Un portavoce della fratellanza ha annunciato che “il popolo egiziano dovrebbe prepararsi alla guerra contro Israele” e che gli accordi di Camp David non valgono nulla perché sono stati firmati da Mubarak. Il governo Baradei non dispiace ai mullah iraniani, che in questo modo completa l’accerchiamento di Israele. Hamas ha finalmente le spalle coperte. Siria e Iran in questi giorni hanno rinsaldato le loro relazioni diplomatiche, con la lettera inviata ieri dai mullah al presidente Assad. L’Egitto potrebbe finire anche come la Turchia di Erdogan, con i Fratelli Musulmani disposti a trasformarsi in una forza nazionalista e conservatrice. Guardando a Erdogan che si erge a difensore della Freedom Flottilla e che si scambia assist con Ahmadinejad, la sicurezza di Israele è ugualmente in pericolo.
Lo “scontro di civiltà” in realtà è sempre stato una “guerra nell’islam”, una guerra fredda islamica. Dieci anni fa c’erano gli stati canaglia contro cui si è fermata l’azione riformatrice e lo sforzo bellico dell’amministrazione Bush. Teheran, Damasco, il Qatar editore di Al Jazeera. Dopo il ritiro israeliano dalla Striscia è nato l’Hamastan. Il Libano ha un premier filo-siriano. In Tunisia è tornato un leader islamico che non ha la pericolosità di un Khomeini ma è pur sempre un leader religioso. In Algeria è vivo il ricordo della guerra civile, del Gia-Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento e compagnia discorrendo… Non è chiaro che fine farà il Sudan, dove il chierico Al Turabi – grande amico di Bin Laden – se la prende con il presidente Bashir per aver concesso il referendum che ha dato l’indipendenza al Sud del Paese. Cosa accadrà in Giordania, Marocco, Yemen, Emirati…