POLITICA ESTERA: in Pennsylvania, Clinton batte Obama e torna in corsa

Hillary Clinton vince le primarie in Pennsylvania e riapre la corsa alla candidatura per la Casa Bianca. La senatrice dello Stato di New York, ha battuto Barack Obama con il 55% dei voti contro il 45% dello sfidante afroamericano.





Hillary Clinton vince le primarie in Pennsylvania e riapre la corsa alla candidatura per la Casa Bianca. La senatrice dello Stato di New York, ha battuto Barack Obama con il 55% dei voti contro il 45% dello sfidante afroamericano. Il senatore dell’Illinois rimane in testa nella competizione interna ai democratici con 1.705 delegati contro i 1.575 dell’ex first lady.

Saranno a questo punto decisive le prossime tre primarie nella Carolina del Nord (6 maggio), Indiana (6 maggio), Virginia dell’Ovest (13 maggio), Kentucky (20 maggio), Oregon (20 maggio), Dakota del Sud (3 giugno) e Montana (3 giugno). La sfida spartiacque sarà verosimilmente rappresentata dalla Carolina, essendovi in palio 134 delegati: in questo Stato Obama dovrebbe essere favorito, essendo altissima la percentuale di elettori di colore.

Le primarie in Pennsylvania sono risultate di particolare interesse per la forte presenza di elettori cattolici (3,8 milioni di abitanti, circa un terzo della popolazione). Inoltre le votazioni in questo Stato si sono svolte pochi giorni dopo la conclusione della visita del Santo Padre Benedetto XVI negli Usa, pertanto le posizioni dei due candidati sui temi eticamente sensibili, hanno avuto un peso più rilevante del solito.
Sia Obama che Clinton sono notoriamente di orientamento pro-choice riguardo all’aborto. In particolare Obama, da senatore, si distinse per essersi astenuto riguardo alla tutela dei bimbi nati in seguito ad aborto tardivo (per la quale Hillary, al contrario, votò a favore).

Sempre sull’aborto, ha fatto scalpore la dichiarazione del senatore afro-americano: «se le mie figlie facessero un errore, non dovrebbero essere punite con un bambino».
Più sfumato l’approccio al tema da parte di Hillary Clinton, la quale si è detta convinta che «il potenziale per la vita inizia al concepimento». Al pari di Obama, la senatrice dello Stato di New York guarda con favore alle campagne per l’astensione sessuale tra i giovani, onde prevenire l’Aids e le gravidanze indesiderate. L’obiettivo della candidata democratica è quello di ridurre le interruzioni di gravidanza secondo il principio “safe, legal and rare”, “sicuro, legale e raro”.

Entrambi i candidati democratici sono favorevoli alla ricerca sulle staminali embrionali e alle unioni civili e contrari ai matrimoni omosessuali.
Il candidato repubblicano e senatore dell’Arizona, John McCain, in caso di elezione alle presidenziali del prossimo novembre, sui temi eticamente sensibili, manterrebbe una politica non dissimile da quella del Presidente uscente, George W. Bush.

Tra i provvedimenti di quest’ultimo vanno ricordati, in modo particolare, la messa al bando dell’aborto “a nascita parziale”, i mancati finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, la nomina di due giudici della Corte Suprema, contrari all’aborto.

McCain ha sempre mantenuto, tuttavia, un profilo basso nel manifestare le proprie posizioni pro-life, al punto di indurre in equivoco molti commentatori.
È comunque nota la sua contrarietà all’aborto, alla ricerca sulle staminali embrionali e ai matrimoni omosessuali, sebbene si sia opposto all’approvazione di un emendamento che avrebbe bandito tali unioni, già nel testo costituzionale degli Usa. (L.M.)

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