TURCHIA: la maschera è quasi del tutto gettata

Il Segretario alla Difesa USA, Robert Gates, ha accusato l’UE di spingere la Turchia verso l’Est rifiutandole l’adesione che la nazione reclama da tanti anni. Poiché certi Stati europei le negano questo «legame organico che cerca con l’Occidente», la Turchia assume il comportamento attuale. «L’Occidente rischia di perdere la Turchia», lamenta Gates (“Wall Street Journal Europe”, 10 giugno 2010) e, di fatto, una lettura superficiale degli ultimi eventi fa pensare questo.

La Turchia oggi è un’alleata dell’Iran, Paese con il quale ha firmato un accordo per l’arricchimento del suo uranio; la Turchia si è pronunciata, con il Brasile, contro le nuove sanzioni votate recentemente dall’Onu contro l’Iran; la Turchia mantiene rapporti abbastanza discutibili con Hamas e altre organizzazioni vicine al terrorismo islamico, come hanno mostrato le ricerche che hanno seguito l’incidente della flotta di Gaza. L’IHH, la Fondazione per i Diritti Umani, le Libertà e l’Aiuto Umanitario, ha legami incontestabili con Hamas e Al-Qaeda.

Secondo il giudice Bruguière, questa Ong farebbe da copertura al traffico di armi e di documenti falsi. I suoi membri hanno combattuto in Afghanistan, in Bosnia e in Cecenia (“Wall Street Journal Europe”, 4 giugno 2010).

Le attività dell’IHH sono ben conosciute dal governo turco, che sapeva quindi esattamente che l’intenzione della flottiglia era quella di rompere il blocco di Gaza. Immediatamente si è pensato che l’incidente fosse intenzionale. Uno scontro di questo tipo permette al governo turco di accusare Israele e prendere le distanze dal suo ex alleato.

Nelle sue dichiarazioni infervorate, il Primo ministro Erdogan non ha nascosto quali sono le sue preferenze e i suoi veri nemici. Si può di conseguenza capire il malcontento di Robert Gates. La Turchia possiede l’esercito più importante della Nato dopo quello degli Stati Uniti. La sua posizione strategica è ideale e il suo «passaggio al campo musulmano» priverebbe gli Stati Uniti di un grande asso nella manica. L’unico errore di questa lettura è che la Turchia non passa al mondo musulmano come se in precedenza fosse appartenuta all’Occidente; la Turchia fa naturalmente parte del mondo musulmano e non fa che ritornare a un comportamento normale.

Solo l’ingenuità, la cattiva fede o l’interesse degli Stati Uniti e dell’Unione europea potevano far credere che la Turchia potesse essere un Paese dell’Occidente. Oggi questa nazione getta in parte la maschera e mostra il suo vero volto. Non si tratta di una perdita, neanche per la Nato di cui era un membro poco docile. È sempre una carta vincente sbarazzarsi di un falso alleato che in un momento critico avrebbe comunque tradito.

Per l’Europa questi ultimi avvenimenti sono una fortuna poiché la Turchia perde credito anche tra i suoi più ardenti sostenitori.

Quando sarà innegabile che la Turchia è un’alleata dell’Iran e sostiene gruppi considerati terroristici dall’Unione Europea, la sua adesione a quest’ultima non partirà con il piede giusto. Se la fedeltà europea della Turchia aveva potuto convincere gli Stati Uniti, gli eurocrati e alcuni uomini di affari che li spingono alle spalle, questo gioco diventerà sempre meno possibile quando la Turchia dichiarerà apertamente la sua doppia appartenenza all’Asia e all’Islam.

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