Tre libri sul pensiero tradizionale italiano

(Luigi Vinciguerra) Il pensiero politico tradizionalista sviluppatosi in Italia nell’Ottocento, da qualcuno ribattezzato, forse un po’ semplicisticamente “antirisorgimento”, è in realtà più complesso e non limitato esclusivamente alla critica antiunitaria, ma abbraccia un terreno molto più ampio di cui la questione unitaria è solo uno degli aspetti. Negli scorsi mesi sono stati pubblicati tre libri dedicati ai tre massimi rappresentanti di tale corrente di pensiero: il principe di Canosa, il conte Monaldo Leopardi, il padre gesuita Antonio Bresciani.

Iniziando proprio da quest’ultimo, la casa editrice Solfanelli ha pubblicato un volumetto che contrappose il padre gesuita, famoso soprattutto per il romanzo L’Ebreo di Verona e Giuseppe Mazzini a proposito degli influssi che la letteratura romantica potrebbe avere sullo spirito della gioventù (Antonio Bresciani, Del Romanticismo italiano, Solfanelli, Chieti 2018, p. 88, € 9). Con penna arguta e salace, Padre Bresciani dimostra che il romanticismo «non è naturale in se stesso», che «non è naturale al gusto italiano», che «è dannoso alla religione cristiana, alla buona politica e alla morale»: si tratta di una condanna totale e senza remissione, tanto in campo letterario quanto nei risvolti politici e morali, della cultura romantica o, per essere più precisi, della peggiore poetica romantica. Bresciani, che fu peraltro un notevole prosatore del periodo “romantico”, nonché uno studioso della lingua italiana, difende in questo testo la cultura italica tradizionale contro l’invasione del gusto esterofilo del più vieto romanticismo con uno stile “teatrale” che rende il testo godibile e molto scorrevole.

Il più importante esponente del pensiero politico tradizionale, anche perché fu per due volte Ministro di Polizia (oggi diremmo degli Interni) del Regno delle Due Sicilie (e due volte fatto allontanare dalla lobby liberale, ben conscia delle sue capacità e quindi della sua pericolosità), fu Antonio Capece Minutolo, principe di Canosa, ricordato per opere come I pifferi di montagna in cui analizzò lucidamente la situazione politica europea. In particolare il Principe si oppose strenuamente alla “politica dell’amalgama” che pretendeva di lasciare al proprio posto i quadri della burocrazia del Regno e gli ufficiali dell’esercito che avevano fatto carriera grazie alle simpatie rivoluzionarie (cioè bonapartiste e murattiane).

Ma il principe di Canosa fu anche e soprattutto un politologo, un alfiere della Tradizione ed un sostenitore del ruolo degli antichi ordini – soprattutto dell’aristocrazia – nel governo dello Stato, contrapponendosi così ai fautori della monarchia assoluta. Antonio Capece Minutolo proponeva invece la monarchia organica classica, in cui il potere del Sovrano veniva temperato dalla presenza di varie istituzione rappresentative del popolo e dell’aristocrazia, che avevano funzioni prevalentemente consultive e di controllo. All’analisi del suo pensiero politico, è stato dedicato recentemente un saggio da Gianandrea de Antonellis che ne dimostra la profondità e che è seguito da un’antologia di scritti, alcuni dei quali inediti (Il principe di Canosa, profeta delle Due Sicilie, Il Giglio, Napoli 2018, p. 150, € 15).

Infine va segnalata la recentissima pubblicazione della raccolta completa dei dialoghi di Monaldo Leopardi (Tutti i Dialoghi, Solfanelli, Chieti 2019, p. 304, € 18), il quale decise di combattere le seduzioni della stampa rivoluzionaria, con una serie di “scritti sani” per spiegare anche al pubblico più semplice i principi basilari di morale e politica. Così, per commentare i movimenti rivoluzionari del 1830 e 1831, Monaldo Leopardi pubblicò alcuni Dialoghetti che potevano raggiungere un pubblico vastissimo. Il successo fu immediato: moltissime le edizioni che si susseguirono – a volte anche all’insaputa dell’Autore – e che spinsero il conte Leopardi a continuare sulla via intrapresa e a scrivere altri dialoghi, pressoché dimenticati, ma ora finalmente raccolti in un unico volume.

Tre diversi autori, tra diversi modi di esprimersi, un unico fine: quello di combattere – con la penna anziché con la spada – per l’Ordine contro la Rivoluzione.

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