POLITICA ESTERA : scontata vittoria di Medvedev nelle presidenziali russe

Consenso plebiscitario per il nuovo Presidente russo Dmitri Medvedev, delfino di Vladimir Putin. Con il 70,23% dei suffragi distanzia, e di molto, il suo diretto avversario, il comunista Gennady Zyuganov, fermo al 17,76%.






Consenso plebiscitario per il nuovo Presidente russo Dmitri Medvedev, delfino di Vladimir Putin. Con il 70,23% dei suffragi distanzia, e di molto, il suo diretto avversario, il comunista Gennady Zyuganov, fermo al 17,76%. All’ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky è andato il 9,5% dei voti, l’1,2% all’indipendente Andrey Bogdanov.

L’affluenza alle urne è stata del 69,65%, secondo i dati resi noti dal capo della Commissione elettorale centrale, Vladimir Churov. Con i 51.900.000 voti ottenuti, Medvedev conquista il record delle preferenze nella storia delle elezioni presidenziali russe: nel 2004 Putin aveva avuto 49.600.000 voti; Boris Eltsin, nel 1991, ne aveva ottenuti 45.600.000.

Un risultato scontato: quando Putin designò Medvedev, nel dicembre 2007, il giovane avvocato di San Pietroburgo era un perfetto sconosciuto nel Paese. In neanche tre mesi l’apparato del potere ha fatto il miracolo: il carisma di Putin passa al suo successore. Un miracolo riuscito grazie alla disponibilità di tutte le risorse: radio, televisione, giornali, governatori locali, dirigenti di aziende pubbliche e private, presidi. Inevitabilmente – come sottolinea il “Corriere della Sera” del 3 marzo 2008 – i pochi osservatori internazionali presenti hanno dovuto prendere atto del fatto che il voto non può essere considerato regolare. Zhirinovskij e Zyuganov hanno annunciato ricorsi che, comunque, non avranno esito e l’opposizione democratica, spaccata e senza candidato in lista, si prepara a marce di protesta a Mosca e San Pietroburgo.

Nella sua prima dichiarazione ufficiale dopo il voto, Medvedev assicura che la sua presidenza «sarà una diretta continuazione» di quella del predecessore, ma a quanti sostengono che il potere reale resterà nelle mani del Presidente uscente, che sarà nominato Premier, replica: «L’ufficio principale del Presidente è il Cremlino, quello del Primo Ministro è la Casa Bianca».

La stampa filogovernativa – in primis l’organo ufficiale del Cremlino “Rossiskaja Gazeta”, che titola Insieme abbiamo vinto – celebra una vittoria ottenuta grazie al gioco di squadra. Sui principali quotidiani di Mosca Medvedev è affiancato dal Presidente uscente Vladimir Putin.

L’opposizione su “Novaja Gazeta” – il giornale dove lavorava la grande avversaria di Putin, Anna Politkovskaia, morta assassinata nel 2006 – si scaglia contro il brivido di nazionalismo slavo che percorre ormai da anni la Federazione in misura sempre crescente. In prima pagina il disegno di una matrjoska con il cappuccio del Ku-klux-klan. «Il nuovo Presidente – si legge – dovrà governare un Paese, dove a causa della mancanza di una politica pubblica e dell’assenza di istituzioni democratiche il 55% degli abitanti scelgono lo slogan “La Russia ai russi”».

L’ex Primo Ministro Mikhail Kasyanov, leader dell’Unione Popolare Democratica della Russia, che non ha potuto partecipare alle presidenziali perché escluso per irregolarità nella raccolta delle firme dichiara in un’intervista pubblicata il 3 marzo su “La Repubblica” che «oggi si celebra il funerale della democrazia in Russia. Ma la sua morte risale a dicembre-gennaio, quando il potere ha calpestato il diritto fondamentale dei cittadini garantito dalla Costituzione, ossia quello di avere libere elezioni, libere scelte e la possibilità di eleggere i propri candidati e non quello imposto dall’alto».

Secondo Kasyanov, «oggi la Russia è entrata in nuovo periodo oscuro della sua storia», con il «controllo sull’opinione pubblica» che è «totale» e con una libertà di espressione ridotta «ai minimi termini».

Gran parte degli osservatori ritiene che Medvedev sarà un fantoccio nelle mani di Putin, che potrebbe tornare alla guida di un “nuovo” Stato se nei prossimi anni verrà sancita l’unione tra la Federazione russa e la Bielorussia. Ma c’è anche chi intravede differenze di fondo tra Medvedev e Putin, in particolare sulle questioni economiche. Il nuovo Presidente, attuale capo del colosso energetico Gazprom sarebbe più liberista del suo predecessore. In passato si è lamentato con il resto del Governo per la scarsa tutela del diritto di proprietà e per decisioni troppo stataliste, in particolare sulla composizione dell’organigramma delle aziende più strategiche.

Non si prevedono novità in politica estera: come Putin, Medvedev è contro lo scudo spaziale e l’allargamento ad Est della Nato, e non intende fare sconti all’Unione Europea per le forniture di gas. Alla vigilia delle elezioni è volato a Belgrado per mostrare il suo sostegno alla Serbia sul Kosovo.

Quanto ai rapporti con gli Stati Uniti, per inquadrarli occorrerà attendere l’ascesa del successore di George W. Bush.

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