LITURGIA: vescovi dell’Asia preoccupati per gli abusi liturgici nel continente

È necessaria un’autentica inculturazione del Cristianesimo in Asia, che prenda il meglio delle culture orientali ma rispettando le norme liturgiche della Chiesa cattolica. È questo il punto centrale delle conclusioni del Congresso sulla Sacra Liturgia in Asia, svoltosi a Colombo (Sri Lanka) nel settembre scorso.

Le conclusioni dell’incontro, promosso dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, sono raccolte nella Dichiarazione di Colombo, approvata all’unanimità e il cui contenuto è stato diffuso dall’agenzia “Fides” (http://www.fides.org/eng/documents/Allegato_SRI_LANKA.doc).

Nella Dichiarazione, i vescovi dell’Asia esprimono la propria preoccupazione per gli abusi liturgici, soprattutto in relazione alla celebrazione dell’Eucaristia. La questione centrale, spiegano, è «come realizzare celebrazioni liturgiche in sintonia con lo spirito di devozione e il senso del sacro propri dell’Asia, ma conformemente alle norme dei libri liturgici».

I delegati delle 19 Conferenze Episcopali del continente hanno sottolineato come i valori asiatici della «contemplazione, del misticismo e del silenzio (…) potrebbero acquisire un’espressione ancora più forte nella liturgia cattolica».

La Dichiarazione esorta però ad un “senso di responsabilità” al momento di incorporare questi valori nella liturgia, per non rompere con “la continuità”, nel senso dato a questa da Papa Benedetto XVI. «La qualità della liturgia cattolica, il suo senso di preghiera, il suo ricco simbolismo e la sua musica non solo rendono più profonda la vita delle Chiese particolari, ma aiutano effettivamente a evangelizzare molte persone». Si propone inoltre la celebrazione occasionale della liturgia in latino nelle cattedrali, nelle grandi parrocchie, in seminari e santuari, «per rafforzare la formazione liturgica e coerentemente con gli insegnamenti magisteriali, soprattutto del Santo Padre Benedetto XVI, sull’ermeneutica della continuità».

Tra le varie questioni affrontate c’è anche quella della musica liturgica, che «non deve essere lasciata al capriccio o all’iniziativa soggettiva degli individui».

È opportuno, afferma la Dichiarazione, promuovere la musica tradizionale e il canto gregoriano, «scartando inni che non rappresentano il senso profondo della dottrina e del sacro».
Si propone anche di rafforzare l’adorazione eucaristica fuori dalla liturgia e di sottolineare la distinzione tra liturgia e devozioni popolari.

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