Colombia: adozioni gay, la Corte Costituzionale dice “ni”

Corte CostituzionaleLa Corte Costituzionale della Colombia ha votato. E ha detto no. Malauguratamente con un distinguo di troppo. Le “coppie” omosessuali non possono adottare – ha dichiarato -, a meno che – e qui sta il vulnus – il provvedimento non riguardi il figlio biologico di uno dei due partner “stabili”.

Non si tratta certo di una vittoria, benché sia stata presentata come una «riduzione del danno». La logica seguita, la solita, quella del compromesso, del colpo al cerchio ed alla botte, non solo non paga, ma alla fine giustifica tutto.

La Cec-Conferenza Episcopale Colombiana – per bocca del suo Presidente, mons. Luis Augusto Castro – non si è detta, né poteva dirsi «del tutto soddisfatta» della sentenza, poiché «è sempre una sconfitta il fatto che un bimbo» rischi di avere «due mamme e due papà». Il problema, ha aggiunto, è che «tre mamme non fanno un papà e tre papà non fanno una mamma». Nelle scorse settimane, alla vigilia del voto dei magistrati della Corte, i Vescovi del Paese avevano già evidenziato come numerosi studi scientifici esprimano «molti dubbi sull’idoneità dei genitori dello stesso sesso a dare ai bambini un adeguato sviluppo psico-affettivo» e un’adeguata «integrazione sociale». Ed avevano aggiunto, quasi prevedendo l’esito della votazione: «L’adozione per persone dello stesso sesso non può essere considerata un modo adatto per garantire i diritti dei bambini neppure nel caso in cui il minore sia figlio biologico di uno dei due componenti della coppia omosessuale», in quanto «i bambini e le bambine hanno il diritto di crescere e di svilupparsi integralmente all’interno di una famiglia formata da un padre e da una madre di sessi biologicamente diversi e complementari».

La decisione della Corte Costituzionale colombiana non ha soddisfatto nemmeno la forma, giungendo a collisione con l’art. 42 della stessa Costituzione, laddove definisce esplicitamente la famiglia come «l’unione tra un uomo ed una donna», evidenziandone la qualità d’esser essa un «nucleo essenziale della società». Per questo, i Vescovi ritengono illegittimo soppiantarla «con altre forme di convivenza», in quanto «la democrazia non progredisce con imposizioni unilaterali», che ignorino «i valori etici, sociali e religiosi dei cittadini».

Ma l’amaro in bocca è rimasto anche alle lobby Lgbt, che viceversa speravano in una vittoria piena. Per almeno due motivi. Il primo, la Corte aveva già approvato in passato la possibilità per gli omosessuali di adottare bambini in forma individuale ovvero come “single”. Il secondo, considerando i precedenti: lo scorso agosto una donna, partner della madre biologica, era già stata autorizzata ad adottarne la figlia. Le loro aspettative erano forti, ma anch’essi se ne sono andati delusi.

Insomma, alla fine non vi sono stati vincitori, soltanto vinti ovvero i bambini, in particolare quelli che saran costretti ad essere “adottati” per legge da un “mammo” o da una “babba”. Una farsa. Purtroppo.

Donazione Corrispondenza romana