Cina. Aborto forzato al settimo mese

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Bambini CinesiAvevano già un figlio, e per la legge cinese non potevano averne un secondo. La coppia sperava che nessuno se ne accorgesse, ma un vicino di casa ha fatto la soffiata agli ufficiali della Pianificazione Familiare. Per tenere il figlio in più dovevano pagare un multa di 3mila euro, che non possedevano.
Risultato: il vicino ha preso una ricompensa per la sua delazione e la donna è stata costretta ad abortire al settimo mese.
Il padre, per protesta, ha diffuso on line le foto del feto.

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27 marzo 2013
Cina: orrore, aborto forzato a 7° mese
Ong Chinaid, la donna ha gia’ un figlio, foto feto online

(ANSA) – SHANGHAI, 27 MAR – Ancora un caso di aborto forzato in Cina. Secondo quanto riferisce Radio Free Asia, una donna di 33 anni, nella provincia orientale dell’Anhui, e’ stata costretta dalle autorita’ ad abortire al settimo mese di gravidanza. Secondo le scarse informazioni disponibili fornite da ChinaAid, una ong con sede negli Usa, la donna avendo gia’ un figlio, avrebbe violato la legge del figlio unico. Foto che ritraggono il feto di sette mesi si sono rapidamente diffuse online, suscitando orrore.

Fonte: Ansa


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28 marzo 2013
Cina: aborto forzato al settimo mese, il papà per protesta mette la foto sul Web

La gravidanza procedeva bene ma era illegale. Lu (il nome è di fantasia), 33 anni, e suo marito avevano già un figlio e in Cina è proibito averne di più. Però lei era rimasta incinta inaspettatamente e la coppia aveva sperato che il fatto passasse inosservato. Invece no. La spiata di un vicino, adeguatamente ricompensata dallo Stato, ha messo in moto gli ufficiali della pianificazione familiare della provincia orientale dell’Anhui. Per salvare il bambino Lu e suo marito avrebbero dovuto pagare una multa pari a tremila euro, una somma che non possedevano. A quel punto venerdì scorso per ordine delle autorità il feto è stato abortito con un’iniezione letale. Lu era al settimo mese e il bambino era ormai totalmente formato, probabilmente sarebbe già stato in grado di sopravvivere fuori dal ventre materno.

Il padre disperato per protesta ha scattato una foto del cadavere e l’ha postata su Internet “Penso che se abbiamo violato la quota sulle nascite le autorità avrebbero dovuto prendersela con noi che siamo adulti e non con un neonato innocente. Così hanno messo fine alla sua vita” si è sfogato l’uomo. Subito l’immagine ha fatto il giro del mondo, suscitando lo sdegno e l’orrore per una legge che in 40 anni ha prodotto più di 300 milioni di aborti.


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Nonostante le numerose campagne contro gli aborti forzati il fenomeno è nel paese ancora molto diffuso. Lo scorso giugno aveva sollevato molto clamore il caso di un’altra donna incinta all’ottavo mese di gravidanza costretta ad abortire.
La “politica del figlio unico” è stata imposta in Cina nel 1980 per evitare l’esplosione della bomba demografica ma le famiglie numerose erano scoraggiate già dal 1971. Da allora ad oggi i medici cinesi hanno praticato 336 milioni di aborti e hanno sterilizzato 196 milioni di uomini e donne. La legge ha causato anche uno squilibrio di genere: i maschi sono 34 milioni più delle femmine, perché quando una coppia scopre di aspettare una bambina, sapendo che poi non potrà avere un altro bimbo, spesso ricorre a un aborto selettivo. Chi infrange la legge è punito con una multe salate che variano a seconda della zona a Pechino si può arrivare fino a 300 mila yuan (35 mila euro). Ci sono dei genitori che non potendo pagare nascondono il piccolo, non lo registrano condannandolo a una vita clandestina.

Negli ultimi tempi l’«Agenzia per lo sviluppo economico» ha raccomandato un allentamento della politica: entro il 2015 dovrebbe essere consentito a tutte le coppie di avere un secondo figlio. Lo speriamo tutti.

di Monica Ricci Sargentini


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Fonte: Prolife News

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