Il 31 marzo 2008, in India e nel mondo, è stato il Giorno globale di azione per il Tibet. In oltre 63 città del mondo, gli attivisti pro-Tibet hanno presentato alle autorità della Cina e del Pianeta una petizione perché si apra un dialogo con il Dalai Lama.
Wu Heping, portavoce del ministero della Pubblica sicurezza della Repubblica Popolare cinese, accusa i tibetani di «avere organizzato squadre suicide per lanciare attentati violenti» ma Tsering Choedup, coordinatore per l’Asia del sud di International Tibet Support Network, respinge al mittente le accuse bollandole come «un altro tentativo della Cina di farci passare per estremisti e…
Dopo l’elezione a Presidente della Repubblica di Cina del nazionalista Ma Ying-jeou, i rapporti fra Pechino e Taipei sembrano avviati al miglioramento.
L’attivista per i diritti umani Hu Jia, fra i principali contestatori della politica cinese in Tibet, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per «istigazione a sovvertire i poteri dello Stato».
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), denuncia che quest’anno la Cina ha deportato 15 rifugiati nei loro Paesi d’origine, nonostante il rischio che vengano perseguitati e torturati.
Il 20 aprile scorso, nella provincia dello Yunnan la polizia ha sparato su un gruppo di 100 contadini che difendeva la terra espropriata da una compagnia mineraria. Negli scontri con la le forze dell’ordine, almeno un contadino è rimasto ucciso, 5 sono stati feriti gravemente e oltre 20 percossi e contusi.
La prima tornata di colloqui sino-tibetani, tenutisi a Shenzen il 4 maggio 2008 non ha sortito grossi risultati, ma il dialogo tra Pechino e gli emissari del Dalai Lama – che la T’ien An men ha riaperto «per la ripetuta insistenza» del leader tibetano e non per le pressioni internazionali, come sottolinea con enfasi l’agenzia…
Il Tibet è ancora sbarrato a giornalisti e visitatori esteri, e a Pechino il 29 aprile scorso 17 persone hanno ricevuto condanne da tre anni all’ergastolo per le proteste di marzo nella capitale Lhasa.
Il Governo cinese e l’Associazione Patriottica (AP, la Chiesa “ufficiale” con vescovi graditi al regime e ordinati senza il consenso del Vaticano) boicottano il pellegrinaggio mariano al santuario di Sheshan.
Rinchiuso per 19 anni (dal 1961 al 1979) nei laogaoi (campi-lager di lavoro) della Cina comunista, senza una vera colpa se non quella di essere stato contro la rivoluzione di Mao e di aver “criticato il partito”