A proposito della Marcia per la Vita: “ognuno pensa a curare solo il proprio orticello”

(di Corrado Gnerre) Sono stufo. Stufo di ciò che sta accadendo (e di ciò che è già accaduto). Credevo che l’importante (per esigenza di giustizia) fosse il lottare per il trionfo della verità sempre e comunque. Credevo che l’amore per la Verità impedisse qualsiasi tentazione ideologica, qualsiasi tentazione cioè di asservire la verità al proprio criterio e alla propria personale lettura della realtà. Mi rendo conto che ciò non è avvenuto né sta avvenendo nel mondo cattolico italiano.

Domenica c’è stata la Marcia per la Vita. Un successo! Chi lo nega, mente a se stesso e agli altri. Sono di una città, Benevento, che (non per merito mio, ma di un grande apostolo della vita, l’ingegner Carlo Principe) è riuscita a portare a Roma ben dodici pullman. C’erano circa quindicimila persone ad una manifestazione tutta basata sul volontariato e la generosità.

Il cui unico scopo è stato quello di testimoniare l’amore alla vita e la denuncia dell’aborto come abominevole delitto, così com’è affermato anche dal Concilio Vaticano II, Concilio che viene citato, spesso a sproposito, per teorizzare il dialogo Cristianesimo-mondo. Certo, la Marcia per la Vita di Roma è stata anche una testimonianza che potesse servire non solo “fuori” la Chiesa ma anche “dentro” gli ambienti cattolici, dove –lo si sa- molti credenti tendono facilmente a dimenticare i cosiddetti “principi non negoziabili”. E anche chi non riconosce questo problema, nega a se stesso e agli altri.

Eppure c’è stato chi ha preteso definire tale manifestazione come “neopagana” e contro il Papa. E questo è stato detto non dalle pagine di un qualsiasi giornale laicista, ma da Il Sussidiario, noto sito on-line di area ciellina. Ora, non voglio soffermarmi sull’assurdità di simili affermazioni, che, prima di essere offensive sono ridicole. Ce li vedete il cardinale Burke, presente alla Marcia, e il cardinale Comastri, che ha celebrato la Messa in San Pietro per i partecipanti alla Marcia, come neopagani e contro il Papa? E non voglio nemmeno soffermarmi nell’elencare le citazioni magisteriali dove non si fa alcuno sconto né all’aborto né tantomeno a tutte le leggi che lo rendono più o meno legittimo (dunque anche alla legge italiana 194/78). Di citazioni ce ne sono tante (basterebbe prendere solo l’Evangelium vitae di Giovanni Paolo II). E’ su altro che sono voluto intervenire.

Il punto (più grave!) è questo: abbiamo dimenticato cosa significa servire la giustizia e la verità. Temiamo di essere individualmente scavalcati. Temiamo che le nostre iniziative possano essere meno incisive e vincenti rispetto ad altre, pur essendo accomunate dagli stessi obiettivi. Sorvoliamo sui fatti e sulla loro decisiva sentenza. Ma se finora strategie di accettazione graduale delle leggi abortiste hanno portato dove hanno portato perché non accettare anche altri tipi d’interventi? Perché colpire testimonianze sincere, chiare e decise come quelle che sta assumendo un certo popolo pro-life sempre più numeroso anche in Italia? Cosa fa davvero paura? Forse il dover rivedere certe posizioni? Forse il dover riconoscere anche certi personali e storici errori? Forse il dover capire che quando si tratta di difendere il valore fondamentale della vita la moderazione e il compromesso non pagano?

Sono stufo. Lo ripeto. Sono stufo di un mondo cattolico che è disposto a dialogare anche con chi è lontano (e va bene), ma non vuol farlo con chi è vicino (e va male) forse perché quest’ultimo può minare la propria visibilità. Di un mondo cattolico disposto a curare più il proprio “orticello” che non servire la Verità e pensare alla gloria di Dio. Uno stile del genere è solo la codardia del proprio personalismo. E’ una responsabilità enorme che ci si prende dinanzi a Colui che è arrivato perfino a rinnegare la sua natura divina pur di salvare ognuno di noi.

Corrado Gnerre e il Cammino dei Tre Sentieri … convintamente presenti alla Marcia per la Vita 2012

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