Dalla Germania nuovi attacchi alla Dottrina cattolica

FlachsbarthIl Viceministro per l’Agricoltura, Maria Flachsbarth del Cdu (nella foto), è sbottata: secondo lei, «anche la Chiesa Cattolica» dovrebbe aprirsi al dibattito sul gender e smetterla di lanciare «polemici attacchi» contro tale «presunta ideologia». Il vibrato invito non stupisce, poiché non è casuale.

La parlamentare è, infatti, presidente della Kdfb, la Lega delle donne cattoliche tedesche, organizzazione da tempo impegnatasi in rivendicazioni tipiche di un “femminismo da sagrestia” assolutamente sterile e fuori luogo. Secondo quanto riferito dall’agenzia Kath.net, tra le principali critiche mosse alla Chiesa v’è la convinzione che, in essa, le donne siano chiamate «alla diaconia, ma non al diaconato», confondendo volutamente una dimensione di servizio con un ministero ordinato.

La questione, qui, non è però politica o sociologica, bensì squisitamente teologica. Il Magistero si è già espresso e negativamente. Giovanni Paolo II con la Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22 maggio 1994, dichiarò, «al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli» che «la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli». Del resto – ha precisato ancora – «il fatto che Maria Santissima, Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli Apostoli né il sacerdozio ministeriale» mostra chiaramente come la non ammissione non significhi assolutamente «una minore dignità né una discriminazione» delle donne, bensì «l’osservanza fedele di un disegno da attribuire alla sapienza del Signore dell’universo». Punto. Il che non rende la loro una presenza di “serie B”, essendo anzi «assolutamente necessaria ed insostituibile» ed è bene «che le donne cristiane prendano pienamente coscienza della grandezza della loro missione», essendo «la struttura gerarchica della Chiesa» totalmente ordinata «alla santità dei fedeli». Ragion per cui «i più grandi nel Regno dei cieli non sono i ministri, ma i santi». Roma locuta, causa soluta. Piaccia o non piaccia all’on. Maria Flachsbarth.

Da notarsi come il tutto sia stato confermato anche da Benedetto XVI nella sofferta omelia da lui tenuta in San Pietro durante la S. Messa crismale il 5 aprile 2012: «Circa l’ordinazione delle donne – ha ricordato – Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore».

Eppure, v’è chi non vuol capire. Così il diaconato femminile come ministero ordinato – primo passo per cercar di “conquistare” il sacerdozio – è chiaramente nell’agenda politica non solo della Kdfb, ma anche del ZdK, il Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi, già più volte distintosi nel recente passato per le sue posizioni assolutamente progressiste. Non a caso, col pieno appoggio della Conferenza episcopale tedesca ma in aperto contrasto con la Dottrina cattolica, ha sostenuto spudoratamente la linea kasperiana allo scorso ed al prossimo Sinodo sulla Famiglia. E non a caso l’on. Flachsbarth fa parte di entrambe le organizzazioni. Secondo il quotidiano Die Tagespost, è sempre lei a ritenere che nella Chiesa vi siano ancora troppe barriere sugli stereotipi di genere, inteso come una caratteristica distintiva di ciascuno, alla pari di età, religione o colore della pelle, anche qui mistificando e parificando piani tra loro strutturalmente diversi.

Le eccezioni non mancano, neanche in Germania. Dichiaratamente contro la teoria gender si sono recentemente espressi il Vescovo di Fulda, mons. Heinz Josef Algermissen, ed il Vescovo ausiliare di Stoccarda, mons. Thomas Renz: entrambi l’hanno bollata come ideologia. Ma molti altri loro Confratelli a che gioco stanno giocando?

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