Atei ad Assisi

(di Caius su “Libertà e Persona” del 27/10/2011) L’idea del papa di invitare ad Assisi degli atei è importante: non perchè qualcuno creda veramente, spero, che da un incontro siffatto possa nascere qualche conversione ma quanto perchè vuole significare che non sono le religioni, molto diverse e contrapposte, a metterci insieme, ma semmai il nostro essere uomini. Però, questi atei scelti dal cardinal Ravasi, lasciano per lo meno perplessi.

Il primo è il prof. Remo Bodei. Favorevole all’aborto. Si legga qua:
“Se si sceglie invece subito dopo l’inizio del concepimento, di poter abortire, io credo che sia una posizione difendibile, ma non sul piano privatistico del vecchio slogan: “L’utero è mio e lo gestisco io”, perché quello francamente mi sembra un’impostazione privatistica della vita.

In fondo la vita è in noi, – e questo è l’aspetto condivisibile forse dell’esperienza religiosa -, la vita è in noi senza che noi ce la siamo data. Noi non siamo padroni completi della vita e applicare il concetto di proprietà alla vita mi sembra qualcosa di stridente. Detto questo, però, la volontà, le condizioni, le scelte degli individui, che sanno come vanno le cose, vanno rispettate.

Anche perché tra le due parti del mondo ormai c’è uno squilibrio. Nelle zone ricche del mondo il problema è la fertilità. Voi sapete che in Italia siamo uno dei paesi a più bassa natalità. Dopo il 1965, il baby boom siamo in calo e rimpiazzo sarebbe di due a due: nascono due persone e muoiono due persone. Attualmente è di 1,1. Vuol dire che la popolazione italiana nel giro di qualche decennio diminuirà di diversi milioni: sei, sette, dieci milioni.

Quindi c’è un problema di considerare l’uomo anche come una risorsa. Nelle altre parti del mondo invece il problema non è la fertilità, ma il contrario, cioè il problema è di limitare le nascite e là veramente si tratta di una bomba demografica. (http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=207)”.

Insomma, aborto sì, ma meglio in Africa che da noi: è una questione di demografia… Ottimo: chissà che dialoghi!

L’altra è Julia Kristeva, cui il Corriere dedica due paginate. Costei oltre a parlare di un umanesimo lontanissimo dal cristianesimo, espone un concetto di legge che è il contrario di quello della legge naturale. Poi afferma che “l’umanesimo è un femminismo” e cita con entusiasmo una distruttrice dell’idea di famiglia e di donna come Simone de Beauvoir! Quanto a Teresa d’Avila sarebbe donna non della Contro Riforma ma anticipazione del secolo dei lumi. Sarà…

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