Trapianti e morte cerebrale. Chi ne parla e chi ne tace

(SETTIMO CIELO di Sandro Magister) In prima fila sedevano i cardinali Ivan Dias e Sergio Sebastiani. Più altri ufficiali di curia, in primo luogo della congregazione per la dottrina della fede. Più vari membri di due pontificie accademie, delle scienze e della vita. La sala dell’Hotel Columbus di Via della Conciliazione era strapiena di studiosi giunti da vari paesi.

Eppure, sul congresso internazionale tenuto il 19 febbraio a Roma sul tema “I segni della vita. La ‘morte cerebrale’ è ancora vita?” non è apparsa neppure una riga né su “L’Osservatore Romano”, né su “Avvenire”.

I motivi di questo silenzio sono intuibili. Quando “L’Osservatore Romano” toccò inaspettatamente questo stesso tema, il 2 settembre 2008, con un articolo in prima pagina di Lucetta Scaraffia, in Vaticano e fuori scoppiò un pandemonio. Perché il solo mettere in forse che la morte coincida con la “morte cerebrale” mina la prassi degli espianti d’organo universalmente accettata. Prassi difesa a spada tratta anche da autorità della Chiesa.

In più – e questo vale soprattutto per “Avvenire” – il mettere in discussione il criterio della morte cerebrale si teme che complichi e danneggi la battaglia in difesa di vite come quella di Eluana Englaro.

Ciò non toglie che la questione è aperta. E sarà sempre più discussa. Il convegno del Columbus l’ha affrontata da più punti di vista, medici, giuridici, filosofici. Tra gli oratori c’erano l’autore e il curatore dei due libri sul tema citati da “L’Osservatore Romano” del 2 settembre: il professor Paolo Becchi e il professor Roberto de Mattei.

In un articolo uscito su “il Giornale” lo stesso giorno del congresso, il 19 febbraio a pagina 42, il professor Becchi ha descritto con chiarezza lo stato della questione. Per saperne di più su di lui è interessante anche l’intervista raccolta quattro giorni prima da Stefano Lorenzetto per lo stesso quotidiano.

I testi del congresso saranno raccolti in un libro. Ma già nei prossimi giorni saranno diffusi on line da “Corrispondenza Romana“, l’agenzia diretta dal professor de Mattei.

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