ECONOMIA: la Slovacchia pronta a uscire dall’euro

La Slovacchia, alla vigilia (dall’inizio di gennaio 2011) dell’ingresso nell’euro dell’Estonia, il primo dei Paesi baltici, dovrebbe preparare un piano per la reintroduzione della corona come mezzo di pagamento nazionale. Lo ha scritto il presidente del Parlamento slovacco, Richard Sulík, in un lungo articolo pubblicato il 14 dicembre sul quotidiano economico “Hospodárcké Noviny”.

«Siamo un Paese troppo piccolo per poter influire sull’operato dell’Unione europea, dobbiamo almeno proteggere i valori creati dai cittadini slovacchi», ha scritto Sulík. «È arrivato il momento che la Slovacchia non continui a fidarsi ciecamente dei dirigenti della zona euro e di preparare un piano b, la reintroduzione della corona», ha precisato il presidente dei deputati slovacchi, evidenziando come il Paese ex comunista abbia dovuto lavorare sodo per riformare l’economia e soddisfare i criteri per entrare nella moneta unica.

«Due anni dopo l’ingresso della Slovacchia nell’euro le regole non sono uguali per tutti, oggi non valgono affatto e il comportamento della commissione Ue è lungi dall’essere responsabile», ha proseguito Sulík, chiedendo anche che i Ventisette assumano i debiti di quelli indebitati. «In questo modo si potrebbe salvare la Grecia e l’Irlanda, forse il Portogallo, mentre sarebbe un azzardo provare a salvare la Spagna», ha concluso Sulík, economista, imprenditore e politico, e fondatore del partito più piccolo della coalizione di centrodestra, Libertà e solidarietà (Sas). Fondato nel 2009, il partito Sas ha ottenuto alle politiche di giugno il 12,1 per cento dei voti.
   
Le altre formazioni della coalizione quadripartita – guidata dal premier Iveta Radičová – sono l’Unione dei cristiani democratici (Sdku), il Movimento dei cristiani democratici (Kdh) e il partito della minoranza magiara Most-Hid. Diversa, invece, l’opinione del ministro delle Finanze, Ivan Mikloš, secondo il quale la Slovacchia deve restare parte dell’eurozona, «anche se ovviamente bisogna essere pronti a ogni evenienza». «Ma adesso – ha concluso – occorre intraprendere tutte le misure necessarie a garantire la sopravvivenza dell’euro».

La Slovacchia, che ha aderito all’Ue nel 2004, è stato il solo Paese dell’eurozona a opporsi al pacchetto di aiuti per la Grecia. Il Governo di Bratislava è stato anche uno dei maggiori sostenitori per la partecipazione del settore privato nel meccanismo di salvataggio Ue: una posizione – rilevano gli analisti economici – molto simile a quella portata avanti da Angela Merkel.

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