Il voto greco è il simbolo del fallimento europeo

GreciaReferendum(di Lupo Glori) Dalla Grecia arriva un netto stop all’Europa. Il referendum greco, indetto dal premier Alexis Tsipras contro le politiche di austerità imposte dalla cosiddetta “Troika”, formata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Centrale Europea (Bce) e la Commissione Europea, ha infatti sancito una larga vittoria del “No”, attestatosi al 61,31% (3.558.450 voti) contro il 38,69% (2.245.537 voti) ottenuto dal “Si”.

Il capo del governo ellenico ha commentato lo storico risultato della consultazione popolare con queste parole: «Ora chiediamo un accordo per uscire dall’austerity. Vogliamo un’Europa della solidarietà. (…) I greci non hanno detto sì o no all’Europa. Vogliamo un piano credibile e sostenibile con la Commissione Ue. I greci hanno fatto una scelta coraggiosa, che cambierà il dibattito in Europa».

La nomina del nuovo ministro dell’Economia, Euclid Tsakalotos, un intellettuale moderato, economista e docente universitario, che sostituisce il “falco” Yanis Varoufakis sembra essere stata studiata a tavolino e far parte di una abile strategia che non sembra destinata a invertire la linea politica tenuta fino ad oggi nelle prossime settimane. Nel suo discorso di insediamento, il neoministro Tsakalotos ha spiegato infatti di non poter accettare al tavolo delle trattative soluzioni non praticabili per il proprio paese.

Che si tratti di un cambio puramente di facciata, destinato a non mutare significativamente la linea politica assunta fino a questo momento dalla Grecia, lo dimostra inoltre il fatto che, come riportano alcuni quotidiani britannici, il nuovo capo delle Finanze elleniche abbia ricoperto sino ad oggi il ruolo di «ministro ombra». Come scrive il Corriere della Sera, infatti la nomina di Tsakalotos «sarebbe un’ufficializzazione di una realtà già rodata nelle settimane scorse, da quando ‒ era fine aprile ‒ Varoufakis era stato de facto commissariato dal premier Tsipras, che gli aveva affiancato l’allora viceministro per le Relazioni Economiche Internazionali, che oggi assume le redini delle Finanze». Alexis Tsipras ha dunque mantenuto le proprie promesse.

Il leader del partito di estrema sinistra “Syriza”, eletto meno di 6 mesi fa, il 25 gennaio 2015, dopo aver stretto un’anomala alleanza politica, con il partito dei “Greci Indipendenti”, formazione della destra nazionalista, guidata da Panos Kammenos, resa possibile dalla comune acerrima avversione nei confronti delle misure d’austerità richieste dalla “Troika”, riprendendo le parole della presidente del “Front National”, Marine Le Pen, all’indomani del successo elettorale di Syriza, infligge una nuovo «mostruoso schiaffo democratico all’Unione europea». In generale, il voto del popolo greco è un colpo durissimo al sempre più fragile progetto europeo che mostra, ogni giorno di più, le sue numerose falle, dovute al suo carattere artificioso e utopico.

Il metodo “Monnet”, dal nome del politico francese Jean Monnet, considerato uno dei padri fondatori dell’Europa, basato sul motto, «Federate i loro portafogli, e federerete i loro cuori», ossia arrivare alla unità politica passando dall’unione economica, dimostra oggi tutta la sua debolezza ed inefficacia intrinseca. Oggi l’Europa sembra infatti essere fondata su una economia sempre più precaria e instabile, e su una struttura politica inesistente. Al dissolvimento degli Stati-Nazione, non è seguita infatti la formazione di una identità europea con uno specifico progetto politico ed economico unitario.

L’unico vero risultato raggiunto dal progetto europeo, nato a Maastricht il 7 febbraio del 1993, è stato il progressivo trasferimento di sovranità nazionale dai singoli Stati alla “tecnocratica e illuminata” governance europea. Un premeditato ed anti democratico processo di devoluzione di sovranità, dal basso verso l’alto, finalizzato all’instaurazione di un nuovo, innaturale, paradigma mondiale. (Lupo Glori)

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