FECONDAZIONE ARTIFICIALE: nasce il primo bambino OGM

In un centro spagnolo di riproduzione assistita è stato effettuato un procedimento di selezione genetica di embrioni non affetti da una malattia legata ad un unico gene (come previsto dalla legge spagnola).


Attraverso tale procedimento sono stati prodotti diversi embrioni da una coppia in cui uno dei due genitori risultava portatore di un gene malato responsabile del cancro al pancreas e successivamente due di questi embrioni sani sono stati impiantati nell’utero della donna. Uno dei due è sopravvissuto e sarà libero dal tumore al pancreas (“Il Giornale”, 18 marzo 2011).

Ormai, il delirio di onnipotenza di cui è affetta buona parte della scienza medica non ha più confini e va ben oltre il legittimo desiderio di curare o prevenire le malattie. Innanzitutto, la vita di un essere umano è costata la morte di un innocente generato in laboratorio e volutamente sacrificato per far spazio all’altro, inoltre un numero imprecisato di individui prodotti sono stati eliminati perché non immuni dalla malattia, dunque inutili ai fini del successo dell’esperimento.

Com’è possibile inneggiare al successo con tali risultati? Il punto è che l’obiettivo principale non è preservare da talune malattie il genere umano ma utilizzare la scienza medica e la tecnica per fini strumentali ed autoreferenziali. In altre parole, ciò che si ricerca è la gloria ed il successo (soprattutto mediatico) non certo il vero bene delle persone. Quale futuro per il bambino sano sopravvissuto alla strage programmata?

Certo, non si ammalerà di cancro al pancreas ma non sarà immune dalle altre innumerevoli malattie che colpiscono il genere umano; anzi, i bambini nati attraverso la tecnica della fecondazione artificiale risultano statisticamente più vulnerabile e la loro aspettativa di vita è decisamente inferiore rispetto a quelli nati normalmente. Inoltre, egli non è il frutto dell’amore coniugale ma il semplice prodotto di una fabbrica di produzione di creature umane in serie e la sua esistenza sarà per sempre “sporcata” dal sangue versato dai suoi fratelli.

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