Il sangue versato in chiesa una dichiarazione di guerra

(Fiamma Nirenstein su “Il Giornale” del 27/12/2011) Talebani neri a caccia di cristiani: in Nigeria massacrati cento fedeli. Colpire una folla di innocenti che prega è solo l’ultimo atto della campagna islamica per distruggere l’Occidente. Se l’Africa è diventata il nuovo Afghanistan

La verità è che non lo vogliamo sapere, che per noi la guerra è stata cancellata dalla sto­ria dai nostri pentimenti: la mente occiden­tale respinge con orrore particolare la guer­ra di religione, quella che mette in crisi il principio stesso della libertà di opinione. E non ne vuole sentire parlare anche quando la dichiarazione di guerra è patente, è larga come il glo­bo terracqueo e sventola senza pu­dore lo stendardo della strage de­gli innocenti, del terrorismo con­tro gli oranti, una delle peggiori forme di violenza. Perché quando l’uomo prega è sacro nella tradizione universale, perché le case di Dio sono nella let­­teratura, nella storia il rifugio ulti­mo della creatura inerme. Delle guerre di religione l’Occidente ha remoto ricordo, quello ormai ese­crato delle crociate medievali. Più avanti, travestiti da guerre di reli­gione, troviamo scontri di potere fra reami e dinastie, razzismi ese­crabili, avidità di ricchezza e terri­torio, ma né i cristiani né gli ebrei possono ammettere che al giorno d’oggi, proprio questo Natale, qualcuno si organizzi per fare più di cento morti in chiese come quel­la­di Santa Teresa a Madalia nel Ni­ger, a 45 chilometri dalla capitale Abuja, e a Jos capoluogo di Plate­au, e nei giorni precedenti un po’ in tutto il Paese.

Attacchi analoghi, quasi in tutto il mondo, sono cronaca corrente, quotidiana (Etiopia, Egitto, Indo­nesia, Turchia, Palestina, Iran, Irak, Kashmir, Algeria, Kenya, Af­ghanistan…) Insieme con la crona­ca nigeriana, ecco ieri quella di una strage afghana a un funerale a Taloqan dove, fra i venti uccisi, l’obiettivo principale era Mutalin Bik, un comandante della polizia anti Talibano, e quindi anti estre­mismo religioso. Ma la cronaca de­gli ul­timi anni ci conduce sulle trac­ce di una guerra frontale, contro la quale la Chiesa non osa protestare con determinazione, perché ciò ri­sulta lesivo dei rapporti con l’Islam: quando un micidiale attac­co contro i Copti che in Egitto fece decine di morti durante il Natale 2010, il Papa si fece avanti per difen­de­re pacatamente la comunità cri­stiana, e l’Università di Al Azhar ruppe ogni rapporto col Vaticano definendole «un insulto», mentre i politici le giudicarono un’indebita intromissione. Le accuse di islamo­fobia fioccano ogni volta che si osa denunciare la pura cronaca: è la parte propagandistica della guer­ra che impone il silenzio sulle noti­zie che impacciano le operazioni. Ma è ormai sotto gli occhi di tutti che una sfida mortale è in atto fra l’Islam estremo e le altre religioni. In Nigeria si chiama Boko Haram, che vuol dire in lingua Hausa «l’ educazione occidentale è pecca­minosa ».

Ma tanti altri sono i gruppi che vogliono battere cristianità ed ebraismo per istituire il califfato universale di sette secoli or sono, e poi, di nuovo, ai loro occhi, vivo fi­no alla fine della prima guerra mondiale con l’Impero Ottoma­no. L’uso della violenza è conside­rato una indispensabile necessità, la jihad non esita a usarla contro gli infedeli, contro i convertiti, contro le donne che non adottano la sha­ria, «contro i crociati e gli ebrei».

Questa formula la usò come ma­nifesto politico Osama Bin Laden per la prima volta nel ’98 dichiaran­do loro guerra. Allora sembrò una definizione infantile, mentre le sue profondità hanno afferrato l’anima sia sunnita (cui Bin Laden apparteneva) che Shiita (basta pensare ai continui richiami alla inimicizia intrinseca con l’occi­dente di Ahmadinejad): essa spar­ge sangue a fiumi fino ad oggi, non si placherà, non ascolterà né pro­poste né adulazioni.

Il dettato è radicato nelle scrittu­re e nei discorsi degli imam estre­misti, cui si oppongono talora co­raggiosi moderati: «I cristiani sono infedeli, nemici di Allah…», «Fai lo­ro la guerra finché non esisterà più l’idolatria e la religione di Allah re­gnerà suprema», «Allah umilierà i non credenti», «Quando si conclu­deranno i mesi sacri, uccidi gli ido­­latri ovunque li troverai. Arrestali, assediali, tendi loro agguati ovun­que potrai».

Ci sono parecchi comandamen­­ti assai peggiori, li lasciamo da par­te. Essi sono quelli che hanno spin­to Laskar Jihad a chiamare «maia­li » i diecimila cristiani uccisi in In­donesia fra il 2000 e il 2002, quelli che conducono Hamas a scrivere nel loro statuto che ogni albero e masso chiamerà il credente per uc­c­idere l’ebreo che si nasconde die­tro di loro.

È un grande esercito, che ha fat­to fuggire dal Medio Oriente quasi tutti i cristiani, che rende un infer­no persino il Natale dei cristiani in tutto il mondo, che dichiara guer­ra. (Fiamma Nirenstein su “Il Giornale” del 27/12/2011)

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