Un ‘infortunio dell’Arena di Verona

È stato effettivamente un «clamoroso infortunio», come lo definisce in un comunicato stampa il Movimento Legittimista Sacrum Imperium, quello in cui è caduto il quotidiano “L’Arena” per penna del suo giornalista Giancarlo Beltrame.

In Piazza Santa Toscana, a Verona, il 27 ottobre si è tenuta una manifestazione indetta dalla Lega Nord, alla quale ha assistito anche un gruppo di cattolici soliti frequentare quella chiesa, dove da molti anni si celebra la Santa Messa latina in rito tridentino. Tra di essi anche don Vilmar Pavesi, il sacerdote che la officia abitualmente, in abito talare, come francamente anche a noi sembra normale. Ma nella cronaca di Beltrame e del quotidiano si legge testualmente che in piazza era «schierato anche uno pseudoprete tradizionalista, che veste ancora come il Don Camillo preconciliare di Fernandel».

In effetti il protagonista della saga di Mondo piccolo fu un irriducibile avversario delle innovazioni conciliari, contro le quali lo stesso Guareschi si espresse in modo chiaramente contrario, tanto che nei racconti si narra di un rito celebrato “clandestinamente” dal parroco per i vecchi fedeli “ancorati” al latino e che per i funerali dello scrittore fu scelta la stessa celebrazione secondo il rito tradizionale.

Al di là di altre annotazioni e valutazioni, però, colpisce nell’articolo del “L’Arena” l’espressione ingiuriosa nei confronti dell’abito sacerdotale, contro cui il giornalista usa espressioni degne del peggior esponente della banda di Peppone: il quale però, nei confronti della veste dell’amico-rivale, aveva un rispetto assoluto, tanto da considerarla spesso l’unica ragione per la quale non alzare le mani contro il prete.

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