Il voto ha evidenziato le contraddizioni del pianeta Turchia

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A far perdere consensi al partito di Erdogan una campagna elettorale arrogante, la delusione dei curdi e degli alawiti per le promesse mancate e i timori per l’islamizzazione della società. Ora il premier pensa a un rimpasto di governo e, forse, a fondare un nuovo partito.

Istanbul (AsiaNews) – Il voto per le elezioni amministrative in Turchia, caratterizzato da una accesa campagna elettorale, se da una parte non ha sconvolto la distribuzione delle amministrazioni importanti tra i contendenti, sicuramente è stato un freno alla sinora continua crescita dell’AKP e ha evidenziato le molteplici contraddizioni del pianeta Turchia.
 
Non può sfuggire innanzitutto che nella mappa politica del Paese, anche disceso al 38.7%, l’AKP rimane l’unico partito presente in tutto il territorio e che da solo raccoglie la somma dei voti deglii due altri partiti principali, pur usciti rinforzati dal voto: il CHP e l’MHP. Il partito di Erdogan, inoltre, continua a rimanere primo nelle zone piu industrializzate del Paese, che pure sono le più colpite dalla crisi economica e dalla disoccupazione.

 


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Tutto ciò conferma quanto sostengono gli analisti turchi, secondo i quali l’AKP ha perso consensi perché la campagna elettorale è stata condotta da Erdogan con atteggiamenti di prevaricante arroganza ha molto infastidito. Generalmente il popolo turco non ama incamminarsi per strade nuove, ma proprio per questo teme la prepotenza dei suoi uomini politici e li frena con il voto. Peraltro, indagini demoscopiche dimostrano poi che Il 70% della popolazione vota con il sentimento più che con la logica. La stessa contrapposizione di Erdogan con il Gruppo editoriale Dogan, molto legato alla classe kemalista, condotta arrogantemente da lui e intelligentemente evidenziata da tutti i media del gruppo, non ha giovato sicuramente al premier. Fonti diplomatiche definiscono questo scontro una prima vittoria del vecchio establishment.
 
Erdogan ha poi perso la  scommessa con i curdi e con gli Alawiti in Anatolia
Il DTP vincendo in 99 comuni dell’Anatolia, nelle parole di Ahmet Turk ha “ritirato i voti dati in prestito, perché siamo rimasti delusi dalle promesse mancate”. Secondo il giornale filogovernativo Sabah, malgrado le aperture del governo, la creazione del canale televisivo in lingua curda TRT 6 e la soluzione di alcuni delitti perpetrati dai soliti ignoti in quei territori, il risultato elettorale ha creato “confusione” all’AKP.
  
La crescita, poi, del MHP, il partito dei nazionalisti, di cui fanno parte anche i Lupi grigi, sicuramente non lascia indifferenti. Questo è dovuto ad una campagna elettorale condotta  metodicamente e capillarmente, con la quale il MHP s è presentato come unica alternativa di centro destra ed è riuscito così ad attirare i giovani universitari, timorosi verso l’ AKP e delusi dal CHP, i quali, in crisi di identità, hanno trovato rifugio nell ideale nazionalista, frutto di una educazione rivolta che nega qualsiasi alternativa.
 
L’aumento, poi, del partito islamico di Erbakan Saadet, che ha preso un 5%, nelle zone più povere e dalle cui file è uscito a suo tempo Erdogan, indica due cose: un avvertimento all’AKP di Erdogan per essersi troppo secolarizzato e che l’Islam in Turchia non è radicale. Comunque, alle elezione politiche con lo sbarramento del 10% tutti rientreranno nelle file dell’AKP.
 
Esiste infine, evidenzia Huriyet, anche la cosiddetta  cultura della costa. Quella  cultura, cioè, che si trova nelle città bagnate dal mare Egeo, dove vivo  è rimasto il ricordo  della presenza nel passato di un mondo occidentale e che cercano di aggrapparsi a quel modo di vita. Queste città hanno resistito ai richiami  dell’AKP, perché temono l’islamizzazione della società turca.
 
A questo punto ci si chiede quali saranno le prossime mosse di Erdogan. Lui stessoha detto che non è irrazionale ripartire con un rimpasto governativo. Da parte sua, il filogovernativo Today’s Zaman sostiene che occorre accelerare le riforme e che  le priorità del nuovo governo saranno: la questione curda, con il disarmo del PKK, la riapertura della frontiera con l’Armenia,.la questione cipriota, con la approvazione del protocollo di unione doganale per permettere l’accelerazione delle trattative per il cammino verso l’Europa e l’abolizione dell’articolo 35 della normativa militare, che afferma il dovere dell’esercito di proteggere e garantire la democrazia. In altre parole si intravede infine che l’asse principale della società turca, come dicono alcuni analisti diplomatici, rimane sempre  lo scontro di un certo islam politico (non di natura araba o mediorientale) con i nazionalisti. Probabile che  Erdogan  voglia riattivare un suo vecchio sogno, la formazione di un nuovo partito che miri a unire l’islam politico con i nazionalisti, con sullo sfondo il modello neo-ottomano .
 
di NAT da Polis
 
Link:  http://new.asianews.it/index.php?l=it&art=14884

 


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