SPAGNA: Zapatero accelera i tempi per il varo di nuove leggi anticristiane

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Il governo socialista di Zapatero è intenzionato a porre il sigillo conclusivo all’opera di demolizione del bene comune portata avanti con straordinaria determinazione da quando è al potere nella penisola iberica: oltre ad aver trasformato il delitto in un diritto con il varo di una nuova legge sull’aborto estremamente permissiva, e ad aver spianato la strada ai matrimoni tra omosessuali e lesbiche e alle adozioni di bambini da parte delle coppie gay, sostituendo alle definizioni classiche di “marito”e “moglie”, e di “madre”e “padre” quelle di “coniugi” e “progenitori”, il premier socialista mira ad accelerare i tempi (visto che il suo mandato sta per scadere) per l’approvazione del progetto di “Legge per l’Uguaglianza e la Non Discriminazione”.

La nuova legge ha come obiettivo di «prevenire e sradicare qualsiasi motivo di discriminazione e proteggere le vittime, cercando di coniugare la prevenzione con la repressione, ed estendere la tutela contro la discriminazione per ogni motivo e in tutti gli ambiti». Le pene previste nei confronti di chi infrange la norma sono molto severe e prevedono addirittura l’abolizione del principio legale della presunzione d’innocenza; in altri termini, sarà l’accusato che avrà l’onere di provare la propria innocenza e non il contrario. Viene istituito un nuovo organismo, chiamato “Autorità per l’uguaglianza del trattamento e la non discriminazione”, che ha come compito quello di sostenere i discriminati, ricercare l’esistenza di eventuali situazioni di discriminazione, esercitare delle azioni giudiziarie, sollecitare l’intervento delle Pubbliche Amministrazioni e vigilare sull’attuazione della norma. Inoltre, anche i cittadini dovranno «prestare la necessaria collaborazione con le autorità, portando ogni tipo di informazione e di dati, perfino dati di persone senza il loro consenso» (“La Bussola Quotidiana”, 15 giugno 2011).

Nell’accezione corrente la parola discriminazione ha assunto un significato negativo ma in realtà essa è l’asse portante del convivere, la forma necessaria e ineludibile del mantenimento dell’ordine sociale. Sulla base del principio della giusta discriminazione la persona che delinque, ad esempio, viene legittimamente punita e privata della libertà; l’insano di mente escluso da determinate occupazioni perché inadatto a svolgerle, così come la persona avente un determinato handicap fisico.

In altri termini, discriminare vuol dire distinguere, separare in modo tale da formare una società ordinata e ben funzionante. Il vero spartiacque che determina, a livello sociale, una giusta o ingiusta discriminazione è il diritto naturale; infatti, una società che non ha il diritto naturale come riferimento etico e morale rischia di scivolare in una strisciante forma di dittatura in cui l’apparato normativo e culturale non riflette i valori immutabili di origine divina, ma la volontà di determinati gruppi o lobby di potere di orientare le masse nel senso da esse desiderato.


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Cosicché, nel caso della legalizzazione dell’aborto volontario, al posto della (giusta) discriminazione nei confronti della donna che intendeva disfarsi del bambino, ne è subentrata un’altra ben più grave della precedente, ossia quella (ingiusta) verso l’innocente. Dunque, il vero obiettivo del governo socialista di Zapatero non è tutelare le minoranze considerate più deboli ma usarle come grimaldelli, facendo leva sul falso principio della non discriminazione, utili a scardinare l’ordine naturale e favorire la dittatura delle ideologie antiumane (omosessualismo, femminismo, ateismo ecc.), giungendo infine a discriminare e perseguitare chi ad esse si oppone. D’altronde, il mito della non discriminazione nasce dalle rovine di una società relativista e nichilista che non discerne più il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso ma pone il suo fondamento nelle sabbie mobili del consenso e del politicamente corretto, orchestrato e diretto dalle forze anticristiane. (Alfredo De Matteo)

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