A Parigi, purtroppo, qualcuno non ride più

ParigiOra l’Occidente ha di nuovo paura. Si scopre ancora una volta debole, fragile, impotente contro un nemico invisibile, però feroce, cruento e sanguinario. Soprattutto un nemico coerente con sé stesso e col proprio credo. E scopre anche come non servano le filosofie capziose di fronte a fatti quali l’attentato di Parigi. Orribile, deprecabile, ingiustificabile. Fatti che parlano da soli. Tre uomini coi volti travisati e vestiti di nero – secondo quanto riferito dal Ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve -, armati di kalashnikov e lanciarazzi, hanno provocato 12 morti, tra cui 2 poliziotti, nonché il direttore ed i caricaturisti di Charlie Hebdo, il settimanale satirico sempre pronto a dileggiare la fede – non solo islamica -, il diritto naturale, i valori non negoziabili.

Sulla paternità della strage, c’è poco da aggiungere: si tratta del terrorismo jihadista. Non solo per il fatto che un testimone abbia sentito gli assassini urlare di aver «vendicato il profeta», un altro abbia confermato appartenere essi ad al-Qaeda o perché in un video si sia sentito urlare “Allah akbar”. Avrebbero anche potuto starsene tutti zitti, la matrice sarebbe stata comunque evidente. Solo ora la Francia ha dichiarato lo stato di massima allerta contro il rischio di attentati. Lo stesso, la Spagna. E l’Europa.

La saggezza popolare ha sempre raccomandato di scherzar pure «coi fanti», ma di lasciar «stare i santi», ad indicare come non sia opportuno parlare con leggerezza ed in modo irriverente di Dio e della religione in genere. Perché Charlie Hebdo è certo la rivista, che ha pubblicato le vignette contro Maometto. Ma è anche la rivista, che ha pubblicato vignette blasfeme pro unioni gay. E non dimentichiamoci come la Chiesa Cattolica sia spesso nel mirino di una satira immonda e sguaiata. Segnalavamo proprio pochi giorni fa il caso di José Luis Cortés sul sito Religione Digitale, non privo purtroppo di emuli italiani. Deprecandolo. Se quegli schizzi avessero riguardato Maometto e non Gesù Cristo, anche questa testata sarebbe stata oggetto – e forse bersaglio – delle stesse minacce, che hanno poi condotto a quanto accaduto nella sede di Charlie Hebdo.

Oggi il nostro pianto e la nostra preghiera vanno alle vittime delle stragi esecrabili, da quella compiuta a Parigi a quelle che ogni giorno, nell’indifferenza delle segreterie internazionali, avvengono nel mondo intero, la maggior parte delle quali – lo dicono i dati ufficiali – frutto dell’odio cristianofobico. Ma il nostro pianto e la nostra preghiera si levano anche di fronte alle trasgressioni sistematiche della legge naturale e divina, che si consumano nel silenzio di chi invece dovrebbe levare con forza e coraggio la propria voce contro lo sberleffo dissacratorio ed il nulla sistemico, di cui si nutre un Occidente dimentico delle proprie radici. Se sono questi i «valori della Repubblica», cui il Presidente Hollande ha fatto riferimento nel suo intervento a commento dei fatti, v’è ben poco da salvare e da difendere. Poiché qui non si tratta, come ha detto in modo fuorviante il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, di temere «la libertà di stampa e d’opinione». Si tratta invece di non usare la libertà di stampa e di opinione, per giustificare ed anzi promuovere il nichilismo dominante.

I morti di Parigi sono i morti della follia jihadista, condotta in modo sistematico e programmatico dai miliziani islamici. E forse oggi qualcuno avrà aperto almeno un poco di più gli occhi. Ma i morti di Parigi sono anche le vittime di un Occidente vacuo e svuotato dei propri valori, derisorio e beffardo contro tutto e contro tutti, contro i valori e contro lo spirito. Oggi, purtroppo, c’è qualcuno che non ride più.

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