RADICI CRISTIANE: perché dobbiamo dirci cristiani

Il 6 marzo scorso si è tenuto presso l’Università di Pisa un incontro, organizzato dall’associazione “Scienza e Vita di Pisa e Livorno” e dall’Unione Giuristi Cattolici di Pisa, per la presentazione dell’ultimo libro di Marcello Pera dal titolo: Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica (Mondadori, 2008, pp. 196, € 18,00).

Oltre all’autore, all’incontro hanno partecipato il prof. Raimondo Cubeddu, Professore alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, in qualità di moderatore, il prof. Roberto de Mattei, Professore di Storia della Chiesa e del Cristianesimo all’Università Europea di Roma, e il prof. Pier Luigi Barrotta, Professore di Filosofia della Scienza all’Università di Pisa. Ha portato i saluti all’ex Presidente del Senato della Repubblica Marcello Pera, docente per tanti anni nell’Ateneo pisano, il Magnifico Rettore Marco Pasquali, che ha voluto così ricordarne il prestigio a livello internazionale, in particolare come studioso del pensiero di Karl Popper.

Il tema è stato introdotto dal prof. Cubeddu, che ha messo in evidenza il carattere scientifico del lavoro di Marcello Pera, per la rigorosa analisi e per la ricchezza delle fonti di cui si è avvalso. Il prof. de Mattei, cattolico, ha ripreso e sviluppato alcuni passi della prefazione al volume di Benedetto XVI, facendo osservare come il “liberalismo” sia percorso in realtà da anime tra loro diverse e contrapposte. Una, radicale e relativista, in cui l’appagamento dei bisogni individuali è termine di riferimento ultimo, affermatasi, a partire dalla rivoluzione francese, come rivolta (antropologica e, talvolta, sociale) di tipo ideologico e antireligiosa, tesa alla realizzazione, non senza l’uso della violenza, di un paradiso in terra, quindi utopistica.

L’altra, più propriamente definibile come “conservatrice”, che non si discosta dal filone giusnaturalista classico, con al centro il concetto di “persona” titolare di diritti inalienabili e universali e che si afferma nell’area anglosassone trovando uno dei massimi esponenti in E. Burke e l’espressione più compiuta nella Costituzione degli Stati Uniti d’America. Una specie di “liberalismo cristiano”, dunque, che però nulla ha a che vedere con il “cattolicesimo liberale”, che pure ha avuto, ed ha ancora, una rilevante influenza nelle vicende del nostro paese e nel modo di pensare in certi ambienti cattolici, per il quale ogni riferimento alla religione tende a scomparire dalla sfera pubblica per essere relegato nella mera dimensione privata.

In ogni caso, del libro di Pera – ha concluso de Mattei – deve essere apprezzata la lucida e coraggiosa analisi delle cause della crisi morale dell’Occidente legata alla perdita della sua identità e delle sue radici inscindibilmente connesse con la storia del Cristianesimo che ne ha permeato i valori attraverso l’esempio di legioni di santi, ovvero di persone che hanno speso la loro vita per testimoniare Cristo, se necessario, fino al martirio, solo guardando ai quali è pensabile coltivare la speranza in un futuro diverso da quello che si prospetta. Di seguito, ha preso la parola il prof. Barrotta, il quale ha evidenziato la necessità improrogabile per la società moderna di reintegrare, in ogni segmento delle sue articolazioni (e, non ultima, nell’economia visto quanto sta succedendo in questi giorni), quel “capitale” di virtù morali senza il quale non può preservarsi alcuna civiltà.

Il docente dell’Università di Pisa ha precisato, tuttavia, che tutto ciò non può e non deve passare attraverso un maggiore intervento diretto dello Stato con il suo iper-attivismo legislativo, che favorisce il sorgere di una mentalità de-responsabilizzante e, quindi, mortifera per la società intera (come aveva già previsto due secoli or sono Toqueville), bensì attraverso il recupero del ruolo della famiglia, della parrocchia, dell’associazionismo, ecc., cui lo Stato deve guardare con favore. Ha, infine, concluso l’autore del libro, precisando che esso non è un pamphlet, né un’autobiografia, bensì un lavoro che, partendo dalla premessa della profonda crisi morale della società moderna, vuol pervenire ad una conclusione razionalmente condivisibile da chiunque.

Secondo Pera, al di là della piena accettazione della fede cristiana, che rimane in sé atto personalissimo, bisogna ribaltare l’assioma di Croce, che è anche il titolo di una sua celebre opera, che l’Occidente “deve” dirsi cristiano, non potendo il liberalismo fondarsi su un astratto “patriottismo costituzionale” (e men che meno su fredde regole di tecnica normativa).

L’ex presidente del Senato sostiene che il liberalismo deve basarsi su una concreta dottrina del bene che gli è storicamente e culturalmente “congenere” qual è il Cristianesimo, sulla stessa linea tracciata, del resto, anche da altri grandi pensatori del secolo scorso come Popper e Von Hayeck. «L’Europa – ha sottolineato Pera – se non vuol essere cancellata dalla storia, deve battersi contro ogni deriva relativista sul piano etico e contro il mito del multi-culturalismo, secondo cui gli immigrati nel nostro paese, in particolare quelli di religione musulmana, dovrebbero poter continuare a vivere secondo leggi ed usanze proprie anche quando queste siano in contrasto palese con i principi e con i diritti fondamentali sanciti dalla nostra costituzione».

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