Politica Internazionale: quando i governanti si oppongono alle leggi di Dio

(di Danilo Quinto) Negli Stati Uniti, i dipendenti degli ospedali cattolici, dei college e delle organizzazioni di beneficenza e delle altre organizzazioni affiliate alla Chiesa, dovranno mettersi in regola entro il primo agosto 2013 (per tutti gli altri, l’obbligo decorre dal prossimo mese di agosto), in relazione alla decisione del Governo di prevedere l’obbligo di coprire, con l’assicurazione sanitaria, gli interventi chirurgici per la sterilizzazione, la prescrizione di tutti i contraccettivi consentiti, compresi i farmaci che provocano l’aborto nel corso delle prime settimane di gravidanza.

L’indignazione e la protesta del mondo cattolico nei confronti di questa decisione – che si fondano sulla convinzione che imporre alle strutture cattoliche di offrire servizi che violano la coscienza dei fedeli è contrario alla libertà religiosa garantita dalla Costituzione – è rimasta ferma anche rispetto alla modifica, proposta nei giorni scorsi dall’Amministrazione: sollevare i datori di lavoro che obiettano alla regola facendo ricadere il costo dei servizi contestati sulle compagnie assicurative.

Una modifica dichiarata inaccettabile, perché continua a voler salvaguardare il principio per il quale tutti i cittadini hanno il diritto-dovere di accedere gratuitamente a contraccezione e sterilizzazione, mentre per le istituzioni religiose la gravidanza non può essere considerata una malattia.

Durante la Messa dello scorso 29 gennaio, in tutta la Diocesi di Lincoln (Nebraska) fu letta la lettera del Vescovo, Fabian W. Bruskewitz, il quale affermava: “Il ministro Sebelius, in un ultimo gesto di strafottenza ha detto che coloro che potrebbero avere i requisiti per l’esonero di coscienza (quasi nessuno) hanno un anno per adeguarsi, ma durante quell’anno sono chiamati a orientare le persone verso le polizze che coprono le malvagità. Non possiamo conformarci a questo decreto ingiusto e non lo faremo.

Come i martiri di una volta, dobbiamo essere pronti ad accettare la sofferenza che potrebbe includere delle pesanti multe e il carcere. La nostra libertà religiosa americana è gravemente a repentaglio. A tutti i cattolici si chiede di pregare e di fare penitenza affinché la questione si possa risolvere. Tutti contattino i loro rappresentanti eletti per protestare contro questo scandalo e insistere sull’approvazione del disegno di legge noto come ‘Rispetto per la coscienza’, che è attualmente all’esame del Congresso”.

Anche nella diocesi di Phonenix, i fedeli hanno udito un messaggio dal tenore simile, da parte di Mons. Thomas J. Olmsted, che ha sottolineato come le persone di fede non debbano essere “relegate a cittadini di seconda classe” o “spogliati dei loro diritti dati da Dio”. Il Vescovo di Marquette, nel Michigan, Mons. Alexander K. Campione, ha dichiarato che se questa legge entrerà in vigore “noi cattolici saremo costretti o a violare le nostre coscienze, o a tralasciare la copertura sanitaria per i nostri dipendenti e di conseguenza soffrire guai per questo.”

L’arcivescovo di New Orleans, Mons. Gregorio M. Aymond, nella sua lettera pastorale ha ricordato che è necessario reagire per tempo a questo “attacco senza precedenti contro la libertà religiosa”. Mons. Edward J. Slattery, Vescovo di Tulsa, nell’omelia dello scorso 2 febbraio, ha detto: “Questo decreto è ingiusto, perché impone una definizione laica della libertà religiosa che dichiara essere un crimine praticare la nostra fede pubblicamente. È la Chiesa – non il governo – che ha il diritto di decidere come e quando pratichiamo la nostra fede.

In questa materia, l’amministrazione del presidente Obama ha oltrepassato la propria autorità. È contro questo che il Papa Leone XIII ci metteva in guardia quando scrisse più di cento anni fa: ‘Se la volontà dei governanti si oppone alla volontà e alle leggi di Dio, allora i governanti oltrepassano i limiti del proprio potere e pervertono la giustizia. La loro autorità allora non può essere valida, poiché l’autorità senza la giustizia è nulla’”. Danilo Quinto

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