativa soltanto al Mississippi, non è un caso isolato. Per esempio in Florida è stata tentata una simile tattica due anni fa e adesso gli attivisti pro life stanno osservando con estrema cautela gli eventi in Mississippi. Se l’emendamento fosse approvato sarebbero in tanti a riproporre la stessa tattica, in Florida ci sono già piani per il 2012”. La questione è però più complicata.

A livello federale sono due i precedenti legali che regolano il comportamento dei vari stati sull’aborto: il primo è il caso di Roe contro Wade del 1973 in cui la Corte Suprema sentenziò che la maggior parte delle leggi contro l’aborto violano la privacy garantita dal 14esimo emendamento della Costituzione.

Il secondo caso a fare da guida al comportamento degli stati individuali sull’aborto è Planned Parenthood Pennsylvania contro Casey in cui, nel 1992, la Corte Suprema modificò alcune delle istanze decise nel caso Roe contro Wade per introdurre più restrizioni sul diritto all’aborto che prendono in considerazione anche i giudizi espressi dai medici sulla donna in questione.


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Ma il gioco per i pro life non sarà poi così facile perché nonostante la popolarità dell’emendamento nel Mississippi e le altissime probabilità che sia introdotto, non bisogna pensare che da un giorno all’altro gli aborti diventeranno illegali. E’ cosa quasi certa che un individuo o un’istituzione faccia ricorso alla Corte suprema dello stato accusando il provvedimento di essere non costituzionale.

La Corte allora bloccherà l’emendamento in vista di arrivare ad un giudizio. Secondo Michele Alexandre “lo scopo degli attivisti pro life è portare il caso, dopo essere passati attraverso le corti del Mississippi, direttamente alla Corte Suprema. In molti sperano in un nuovo giudizio della corte sul precedente caso di Roe contro Wade anche se spero fermamente che l’emendamento non passi”.

Comunque vada, se a Washington si pronunciassero positivamente sull’emendamento sarebbe un precedente che creerebbe una capacità di influenza notevole per tutti i pro life del paese. La Corte suprema però potrebbe anche bocciare l’emendamento e allora questa “tattica aggressiva” potrebbe avere l’effetto contrario e, come sperano i pro life, sarebbe un duro colpo al movimento.

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