La scomparsa del cardinale Domenico Bartolucci

card. Domenico Bartolucci(di Pucci Cipriani) È scomparso nella notte dell’undici novembre 2013 il cardinale Domenico Bartolucci “Maestro perpetuo” della Cappella Sistina, illustre musicista. Era nato a Borgo San Lorenzo (FI) il 7 maggio 1917, giovanissimo partì per il seminario di Firenze dove fu subito “reclutato” come cantore e dove portò a termine “cum laude” i suoi studi. Alla morte del suo Maestro Bagnoli gli succedette come Direttore della Cappella del Duomo di Firenze.

Nel 1942 si trasferì a Roma dove fu nominato, nel 1947, Direttore della Cappella “Liberiana” e nella Basilica di San Giovanni Maggiore; nel 1956, alla morte di don Lorenzo Perosi, fu Pio XII a conferirgli l’incarico di Direttore Perpetuo della Cappella Sistina. Ha scritto quaranta volumi di composizioni musicali: Mottetti, Inni, Laudi, Madrigali, Messe, Opere, Oratori.

Per quaranta anni mons. Bartolucci, contrario alla deprecata riforma liturgica e al ventilato abbandono della musica sacra, ebbe come punti di riferimento il gregoriano e la polifonia sacra di PierLuigi da Palestrina e Giuseppe Verdi e molte furono le esecuzioni sotto la sua guida durante le liturgie papali in tutto il mondo.  Nel 1997 con una “congiura di palazzo”, a cui non fu estraneo Mons. Piero Marini (da non confondersi con Guido Marini), lo stesso che diverrà il “creatore” delle cerimonie papali di sapore circense a cui metterà fine Benedetto XVI, fu sostituito alla guida della Cappella Sistina dal Maestro Antonio Liberto.

Papa Ratzinger richiamò il Maestro borghigiano, nel giugno del 2006, a dirigere un concerto nella Cappella Sistina quindi, nel Concistoro del 20 novembre 2010, lo nominerà Cardinale assegnandogli la Diaconia dei Santissimi nomi di Gesù e di Maria in via Lata. Così, alla fine del Concerto del 31 agosto 2011 in Castelgandolfo, Benedetto XVI si rivolse al cardinal Bartolucci: «Il suo modo di comporre si inserisce nella scia dei grandi autori di musica sacra, in particolare della Cappella Sistina : la valorizzazione del prezioso tesoro che è il canto gregoriano e l’uso sapiente della polifonia, fedele alla tradizione…».

Il card. Bartolucci che, annualmente incontravo, durante le ferie estive, nella campagna mugellana, nella piccola parrocchia di Montefloscoli di cui era rimasto titolare, mi concesse un’ultima intervista pubblicata il 12 agosto del 2009 dall’Edizione toscana de “Il Giornale” e ripresa dai siti cattolici di tutto il mondo, nella quale riaffermava la sua fedeltà alla Messa tradizionale: «Io l’ho sempre celebrata ininterrottamente dalla mia ordinazione…avrei avuto difficoltà, non avendola mai detta, a celebrare la Messa del rito moderno».

Quando fu creato cardinale non volle assecondare la richiesta dell’arcivescovo di Firenze Mons. Giuseppe Betori di “concelebrare” con lui nel nuovo rito e chiese invece che, almeno, fosse rappresentata l’ultima sua opera : Il Brunellesco. Richiesta, naturalmente, non esaudita. Nell’ultima intervista concessami sembrava prevedere la sua Messa funebre celebrata mercoledì 13 dal Cardinal Sodano: «Io non so se siate mai stati, ahimè, a un funerale: “Alleluia”, battimani, frasi ridanciane, ci si chiede se questa gente abbia mai letto il Vangelo; nostro Signore stesso piange su Lazzaro e sulla morte: Qui con questo sentimentalismo melenso, non si rispetta neppure il dolore…Io vi avrei mostrato come una volta assisteva il popolo a una Messa da morto, con quale devozione e compunzione si intonava quel magnifico e tremendo Dies irae ». (Pucci Cipriani)

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