Coniugi cristiani e figlio in grembo lapidati e bruciati vivi

Pakistan 2Accuse pretestuose, fondate solo su illazioni: per questo una folla inferocita, composta da circa 400 persone, ha prima lapidato con mattoni, poi bruciato vivi due coniugi pachistani cristiani, Shahzad Masih, di 28 anni, e sua moglie Shama, di 25, peraltro incinta. Tutto questo è avvenuto nel villaggio di Chak, distretto di Kasur, a 60 chilometri da Lahore, nella provincia del Punjab, presso la stessa fabbrica, ove lavorava l’uomo, fabbrica di proprietà di un musulmano, Yousaf Gujjar.

Domenica scorsa la donna è stata vista bruciare alcuni oggetti appartenuti al padre defunto, tra cui anche diverse carte, pare pagine relative a incantesimi e formule magiche. Ma i suoi aguzzini l’hanno accusata di avere, in realtà, bruciato pagine del Corano: da qui l’accusa di blasfemia sollevata dallo stesso datore di lavoro del marito, che aveva maturato nei suoi confronti un piccolo debito, non avendo potuto ultimamente lavorare a tempo pieno, perché malato. Debito, per il quale era già stato selvaggiamente aggredito nella propria abitazione.La coppia era poi stata in via preventiva sequestrata e rinchiusa in una stanza nelle vicinanze dell’azienda. Da qui la tragica e crudele escalation di violenza. Gli autori del triplice omicidio (tenendo conto anche del bimbo in grembo) sono poi fuggiti, facendo perdere le proprie tracce. La polizia sinora ha fermato ed interrogato una cinquantina di persone, incredibilmente però ancora mancherebbero incriminazioni ufficiali.

I quattro figli della coppia si troverebbero al momento in una località sconosciuta, ma non si hanno loro notizie. Secondo il Vescovo di Islamabad/Rawalpindi, mons. Rufin Anthony, si sarebbe di fronte ad «un fatto tragico, una presa in giro del sistema giudiziario». In Pakistan i cristiani rappresentano solo l’1,6% del totale della popolazione – oltre 180 milioni di abitanti -, al 97% musulmana.

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