Accusa sigla islamica, minacce e pugni al direttore IUT

IUT

Si era opposto ad un’associazione musulmana, accusandola di «proselitismo». Ma non solo. Per questo e molto altro, il prof. Samuel Mayol viene periodicamente minacciato di morte con lettere anonime, scritte in arabo. In una di queste missive si è fatto riferimento anche ad una presunta fatwa emessa contro di lui, contro sua moglie e contro i suoi figli. In un’altra si vede una sua foto in bianco e nero con una croce tracciata sulla fronte e la parola «morto». In un’altra ancora si fa appello «a tutti i musulmani, affinché ti puniscano. Devi pagare: te, i tuoi familiari, i tuoi bambini». In merito la Procura di Bobigny ha già avviato indagini preliminari.

Samuel Mayol è direttore dello IUT-Istituto Universitario di Tecnologia di Saint-Denis, uno dei più grandi complessi di questo genere in Francia, strettamente dipendente dall’Università Parigi-XIII. Qui si è fatto molti nemici: dopo alcune assenze sospette da parte di alcuni professori, le sue verifiche lo hanno portato a scoprire e a denunciare un sistema d’impiego fittizio, impiantato dentro le mura accademiche da Rachid Zouhhad, ex-responsabile del Dipartimento di Tecniche Commerciali. Lui ha sempre proclamato la propria innocenza, ma è stato destituito dal suo incarico su decisione del consiglio d’amministrazione dell’ente, decisione approvata dal Tribunale amministrativo di Montreuil. L’allarme era stato lanciato dagli studenti, esasperati dal protrarsi della pesante situazione: in pratica, sarebbero stati stipulati contratti con docenti precari (avvocati, commercialisti ed altri, in alcuni casi anche parenti di Zouhhad), benché questi non avessero mai tenuto né lezioni, né corsi. Altri erano stati assunti per materie non previste dai programmi della Pubblica Istruzione. Smascherato anche un docente interno, che aveva chiesto 200 ore di straordinario, pur non avendo mai nemmeno raggiunto – e tanto meno esaurito – il suo monte-ore annuo. In tutto, si sono computate 4.800 ore di lezione per un totale di 200 mila euro.

Non solo: Mayol, dopo un lungo braccio di ferro, si è scontrato con un’associazione studentesca denominata «L’apertura», sospettata di «proselitismo». Ufficialmente si sarebbe dovuta occupare solo di gite e viaggi, ma una vendita di panini halal organizzata nell’atrio dello IUT ha spinto il direttore a porvi immediatamente fine. I rapporti si sono definitivamente incrinati, quando Mayol ha chiesto a tale sodalizio di restituire la sede, l’unica disponibile in tutto l’istituto, e condividerla anche con altre sigle. Inquietante il fatto che, proprio il giorno stabilito per un incontro tra la direzione e l’associazione per un chiarimento in merito, si sia diffuso un allarme-bomba, rivelatosi poi totalmente falso, ma sufficiente per far evacuare l’intero quartiere e soprattutto per far saltare l’appuntamento. Le indagini condotte nel complesso hanno permesso alla Polizia di individuare una borsa, contenente una cinquantina di tappetini per la preghiera del venerdì, appoggiati ad un muro.

Lo scorso 21 maggio Mayol è stato aggredito e preso a pugni da due individui nel IX arrondissement di Parigi. E’ capitato in circostanze misteriose, come da lui stesso denunciato in commissariato. Ciò che ha convinto le forze dell’ordine a metter sotto scorta lui e la sua famiglia. Per far luce su quest’ultimo episodio di violenza, gli agenti di Polizia si sono recati nella sede del Grand’Oriente di Francia, di cui Mayol è membro dal 2012. Qui, alla sua uscita, ha avuto luogo l’assalto, dopo una riunione svoltasi all’interno. Gli inquirenti hanno interrogato il gran maestro della loggia, per capire se potesse esser stato proprio un massone a rivelare gli spostamenti della vittima, convintissima che si sia trattato di un’azione premeditata. Pare che altri due docenti dello IUT, con cui Mayol si è trovato in aperto conflitto, facciano parte della stessa loggia.

Certo, la maggioranza del corpo docente gli ha manifestato la propria solidarietà, anche con una petizione di sostegno e con assemblee generali. E’ stato diffuso anche un comunicato, che se la prende con «un sedicente movimento islamista all’interno dell’Istituto, che stigmatizza l’intera comunità accademica e che così facendo attenta alla sicurezza ed al buon funzionamento dell’istituzione». Che però qualcosa non quadri, è evidente. Come lo stesso Mayol ha dichiarato nel corso di un’intervista, concessa recentemente all’emittente iTélé. Dove si è limitato a parlare delle minacce di morte ricevute, dell’auto più volte danneggiata e dei difficili rapporti con l’associazione «L’apertura», prendendo da qui spunto per un affondo sul concetto di «laicità in pericolo». Ma è evidente come la questione sia più complessa e confusa, checché ne dica il presidente dell’Università Parigi-XIII, Jean-Loup Salzmann, convinto che si tratti di «episodi del tutto disgiunti tra loro», ritenendo anzi «scomodo e addirittura pericoloso fare amalgami». Pericoloso… perché?

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