USA: la «guerra civile» dei cattolici americani contro il secolarismo

La prima contestazione pubblica contro Obama è avvenuta davanti alla Notre-Dame University, nell’Indiana, la più conosciuta università cattolica degli Stati Uniti, che ha conferito, il 17 maggio, una laurea honoris causa in legge al neo-presidente americano.


Contro quello che il mondo cattolico e le organizzazioni pro-life americane hanno definito «lo scandalo di Notre Dame», c’è stata una vera e propria mobilitazione. Nel 2004, la Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha pubblicato un documento – “Catholics in political life” – in cui si afferma tra l’altro che la comunità cattolica e le istituzioni cattoliche non devono rendere onori a coloro che sfidano i principi fondamentali della Chiesa. «Essi – dice il documento – non devono ricevere premi, onori o riconoscimenti che potrebbero suggerire un sostegno alla loro azione». Può ora un’Università cattolica premiare un capo di Stato dichiaratamente abortista? Settanta vescovi americani lo hanno negato e sono scesi in campo unendo le loro a un milione di firme raccolte da una petizione contro la cerimonia di Notre Dame.

Il “New York Times”, in un articolo di Peter Steinfels del 9 maggio, arriva a parlare di «guerra civile» dei cattolici americani contro il secolarismo. Guerra incruenta, naturalmente, guerra culturale, ma guerra, sottolinea il quotidiano, ricordando le parole del vescovo di Kansas City – Missouri Robert W. Finn: «Siamo in guerra». La “Washington Post” del 7 maggio, in un articolo di E.J. Dionne Jr, ricorda invece maliziosamente un articolo dell’“Osservatore Romano”, apparso a firma di Giuseppe Fiorentino il 29 aprile, sorprendentemente benevolo nei confronti del presidente americano. Le affermazioni del quotidiano vaticano, secondo cui in materia morale, «Obama non sembra aver confermato le radicali novità che aveva ventilato», hanno provocato il putiferio nel mondo cattolico americano. Una delle prime misure del neo-eletto presidente è stata infatti la revoca delle misure prese dal suo predecessore per proteggere il diritto alla vita del non nato.

Il presidente Bush aveva tagliato le sovvenzioni destinate a programmi comportanti l’aborto, in particolare al di fuori degli Stati Uniti. La revoca di questa misura dalla nuova amministrazione permette ad Obama di aumentare i sussidi erogati a organizzazioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, che sviluppano dei programmi di controllo della natalità, includendo l’aborto tra i metodi contraccettivi.

Il vescovo della diocesi in cui sorge l’università di Notre Dame, John d’Arcy, comunicando che non avrebbe partecipato alla cerimonia ha detto che «nel voler separare la politica dalla scienza Obama ha di fatto separato la scienza dall’etica e ha portato il governo americano per la prima volta nella storia a sostenere direttamente la distruzione di vite umane innocenti».

Accanto ai vescovi hanno preso posizione le figure di maggior spicco dell’intellettualità cattolica. Il gesto di Mary Ann Glendon, professore ad Harvard ed ultimo ambasciatore americano presso la Santa Sede, che ha rifiutato di ricevere il premio “Laetare” nel corso della stessa cerimonia in cui sarà premiato Obama, è stato considerato quasi profetico. Altrettanta emozione ha destato la presa di posizione di Ralph McIrney, professore emerito a Notre Dame, una sorta di “patriarca” del pensiero cattolico americano, stimato, come la Glendon, anche dagli avversari. Obama, il 17 maggio, ha cercato di evitare lo scontro con un discorso pragmatico e sincretista, ma in un paese in cui, secondo l’ultimo sondaggio Gallup, gli abortisti hanno la maggioranza del 51 per cento, la battaglia è solo agli inizi. (R.d.M.)

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