Che cosa succede nei Balcani

Che cosa succede nei Balcani
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Le elezioni parlamentari che si terranno in Serbia nelle prossime settimane vanno monitorate. L’opposizione al governo uscente di Vucic, nettamente filorusso, segnala partiti socialisti-populisti e, ai minimi, presenze filo-europee. Le elezioni saranno comunque rivelatrici perché Vucic usa come leva le sue rivendicazioni sul Kosovo analogamente a come ha fatto Putin per l’Ucraina, percepita come ‘cuore’ storico della Federazione Russa; allo stesso tempo, Putin può accendere il focolare serbo per distogliere le attenzioni (come è stato il caso per il Medio Oriente) dall’Ucraina, sottraendo forze occidentali lì impiegate. Vediamo di capire meglio.

Nei Balcani occidentali la Russia ha dispiegato la sua intelligence sovversiva e psicologica traendo vantaggi competitivi dalle divisioni etniche, sostenendo i sentimenti nazionalisti più estremi e bloccando i programmi di riforma europei. David Shedd e Ivana Stradner hanno scritto su Foreign Affairs recentemente: «Russia e Serbia hanno miti fondativi radicati nei territori che aspirano a conquistare. Molti nazionalisti russi fanno risalire la civiltà russa a un principe che governava da quella che oggi è Kiev. Molti serbi credono che il loro Paese debba riprendere il Kosovo perché esso è la sede di innumerevoli monasteri ortodossi e fu il sito della battaglia del 1389 che diede vita allo Stato serbo».

Ma al di là del conflitto nel senso proprio del termine, la Serbia è la propaggine russa più vicina all’Europa meridionale e da tempo intossica l’opinione pubblica del continente. Teniamo presente che a Belgrado i cinesi costruiscono reti di sorveglianza con telecamere alla stregua di quanto fanno nella loro atea nazione col progetto Occhio di Falco; e che l’autostrada che collega il porto del Montenegro al cuore della Serbia è stata costruita con i soldi cinesi, e la relativa trappola del debito. In sintesi, Pechino tiene la Russia; la Russia controlla i Balcani; Pechino ha i Balcani.

Ma vediamo un caso eclatante di disinformazione protratta nel tempo e generata sul web dai francesi basati in Serbia, la piattaforma Thinkerview. Ha un formato massiccio, con interviste in media di due ore per ciascun invitato, che negli ultimi 4 anni ha adunato una serie di figure quali: l’ex direttore della sicurezza estera Alain Juilliet; ex agenti come Alain Chouiet e Berillio 614 – che dovevano promuovere i loro libri; ‘onorevoli collaboratori’ dell’intelligence economica come Maxime Renahy; l’ex direttore della sicurezza interna Bernard Squarcini; l’ex amministratore delegato Alstom, Pierucci.

La Federazione Russa sta quindi lavorando l’Europa lungo tutto il fianco occidentale, anche prescindendo dall’Ucraina. A nord si agita la questione migratoria; a sud, si riaccendono i fuochi dei Balcani che si propagano facilmente in Europa. Come visto i canali social europei, Youtube in primis, sono popolati densamente da figure immaginarie, i bot, che sfilettano di continuo nei commenti a contenuto generalmente occidentale delle battute sarcastiche, acri, condite nella fucina di un Dostoevskij d’accatto, oltre a più lunghe articolazioni che seminano il panico per quanto riguarda dietrologie, flussi migratori, soprattutto vaccini. L’operazione russa si fa più letale e specifica quando è graduata nell’ombra o, scrisse George Kennan, quando vediamo il Cremlino occuparsi, come la Chiesa, di concetti ideologici «che hanno validità a lunga scadenza, e può permettersi di essere paziente. Qui circospezione, flessibilità e inganno sono le virtù più preziose e più rispondenti alla mentalità orientale» (“Le origini della condotta sovietica”).  Kennan proseguiva dicendo che l’azione politica russa è una corrente fluida che si muove costantemente verso un determinato fine, riempiendo ogni recesso che si presenti nel bacino del potere mondiale. Per quanto riguarda l’Europa, la Federazione Russa lavora il fianco meridionale appoggiandosi in primo luogo alla Serbia, trionfando dei facili sentimenti anti-NATO; ma non solo, come ha scritto Marco Rota: «Russia e Serbia usano i sentimenti religiosi come strumenti di influenza nei Paesi a densità ortodossa. Mosca e Belgrado si supportano a vicenda nel resistere a qualsiasi processo che potrebbe diminuire il loro potere politico, economico, sociale» (La guerra ibrida di Putin).

Ma la paura europea su cui gioca la Russia è la questione migratoria che non è soltanto di pertinenza dell’Europa mediterranea e fa venire il mal di pancia soprattutto al blocco Polonia e Stati baltici. Nel solo novembre 2023, in Finlandia, si è registrato l’ingresso di circa 880 migranti e rifugiati, un dato oltremodo incongruo rispetto alle statistiche dello Stato nordico. Come riferito dal Guardian lo scorso 23 novembre, inoltre, il Ministro della Difesa estone ha usato parole ben calibrate: «Per quanto concerne il flusso di migranti, si tratta di qualcosa orchestrato dallo Stato. In Russia v’è una zona di confine a cui non si può accedere senza permesso da parte dell’FSB [agenzia di controspionaggio interno]. Allora è un caso che centinaia di migranti abbiano finito per giungere su un unico punto di attraversamento, in inverno, con le biciclette? Siamo seri».

Per il Ministro della Difesa estone, che ricarica dopo analoghe osservazioni da parte finlandese delle settimane precedenti, si tratta di immigrazione illegale impiegata come arma. È bene ricordare che i Paesi baltici conoscono bene sia lo scopo che l’entità delle operazioni della Federazione Russa. Ricordiamo che il fallito golpe del 1991 dell’unità Alpha del KGB (antenato dell’FSB, ma è più che altro questione di etichette) doveva partire proprio dall’Estonia. E teniamo presente che le operazioni russe tendono a ricercare e svolgere le narrazioni, a rintracciare gli aspetti e gli schemi psicologici e mentali delle persone, coi loro stili di vita, le loro questioni sociali del momento (migranti, soprattutto), infine i loro sentimenti. In questo la Russia rimane sideralmente lontana dall’Occidente che ricerca fatti obiettivi e informazioni per monitorare potenziali minacce e prevenire le relative conseguenze. Come riportato nello studio Hybrid Warfare (L’Aia 2018): «la sfida principale non è tanto che i media e i servizi di sicurezza russi abbiano nuovi mezzi sofisticati per influenzare l’opinione pubblica tedesca o europea; è così che usano e promuovono sentimenti contro Stati Uniti, Europa, media, establishment e migranti. La maggior parte degli elementi delle narrazioni spinte avanti dalla Russia già esistono in segmenti vieppiù crescenti delle società europee i quali criticano l’inabilità delle élite governative nel risolvere i problemi economici e globali». Gracian insegnava che «la vera capacità consiste in due facoltà eminenti e poco conosciute: la pronta intelligenza e la maturità di giudizio». La comprensione precede la risolutezza, diceva, solo quando si è prudentemente intelligenti. Chissà che non emerga questa consapevolezza del pericolo anche per l’Italia, tanto vicina (geograficamente) alla Serbia.

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