Anche il Vescovo di Getafe denuncia gli ‘errori dottrinali’ di Padre D’Ors

Padre D'OrsMons. José Rico Pavés, Vescovo ausiliare di Getafe, ha pubblicato sulla rivista Vida Nueva un articolo in risposta a quanto scritto precedentemente su quello stesso giornale da padre Pablo D’Ors, autore di romanzi d’amore, recentemente nominato membro del Pontificio Consiglio della Cultura presieduto dal Card. Ravasi. Padre D’Ors (nella foto) è stato accusato di aver concentrato in poco spazio una serie di «errori dottrinali con conseguenze drammatiche per la vita cristiana». Tra l’altro, ironia della sorte, proprio lo stesso giorno in cui L’Osservatore Romano pubblicava un suo pezzo.

Cos’è accaduto, esattamente? Mons. Pavés ha affermato di aver letto «con tristezza e preoccupazione» il testo di padre D’Ors, dal titolo «C’è qualcuno nella Chiesa che osa?», specie stante l’autorevolezza che il nuovo incarico e lo stato sacerdotale conferiscono allo scrivente. Qualche esempio? Senza fornir la minima spiegazione, né dati che suffraghino la sua tesi, padre D’Ors sostiene in modo apodittico che «i Sacramenti non significano quasi nulla per la maggior parte di quelli che vi partecipano», che «molti degli atteggiamenti di sacerdoti e laici durante la celebrazione eucaristica sono fondamentalmente magici, non religiosi», che la dottrina dell’ex opere operato avrebbe svincolato il soggetto dal segno, degenerandolo e reificandolo, che l’Eucarestia è un «simbolo di Dio», per cui non avrebbe senso custodirla nel tabernacolo, infine ch’è proprio di una mentalità magica pensar che Dio sia più presente nel tabernacolo che fuori.

Come se non bastasse, Padre D’Ors ha dichiarato anche come, a suo giudizio, i Sacramenti siano «simboli e riti di valore universale, adatti a tutti, cristiani e non», mostrando il Cristianesimo «come una religione ed un umanesimo inclusivo, quindi non escludente né esclusivo». E’ evidente come tali convinzioni vadano contro punti fondamentali e dogmi ineludibili della fede cattolica, disconoscendo l’insegnamento della Chiesa sulla presenza permanente di Cristo nell’Eucarestia: «Com’è possibile – si chiede il Vescovo Pavés – che, a quasi cinquant’anni dall’enciclica Mysterium Fidei del 3 settembre 1965, si perseveri nel diffondere oggi» quegli stessi gravi errori dottrinali «già respinti da Paolo VI? Di questi tempi, questa può essere l’unica audacia necessaria: credere con la Chiesa, credere nella Chiesa».

In quell’enciclica, Paolo VI ricorda, infatti, come il Mistero Eucaristico sia «il cuore ed il centro della Sacra Liturgia» (n. 3), come il simbolismo non spieghi «esaurientemente il modo della presenza di Cristo» nella S.Messa, come non si possa negare la «mirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel Corpo e di tutta la sostanza del vino nel Sangue di Cristo», come non si possa supporre che, «nelle Ostie consacrate e rimaste dopo la celebrazione del sacrificio della Messa, Nostro Signore Gesù Cristo» non sia «più presente» (n. 11). Del resto, specifica l’enciclica, «che in questo Sacramento sia presente il vero corpo e il vero sangue di Cristo, non si può apprendere coi sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia all’autorità di Dio» (n. 18). Quando c’è, la fede… Mettendo in dubbio, padre D’Ors, tali verità, è legittimo chiedersi in cosa egli creda.

Parole forti, dure, quelle pronunciate da mons. Pavés, parole che fanno però il paio con la condanna già espressa giorni fa da mons. José Ignacio Munilla, Vescovo di San Sebastián, dai microfoni di Radio Maria. Del resto, in passato padre D’Ors ha già rilasciato affermazioni estremamente critiche, dichiarandosi un fautore del «celibato opzionale» per i preti, del sacerdozio femminile e via dicendo. Solo una domanda: si è certi che, con tali disposizioni d’animo, sia la persona più indicata per far parte del Pontificio Consiglio della Cultura?

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