Censure neutrali

(di Francesco Agnoli su Il Foglio del 24/11/2011) Il fastidio dei “laici” di fronte a un’ecografia e a un feto che (orrore) ha un cuore che batte.
Il bello della cosiddetta “bioetica laica” – quando l’espressione designa la visione degli atei rocciosi, duri e puri – è che non esiste. Se ne parla, se ne discute con calore, ci sono persino persone che ne hanno tratto libri.

Eppure si tratta di un fantasma, di qualcosa che si riassume in un motto semplicissimo, che suona così: “Ognuno faccia quel che cavolo vuole”. Oppure, per usare un’espressione più aulica di Gabriele D’Annunzio: “Abolisci ogni divieto”. Accanto a questo motto, se ne potrebbe affiancare un altro: “Me ne frego”. Della morale, degli altri, della differenza tra giusto e ingiusto, tra vero e falso.

Esagerazioni? Discutevo con uno di questi “laici” (termine, lo so, assai improprio, ma ormai di uso comune), chiedendogli: “Ma allora, per voi abortire è giusto o sbagliato? E se talora è giusto, quando lo è e quando non lo è?”. Risposta: “Per me se uno ritiene giusto abortire, è bene che lo faccia; se invece non lo ritiene giusto, allora va bene così, non lo faccia”.

Stessa risposta di fronte a ogni altro dilemma bioetico. La parole magiche sono: autodeterminazione, libertà, diritti civili… Ma il senso, a conti fatti, è sempre quello di cui sopra. Recentemente Massimo Teodori invocava sul Corriere della Sera il dialogo tra laici e cattolici. Intimava ai cattolici – questo è il suo concetto di dialogo – di rinunciare ai principi “non negoziabili”. A sostegno del suo ragionamento, affermava: “Uno stato laico è per sua definizione neutrale”. E subito aggiungeva: “Questo non significa affatto che lo stato sia privo di valore e idealità”. Invece lo stato neutrale, come lo intende Teodori, significa proprio questo. Che non vi sono né valori né idealità condivisi, oggettivi, e per questo “non negoziabili”.

E’ in buona compagnia: come per Singer, Engelhardt, Veronesi, Mori (per citare i più famosi “bioeticisti laici”) nulla è per lui veramente vietato, perché nulla, a conti fatti, è bene e nulla è male. Eutanasia? Se uno la desidera… Aborto? Se i genitori vogliono… Il fatto è che gli atei coerenti verificano il detto di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”. Se Dio è assolutamente negato, infatti, non rimane che essere “fedeli alla terra”, come diceva Friedrich Nietzsche. Essere, cioè, immuni da un giudizio superiore, “celeste”, che trascenda il singolo individuo e la sua volontà.

Fedeli alla terra, in ultima analisi, significa infatti fedeli alle circostanze fuggevoli, alle voglie e all’utile del momento, a se stessi. Recentemente, in Russia, lo stato, di fronte allo sfacelo demografico (più aborti che nascite), ha imposto l’informazione prima di ogni aborto: la donna deve sapere a quali rischi sta andando incontro e che cosa accade al bambino. “Sapere per deliberare”, direbbero i radicali, se si trattasse di altro. In questo caso no. Tutti i cosiddetti laici, compatti, hanno cominciato a urlare: scandalo, assurdo, un caso di oscurantismo clericale!

Eppure il bimbo che compare sullo schermo dell’ecografia sembra dire, come il Dio di Manzoni al cuore dell’Innominato: “Io sono, però”. Similmente alcuni mesi orsono, in Texas, il governo federale ha approvato una legge che impone alle donne che intendono abortire negli ospedali di sottoporsi a un’ecografia obbligatoria. L’ecografia non è il confessionale, non è uno strumento inventato dal Papa, è un apparecchio che mostra la realtà.

Eppure, anche qui, “democratici”, femministe, bioeticisti laici di ogni tipo hanno parlato di “intrusioni” inaccettabili. Il Fatto quotidiano ha spiegato, fortemente scandalizzato: le donne “saranno inoltre obbligate a prendere visione delle immagini generate dall’esame, a consultare un medico, ad ascoltare il suono del battito cardiaco del feto”. Che al feto batta il cuore, è soltanto un fatto, ma a qualcuno dà fastidio: non si deve sapere. Altrimenti crollerebbe il principio del “faccio ciò che voglio”, e anche i “valori e le idealità” teodoriani farebbero brutta figura.

L’ecografia è intrusiva, l’aborto no L’ecografia è “inutile”, ha dichiarato un deputato avverso; un altro ha urlato che si tratta di una “procedura molto intrusiva” (l’ecografia, si badi, quella con il gel sulla pancia, non l’aborto, quello con la pompa che aspira e tritura il concepito). Il Fatto ha poi voluto sottolineare che non è prevista l’obiezione di coscienza per i medici che “scelgano di non imporre l’ecografia alle donne”.

Certi giornali vorrebbero riconoscere l’obiezione a chi non vuole usare l’ecografia, ma negarla a chi non vuole uccidere un feto. Misteri della bioetica laica. E se qualcuno obbiettasse “ma non vedete che rifiutate di vedere la realtà?”, la risposta sarebbe pronta e articolata in due punti (è sempre così): 1) sei un maledetto credente integralista che vuole imporre agli altri la sua religione; 2) sei contro l’“autodeterminazione”, che uno stato laico deve sempre garantire.

Del tutto inutile far notare che: 1) l’ecografia non è monopolio dei credenti; 2) l’autodeterminazione del feto, di quella creatura viva il cui cuore già batte, è sacrificata dagli abortisti in nome dell’ “autodeterminazione del più forte”. Che è tutto ciò che rimane quando si tolgono di mezzo i “principi non negoziabili” (anche se Rosy Bindi e i “cattolici adulti”, molto più di Teodori e compagnia, fanno finta di non capirlo).
Francesco Agnoli

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