La capitale della Serbia è stata teatro di violentissimi scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti che protestavano contro la scandalosa sfilata degli omosessuali nelle vie di Belgrado. Lo scorso anno il gay pride era stato annullato a cause delle minacce dei manifestanti di destra che di fatto riuscirono a far compiere al governo l’inaspettata retromarcia.
Anche questa volta, migliaia di manifestanti hanno cercato di forzare il blocco della polizia in assetto antisommossa per impedire lo svolgimento del raduno; ne è scaturita una feroce guerriglia urbana con lancio di oggetti e di bottiglie molotov alle sedi del Partito democratico e del Partito socialista. La furia dei manifestanti ha prodotto oltre cento feriti di cui due sono gravi e la distruzione di veicoli, negozi e cassonetti della spazzatura (“Ansa”, 10 ottobre 2010). La stampa ha dato risalto all’accaduto stigmatizzandolo come il frutto dell’intolleranza omofoba degli ultranazionalisti serbi. C’è inoltre da rilevare che alla vigilia della manifestazione l’Osce, la Ue e Amnesty International avevano detto che lo svolgimento del gay pride sarebbe stato un test della maturità democratica della Serbia (sic!).
Da parte nostra, ci limitiamo ad alcune considerazioni. È opportuno tenere a mente i soprusi e le violenze perpetrate dagli Stati democratici: milioni di esseri umani innocenti torturati e barbaramente uccisi con l’aborto e con la tecnica della fecondazione artificiale (proprio di recente è stato assegnato il premio Nobel della medicina al suo inventore…); un numero altrettanto considerevole di persone eliminato con l’eutanasia (ricordiamo i casi emblematici di Terry Schiavo negli Stati Uniti e di Eluana Englaro in Italia, lasciate morire di fame e di sete tra le proteste e la disperazione dei familiari e della gente comune); nel computo generale bisogna aggiungere le innumerevoli vittime causate dal disfacimento della famiglia con il divorzio legale (suicidi, omicidi, comportamenti devianti, malattie depressive ecc.) e con la diffusione della pornografia (pedofilia, turismo sessuale, stupri ecc).
In ordine alla pericolosità sociale non ultimo è l’assalto dell’ideologia omosessualista, che mira a diffondere il virus della perversione morale tra gli adolescenti e che è spalleggiata dall’atteggiamento connivente dei governi (citiamo ad esempio la campagna antiomofobia promossa nel nostro paese dal Ministero dell’Interno).
Inoltre, la diffusione dell’aberrazione contro natura ha comportato la proliferazione del virus dell’Aids, vanamente contrastata dal lavaggio del cervello mediatico circa l’uso del profilattico, che non ha fatto altro che aumentare l’immoralità ed i comportamenti a rischio, soprattutto dei giovani. Senza tener conto delle innumerevoli anime trascinate alla dannazione eterna da una vita dedita alla soddisfazione sfrenata di ogni sorta di piacere e dimentica di Dio.
Da quale parte si trova, dunque, la violenza? Dalla parte di chi manifesta, seppur in maniera scomposta e discutibile, in difesa dell’ordine morale e del bene comune o dalla parte di chi quotidianamente calpesta questi valori?