La dittatura gay si impone anche nel calcio

(di Federico Catani) La notizia è di quelle che lasciano stupefatti. Il popolare calciatore Antonio Cassano è stato multato dalla Uefa (Unione europea delle federazioni calcistiche) per le sue presunte dichiarazioni “omofobe”. Chi ha seguito gli ultimi campionati di calcio europei sa che il 12 giugno scorso, in una conferenza stampa, Cassano ha risposto ad una domanda riguardante la possibile presenza di giocatori omosessuali nella Nazionale italiana.

Era stato Alessandro Cecchi Paone, ormai sempre più alla disperata ricerca di pubblicità, a rivelare che tra gli azzurri vi sarebbero alcuni gay. Ebbene, di fronte a simile provocazione, Cassano ha semplicemente auspicato che la notizia fosse falsa, confessando comunque che alla fine ognuno sotto le lenzuola fa quel che vuole. Certo, il calciatore, poco avvezzo a discorsi complessi, ha utilizzato un sinonimo di omosessuali che ai gay non piace e ha pure dichiarato che sarebbe stato meglio non rivelare in pubblico il suo vero pensiero in materia.

Ma da qui a considerarlo alla stregua di un delinquente ce ne vuole! Già subito dopo quella intervista sono scoppiate le polemiche, tanto da indurlo a ritrattare e scusarsi. Oggi, come se non fosse bastato il clamore mediatico, la Uefa ha comminato una multa di 15mila euro a Cassano. L’accusa è stata quella di essere andato contro l’articolo 11bis del Regolamento disciplinare, ossia dichiarazioni discriminatorie alla stampa. Visti gli introiti del giocatore si tratta di una sciocchezza, ma è il concetto che passa a spaventare.

Ha ragione Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, il quale ha evidenziato soddisfatto l’importanza del messaggio culturale dato dalla Uefa al mondo del calcio. Appunto. Una dichiarazione tutto sommato banale è stata ritenuta offensiva e discriminatoria, mentre carnevalate blasfeme, volgari e inneggianti al vizio sono amabilmente tollerate nelle nostre città e vengono persino finanziate pubblicamente. (Federico Catani)

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