Se vince El Baradei l’Egitto cambierà fronte nella ‘guerra mondiale islamica’

(di Roberto Santoro su L’Occidentale) I Fratelli Musulmani vincono le elezioni e per non ‘terrorizzare’ le cancellerie occidentali accettano che il volto nuovo del governo sia il ‘moderato’ El Baradei. Un uomo che piace all’amministrazione Obama perché ha vinto, anche lui, il premio Nobel. Negli ultimi 30 anni l’Egitto è stato un Paese tutto sommato pacifico rispetto alla tumultuosità di altri stati mediorientali, amico dell’Occidente, competitore ma non avversario di Israele grazie agli accordi di Camp David. Nella stanza dei bottoni entra El Baradei che ha definito “sovrastimata” la minaccia nucleare iraniana e sdoganato la Fratellanza Musulmana: “c’è la necessità” di includere gli islamisti nel nuovo governo, e quindi la sharia nella vita pubblica e privata.

Un portavoce della fratellanza ha annunciato che “il popolo egiziano dovrebbe prepararsi alla guerra contro Israele” e che gli accordi di Camp David non valgono nulla perché sono stati firmati da Mubarak. Il governo Baradei non dispiace ai mullah iraniani, che in questo modo completa l’accerchiamento di Israele. Hamas ha finalmente le spalle coperte. Siria e Iran in questi giorni hanno rinsaldato le loro relazioni diplomatiche, con la lettera inviata ieri dai mullah al presidente Assad. L’Egitto potrebbe finire anche come la Turchia di Erdogan, con i Fratelli Musulmani disposti a trasformarsi in una forza nazionalista e conservatrice. Guardando a Erdogan che si erge a difensore della Freedom Flottilla e che si scambia assist con Ahmadinejad, la sicurezza di Israele è ugualmente in pericolo.

Lo “scontro di civiltà” in realtà è sempre stato una “guerra nell’islam”, una guerra fredda islamica. Dieci anni fa c’erano gli stati canaglia contro cui si è fermata l’azione riformatrice e lo sforzo bellico dell’amministrazione Bush. Teheran, Damasco, il Qatar editore di Al Jazeera. Dopo il ritiro israeliano dalla Striscia è nato l’Hamastan. Il Libano ha un premier filo-siriano. In Tunisia è tornato un leader islamico che non ha la pericolosità di un Khomeini ma è pur sempre un leader religioso. In Algeria è vivo il ricordo della guerra civile, del Gia-Gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento e compagnia discorrendo… Non è chiaro che fine farà il Sudan, dove il chierico Al Turabi – grande amico di Bin Laden – se la prende con il presidente Bashir per aver concesso il referendum che ha dato l’indipendenza al Sud del Paese. Cosa accadrà in Giordania, Marocco, Yemen, Emirati…

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